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Verso il sesto congresso del Prc


Qualcuno ci aveva creduto veramente. Sentendo Prodi e il compagno Bertinotti in televisione, qualche compagno aveva pensato che finalmente si poteva sperare di contare qualcosa nella selezione dei candidati; i “teorici” del nostro partito ci spiegavano – a noi miscredenti del Bertinotti-pensiero – che si arriva alla democrazia partecipata anche con le primarie.

Si inizia a sperimentare questa grande novità (dopo quella del bilancio partecipato) proprio dalla regione più povera d’Italia: la Calabria, che conta primati negativi in quasi tutti gli indici di sviluppo: disoccupazione, lavoro nero, infrastrutture, sanità; ma sulla selezione del candidato presidente per le elezioni regionali, il centrosinistra con Rifondazione vuole dare l’esempio di democrazia e partecipazione attraverso la sperimentazione delle cosiddette primarie.

Il 29 novembre a Lamezia Terme è tutto pronto per il grande evento. I 2571 “grandi elettori” devono decidere chi dovrà essere il candidato della Gad calabrese. I candidati papabili sono almeno tre: Agazio Loiero appoggiato dalla Fed (Federazione dell’Ulivo, con l’esclusione in un primo momento dello Sdi), Cesare Marini candidato dello Sdi (i socialisti di Boselli) e Giovanni Latorre esponente di “Progetto Calabrie”, movimento girotondino che raccoglie docenti universitari, qualche sindacalista, vecchi politici che non riescono a trovare collocazione adeguata nei partiti, qualche associazione, qualche importante esponente alterglobal (come si fanno chiamare oggi). I “grandi elettori” vengono assegnati per il 40% ai partiti, il 30% è assegnato agli eletti, ossia i sindaci, consiglieri provinciali e regionali ed i consiglieri comunali per i comuni con popolazione superiore ai 20mila abitanti. Il restante 30% dovrebbe essere assegnato ai movimenti, sotto forma di associazioni, proporzionalmente agli iscritti; dicevamo, dovrebbe essere assegnato alla società civile, perché da più parti si fa notare che alcune associazioni sono state create ad hoc per le primarie e sono anch’esse espressione dei partiti (Ds e Margherita); non a caso anche nei risultati della “consultazione” Latorre raccoglierà le briciole. Rifondazione Comunista appoggia la candidatura Latorre, esponente della cosiddetta società civile. Peccato che nelle alte sfere del partito si siano dimenticati di fare le primarie anche da noi con gli iscritti, magari per chiederci cosa pensassimo del Rettore dell’Università della Calabria Giovanni Latorre, l’uomo dell’entrata massiccia di imprese private nell’università, l’uomo dell’aumento delle tasse (solo nello scorso anno accademico aumento di 75 euro per tutti, senza tenere conto del reddito), l’uomo della riduzione dei servizi (aumento del tesserino mensa per gran parte degli studenti e chiusura di alloggi universitari nonostante l’incremento delle domande e degli iscritti all’ateneo).

Insomma, candidare Latorre da parte del partito equivaleva a candidare l’amministratore delegato di una delle maggiori imprese della regione. Ma non si può andare troppo per il sottile, perché ci viene spiegato che Latorre può essere veramente il candidato vincente, l’esponente che può far trionfare la “società civile” sulla “partitocrazia”. Quando si arriva alla “consultazione”, la realtà è ben diversa da ciò che si è sognato. Cesare Marini (Sdi) capisce l’andazzo e si ritira in extremis, conseguentemente i “suoi” elettori si astengono. Nello scontro tra “partitocrazia” e “società civile” finisce, per usare un paragone calcistico, 8 a 2. Su 1770 elettori, 1410 preferenze vanno a Loiero (80%) e solo 321 a Latorre (18%). Una pagliacciata per ratificare una candidatura scelta nelle segreterie dei partiti da almeno tre anni.

Non pago, il compagno Bertinotti continua a ripetere che con le primarie finalmente si inizia a far contare i movimenti e la società civile nelle scelte della Politica e ne fa una questione di principio anche per la Puglia. Sarà pure così, ma noi comunisti, in Calabria saremo costretti a votare Agazio Loiero, un candidato ex democristiano, ex Polo delle libertà (fino al 1999), ex Udeur, oggi nella Margherita; insomma un piccolo Mastella in salsa calabrese che si sta dando un gran daffare per traghettare nel centrosinistra interi pezzi del Polo della libertà; un candidato che ultimamente si è spinto a proporre le gabbie salariali come strumento per la soluzione dei problemi del mezzogiorno.

La strategia mediatica delle primarie non ha certo riscattato il partito dalle sue debolezze politiche (come dimostra la scelta di puntare su Latorre) e organizzative: assenza sui luoghi di lavoro e di studio, flebile intervento nelle mobilitazioni operaie che giorno dopo giorno investono l’Italia; per citare i soli casi calabresi, il Prc è stato latitante nelle vertenze della Legnochimica, degli autoferrotranvieri dell’Amaco, della Polti, del polo tessile, del polo tecnologico.

Oggi ci troviamo in una fase di forte ripresa della conflittualità sociale, Rifondazione Comunista può realmente diventare il punto di riferimento dei movimenti di massa, prima di tutto del movimento operaio, ribaltando i rapporti di forza nella sinistra; ma non saranno certo le primarie in Calabria, in Puglia o in tutta Italia a farci fare il salto di qualità, bensì un continuativo intervento politico attraverso la presenza organizzata nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università, nei movimenti e nel sindacato; sfidando su questo terreno le forze riformiste (in particolare i Ds) che tutt’oggi sono predominanti tra i lavoratori.

Rifondazione Comunista deve avere la capacità di suscitare consenso intorno al partito e diventare direzione delle lotte sociali. Non ci sono scorciatoie, questa è l’unica strada percorribile per il nostro partito, l’unico modo concreto per sviluppare un’egemonia alternativa dei comunisti.

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