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La IV Conferenza Nazionale rappresenta in  un certo senso l’anno zero dei Gc, dopo la scissione vendoliana  e l’immobilismo degli scorsi mesi. In non poche federazioni bisogna totalmente ricostruire il lavoro dei Gc.

“Lottare, occupare, resistere” nasce da compagni e compagne che per anni sono stati contrari alle spinte liquidatorie e alla deriva governista del Prc, in tutti i suoi aspetti. Non abbiamo continuità da rivendicare con tali pratiche, non guardiamo indietro, ma avanti, a un percorso faticoso, ma entusiasmante, di costruzione dei Gc nelle lotte e nella rinascita di un pensiero e di una prospettiva anticapitalista e rivoluzionaria.

Siamo per la costruzione di una struttura giovanile che prepari l’alternativa rivoluzionaria ai tempi della crisi del capitalismo. La disoccupazione giovanile, l’emigrazione dal Mezzogiorno, il peggioramento delle condizioni di vita delle nuove generazioni: è questo lo scenario su cui dobbiamo basare il nostro intervento. Attraverso le grandi opere (Tav, Expo, Ponte) il capitalismo italiano mostra la sua caratteristica parassitaria, che mischia “legale” e “illegale” ed è incapace di delineare qualsiasi sviluppo sociale, continuando a depredare il territorio e a impoverire la popolazione.

Questa situazione si accompagna a un’offensiva ideologica reazionaria, una vera e propria società dei divieti, un insieme di proibizionismo, repressione e autoritarismo rivolto soprattutto contro i giovani.

Una campagna oscurantista all’insegna di Dio, Patria e Famiglia, legge e ordine, condotta sul corpo delle donne, sulla laicità dello stato, causa diretta delle crescenti aggressioni ai “diversi”, e a cui va contrapposta una battaglia sistematica per i diritti di tutti e di tutte, respingendo ogni logica settoriale e separatista, convogliando la radicalità e la rabbia di chi è discriminato in una nuova stagione di lotta che sull’esempio degli anni ’70, possa conquistare diritti civili e sociali.

Dobbiamo rifiutare l’idea di un’organizzazione giovanile che lasci “l’alta politica” al partito dei “grandi”, diventando solo un luogo di socializzazione o di una militanza generosa, ma di fatto sotto tutela. Deve essere una volta per tutte seppellita l’idea che i Gc si impegnano nei movimenti mentre i gruppi dirigenti cercano alleanze con il Pd o con il “diavolo” (leggi Udc), formazioni sistematicamente dall’altra parte della barricata; mentre l’indipendenza strategica dal Pd diventa una formula vuota.

Il Pd è permeabile alle mobilitazioni sociali e alle lotte? Quale bilancio tracciamo sulle giunte regionali di centrosinistra? Queste due domande devono essere al centro del nostro intervento immediato, in vista della tornata elettorale del 2010. Vogliamo invece praticare fino in fondo l’idea che una sinistra anticapitalista, di cui i Gc devono essere la parte più dinamica, possa costruirsi e crescere solo al di fuori e contro il bipolarismo e i partiti che ne sono protagonisti.

Dobbiamo inserirci nelle lotte in corso, metterci a loro disposizione, per far sì che da esse venga quella nuova linfa necessaria ai Gc, elaborando rivendicazioni e programmi.

Un programma non è una lista della spesa, né possiamo pensare che semplicemente “aumentando la crisi, aumenta la lotta”: l’esempio vittorioso dell’Innse ha dato il via a una serie di lotte in altre fabbriche, come la vertenza dell’Eutelia. Quale prospettiva dare ai lavoratori in lotta? Blocco dei licenziamenti, nazionalizzazione delle aziende che tagliano i personale o chiudono, ponendole al servizio della collettività. Sono state socializzate le perdite, è l’ora di socializzare i profitti.


L’Onda è stato un movimento epocale per estensione e dimensioni, ma non è riuscita a sconfiggere la riforma Gelmini e la riforma universitaria. Contro il ripiegamento di chi ora ci parla di “autoriforma” della scuola e dell’università, lottiamo per un programma di difesa del diritto allo studio e a una forte organizzazione del movimento studentesco su scala nazionale, che ne superi i limiti tradizionali.

Proponiamo che i Gc si facciano promotori di un’organizzazione studentesca, di cui i Csp e i Csu rappresentano una traccia utile, basata sulla discriminante antifascista, sulla difesa del diritto allo studio, per un’istruzione pubblica, laica, democratica e gratuita, accessibile a tutti/e e di qualità: dove esistono collettivi, dove ci sono compagni nell’Uds, i Gc devono intervenire affinchè si affermi la necessità di questo programma e di questi metodi di lotta.


Tanti compagni si sono indirizzati alle “pratiche sociali”: Gap, Brigate di solidarietà attiva, mercatini del libro, ripetizioni popolari etc. Queste pratiche sono utili come strumento ausiliario della lotta: un Gap ha senso se riesce a creare gruppi di lotta contro la crisi, così come l’intervento delle Bsa in Abruzzo ci consente di restare in contatto con la popolazione locale e di sviluppare una campagna politica forte contro la speculazione, le grandi opere e la corruzione.

L’ascesa delle forze fasciste pone un problema grave ai Gc, Né l’”antifascismo istituzionale” né quello “militante” sono la soluzione alla penetrazione sociale dei fascisti, favorita dall’assenza prolungata nei quartieri e nei luoghi di lavoro della sinistra. L’antifascismo è lotta di classe e deve vivere nelle mobilitazioni sociali, collegandosi alle campagne di massa antirazziste, contro i Cie e contro le politiche securitarie e dei flussi, integrando i migranti nella nostra organizzazione come fattore attivo della battaglia anticapitalista.

La difesa di Cuba, del Venezuela e la questione palestinese sono fondamentali per una politica internazionalista dei Gc, che deve avere come parola d’ordine il ritiro delle truppe italiane da Libano, Afghanistan e dalle altre 20 missioni in giro per il mondo, contro le basi della Nato e degli Usa in Italia.

L’unità delle forze anticapitaliste e di sinistra che vogliamo è nelle lotte, ad esempio proponiamo che attraverso attivi unitari con i compagni della Fgci, col principio una testa un voto, si discuta delle differenze e dei programmi di lotta, per avere una maggiore forza nell’azione.

Pensiamo che i Gc debbano costruirsi basandosi su dirigenti provenienti dalle lotte studentesche, operaie e sociali, ponendo al centro la formazione politica a tutto campo, così come l’autofinanziamento, condizioni per un’autentica democrazia interna e per il controllo della base sul vertice, contro ogni burocratismo.


Lottare, occupare, resistere, prepariamo il nostro domani!

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