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Compagne e Compagni,

a chi in questo congresso ci ha ricordato, in maniera come sempre poetica, che le mozioni uccidono le emozioni vorremmo iniziare a dire che anche l’indignazione, anche la rabbia sono delle emozioni, anche la stanchezza sicuramente è una emozione.

 Ed è ovviamente stanchezza, per esempio, di venire ad un congresso nazionale e dovere, come delegati o come semplici invitati, tendere l’orecchio all’ennesima metafora poetica per cercare di capire qual è la reale argomentazione politica che si nasconde dietro la metafora, che c’è una certa stanchezza ed una certa indignazione a non dover leggere cinque mozioni ma dover leggere tra le righe bianche delle cinque mozioni per leggere che cosa è stato dato alla corrente, alla sotto-corrente, alla sotto-mozione e a tutto quel dibattito nei corridoi che quello sì ci continua ad indignare. E ci indigna anche a nome di quei compagni che magari votano una mozione e poi scoprono il giorno del congresso nazionale che si spaccherà in due, tre, quattro pezzi quando magari erano stati fatti cartelli elettorali in nome del voto utile. Quello che chiediamo è più luce, più chiarezza nel nostro dibattito. Un dibattito dove molte volte è difficile collocarsi. Per  esempio, dove ci dovremmo collocare quando i compagni ci dicono che ci vuole una sinistra più aperta come se questo volesse dire qualcosa? Ci descrivano qual è la sinistra aperta che vogliono. Se per esempio la sinistra aperta del 9 giugno, di quella piazza vuota dove ci eravamo rinchiusi in nome di quella sinistra aperta e della sinistra unita, in nome della compatibilità col governo o se forse non è preferibile quella piazza che noi ricordiamo chiusa, brutta che solo noi avevamo convocato nel 1998 quando centinaia di migliaia di compagni entusiasti di quella svolta e di quella rottura ricordavano che soli rompevamo con la logica del meno peggio e ci preparavamo ad essere un partito in grado di diventare punto di riferimento delle mobilitazioni sociali che ci sarebbero state in questo paese negli anni successivi.

A chi ci viene a parlare di delusione rispetto questo nostro congresso, come per esempio fa il compagno Fava, vorremmo dire che quella sinistra a cui lui tutt’oggi si rifà e quella sinistra di cui rivendica una tradizione sapesse quante volte ci ha deluso e magari avesse deluso soltanto noi, saremmo a cavallo da questo punto di vista, ma non ha deluso soltanto noi. Certo, non ci basta evocare mobilitazioni, non ci basta evocare piazze piene, come il 20 ottobre, se poi quelle piazze le deludiamo, le tradiamo nei fatti con i voti dei nostri gruppi parlamentari, dei nostri gruppi istituzionali. Non ci basta, finché noi non apprendiamo quella che crediamo sia ormai una lezione ed una realtà fondamentale. Esiste, compagni, una sola vertenza significativa, un solo movimento significativo dove il Partito Democratico non sia la nostra controparte? Ed esiste soltanto una nostra alleanza a livello generale – penso per esempio alla giunta toscana Martini. E lo dico, se è un suicidio politico rientrare nella giunta calabrese, è un suicidio politico rimanere all’interno della giunta Martini ed in tutte le altre giunte in cui noi governiamo col Partito Democratico e su cui qualcuno non ha capito la lezione e continua a starci. Qualcun altro invece l’ha capita a metà, è arrivato ad una nuova conclusione: ci stiamo ma quando magari scoppia la questione morale, come in Abruzzo, o scoppia una mobilitazione di massa allora forse è il caso di uscire. No. Non ci accontentiamo nemmeno di questa posizione, perché queste esplosioni non sono esplosioni che ci devono cadere in testa. Sono esplosioni che noi dobbiamo preparare all’opposizione del Partito Democratico. La nuova Rifondazione Comunista nasce e si salva se noi cessiamo di essere un partito scaricato dal PD e diventiamo un partito che rompe coscientemente col Partito Democratico in base ad uno schema politico e teorico che è sicuramente più aderente alla realtà. Non è aderente alla realtà l’idea che esiste in questo paese una borghesia “educata”, come ci veniva spiegato due anni fa, che vuole la grande riforma e da cui noi abbiamo qualcosa di cui aspettarci. Questa borghesia educata si prepara a gestire la crisi economica e sociale che si abbatterà e si sta abbattendo sui lavoratori di questo paese e sarà evidentemente la nostra controparte. Ora compagni, ci avete definito la mozione operaia. Ovviamente dentro questa definizione del quarto documento non c’è l’idea folle che soltanto i lavoratori stanno col quarto documento, che i lavoratori e le lotte operaie che questo partito fa si riassumano nel nostro documento.

No, noi sappiamo che ci sono 40.000 lavoratori dipendenti iscritti a questo partito. Questa è la ricchezza di cui avremmo dovuto parlare all’interno di questo congresso. Questa è la ricchezza che vogliamo organizzare all’interno della mobilitazione per il contratto del commercio, all’interno della mobilitazione in difesa del contratto nazionale. Quello che non possiamo accettare però è che spesso le ragioni di questi lavoratori vengano scambiate per le ragioni di qualche dirigente sindacale che ci ha implorato di fare la costituente di sinistra e che è evidentemente orfano di un partito, come poteva essere il PDS, i DS , che era in grado prima di votare il pacchetto Treu e dopo nel 2002 di portare in piazza 2 milioni di persone. Quel partito, quella forma di ipocrisia sembra che almeno con il Partito Democratico ce la risparmierà, non farà un’opposizione sociale ed è lì che noi dobbiamo colpirli, è quello il vuoto a cui noi dobbiamo guardare in cui Rifondazione Comunista si può e si deve inserire. Certo, abbiamo tanti esperti di sociologia in questo nostro partito che ci spiegano quanto sia frantumata la classe, quanto sia cambiata. Noi non ci vogliamo sottrarre a questo dibattito. Diciamo innanzitutto, che sarebbe più credibile se questo dibattito il partito lo affrontasse dopo che ha fatto una ginnastica salutare, che è quella di andare costantemente di fronte ai luoghi di lavoro con le proprie posizioni, di fronte ai call-center, di fronte ai supermercati, alle aziende. E quando abbiamo fatto il volantinaggio tra il secondo ed il terzo turno torniamo al circolo e discutiamo di quali sono le condizioni della nuova classe. Sarà tutto molto, ma molto, assolutamente, più credibile.


Dario Salvetti 

Abbiamo poeti, abbiamo anche intellettuali in questo nostro partito che credo debbano mettersi a disposizioni di questi 40mila lavoratori dipendenti e che credo molte volte vivano un po’ in maniera frustrante il fatto che ci possano essere metodi specifici come il marxismo o libri che sono stati scritti più di cento anni fa e che magari mantengono il loro metodo, un’attualità estremamente più importante e significativa di tante mode che hanno attraversato questo partito ed in particolare la propria organizzazione giovanile che dovrà, credo, prima o poi prendere atto del fatto che a furia di parlare di moltitudini abbiamo moltitudini di organizzazioni di destra e di fascisti che stanno cercando di prendere piede, hanno già preso piede, in moltissimi luoghi di studio, sia nelle scuole sia nelle università. Credo che anche qua ci sia da costruire una nuova Rifondazione Comunista.

Qualcuno ha detto che il quarto documento è il documento dei puri, qualcuno ci vuole presentare come i giovani con i calzoncini corti – a parte che non è colpa nostra se il congresso si fa in estate perché ci siamo opposti al rinvio della sua scadenza naturale primaverile – ma a parte questo non ci stiamo a questa etichetta. Innanzitutto perché troppa grazia, il fatto di rivendicare il salario operaio per gli istituzionali, il fatto di rivendicare ad ogni livello dobbiamo dire e fare quello che pensiamo soprattutto all’interno delle istituzioni non è qualcosa che ci rende particolarmente puri. No, noi ci metteremo a disposizione della costruzione della svolta a sinistra di questo partito in cui crediamo come patrimonio fondamentale della classe di questo paese. E si partito esci dalle tue stanze: giunta campana, giunta piemontese, giunta emiliana. Non riesco nemmeno a elencarle tutte. Queste non sono le tue stanze. Esci da queste stanze e torna veramente non solo dai ragazzi di strada ma da quei milioni di lavoratori che sarebbe anche l’ora di finirla – ed ho terminato – di presentarli semplicemente come razzisti, leghisti, che non ci ascoltano. Questa idea della nostra classe che sembra quasi ci debba spaventare. Non è così. Noi torniamo e dobbiamo tornare a testa alta a difendere il contratto nazionale ed a portare avanti le ragioni dei comunisti che sono le ragioni più avanzate del movimento operaio di questo paese

Tutto il congresso lo si può rivedere e riascoltare su Radio radicale cliccando qui

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