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Cari compagni

Devo dire che alcuni passaggi di questo nostro dibattito li trovo abbastanza avvilenti perché la portata della nostra sconfitta ci imporrebbe maggiore riflessione e capacità di analisi rispetto alle necessità del nostro partito.

Uscire dalla logica degli slogan, delle suggestioni poetiche ed entrare maggiormente nel merito della sostanza dei nostri problemi ai quali dobbiamo cercare risposte. Io volevo mettere il dito in una piaga – consentitemi – su uno dei problemi che chiaramente sono emersi nel corso del nostro dibattito ed anche di questo congresso. Voi sapete che la compagna Rossanda ha espresso alcune valutazioni sul nostro dibattito congressuale ed una delle questioni che ha sollevato è che è mancata l’elaborazione delle donne nei documenti congressuali. Effettivamente anche a giudicare da questa platea e dal dibattito che abbiamo sviluppato fin ora così parrebbe. Effettivamente le compagne responsabili in questo partito del lavoro tra le donne – le compagne del forum delle donne – si sono legittimamente divise sui documenti congressuali e questo a dimostrazione che effettivamente non esiste una politica delle donne. Dall’altra parte si sono spenti i riflettori sul tema che tanto ha animato lo scorso congresso sulle norme anti-discriminatorie di genere, altrimenti dette per chiarezza espressiva le “quote rosa”, e dunque si sono esauriti completamente tutti gli argomenti di fondo, di sostanza della nostra battaglia su questo argomento. Io credo che invece molto sarebbe necessario dire sulla condizione delle donne e soprattutto sulla condizione dei nostri referenti principali, le donne lavoratrici.


 Sonia Previato

 

Noi abbiamo avuto un’idea importante, abbiamo fatto un’inchiesta dello stato del nostro partito ed emerge chiaramente come la presenza femminile è una presenza scarsa ma ancora più clamoroso è la presenza scarsa delle compagne coinvolte nell’attività delle strutture del partito. Io non so se voi vi ricordate quanto emergeva dalla nostra inchiesta che solo il 16% delle compagne erano coinvolte in tale struttura. Denuncio la gravità di questa situazione – compagni – e denuncio anche il carattere elitario di questa struttura che tante compagne ha tenuto lontane dal dibattito politico. Parliamo della sostanza. Parliamo delle questioni che ci sono in campo, ovvero, come è possibile coinvolgere realmente le compagne, le donne lavoratrici nel nostro dibattito, nella nostra discussione politica? È uscita un’inchiesta clamorosa della FIOM, molto interessante, sulla condizione dei lavoratori. Si analizzava la condizione di 100mila lavoratori metalmeccanici e quindi anche un settore – diciamo così – “privilegiato” e sono emersi – compagni – dati clamorosi, dati drammatici non solo sulla condizione salariale – che tutti conosciamo: la difficoltà di arrivare alla terza settimana – ma la drammaticità della condizione di lavoro, l’impossibilità di pensare ad un futuro in quelle condizioni. Il 64% delle donne contro il 44% degli uomini vede pesantemente compromessa la propria salute dovuta al lavoro. E questo perché? Per gli orari, per le condizioni, per il doppio lavoro.

Ora noi come possiamo coinvolgere e chiedere a queste donne in queste condizioni di fare oltre al lavoro, oltre al lavoro di cura domestico anche di partecipare ai nostri lavori politici, al nostro dibattito politico se non dando la chiara coscienza che lavorando con noi, che stando con noi possono realmente cambiare la propria condizione di sfruttate, possono realmente superare ed emanciparsi e liberarsi dalla propria condizione di sfruttamento. Io penso che sia necessario entrare nel merito di quando si dice che dobbiamo fare la battaglia sui territori, dobbiamo fare la battaglia per far partecipare i compagni e le compagne. Diciamo concretamente cosa vuol dire fare la battaglia sui territori. Che cosa significa esattamente fare la battaglia in difesa e a tutela dei diritti e dello stato sociale quando in questo momento in tutte le giunte di centro-sinistra e di centro-destra c’è una politica drammatica di smantellamento dello stato sociale, di politiche di sussidiarietà per cui solo le strutture private, le associazioni cattoliche garantiscono, a pagamento o dietro distruzione delle strutture pubbliche, i servizi.

 
  Sonia Previato

Dobbiamo uscire dalla logica dei facili slogan perché questo significa allontanare gli elementi migliori, allontanare gli operai e le operaie, le lavoratrici e i lavoratori quelli che devono fare le battaglie con noi. Dobbiamo entrare nel merito e dobbiamo essere coerenti e dire per cosa noi ci battiamo e coerentemente fare quelle battaglie. Noi oggi – mi dispiace, compagni – abbiamo fatto l’esatto opposto con la nostra partecipazione al governo nazionale, la nostra partecipazione nei governi locali dove si perpetrano le misure più drammatiche sullo stato sociale, sulle misure ambientali. E questo noi abbiamo pagato. Allora se noi vogliamo ricostruire la partecipazione, dobbiamo avere la capacità di rompere le compatibilità del sistema per garantire una partecipazione delle donne alla nostra battaglia politica. Perché non si può solo parlare, si deve essere conseguenti e proporre una grande rottura delle compatibilità per coinvolgere chi oggi è sfruttato.

Si è detto in tante occasioni del nostro dibattito congressuale che gli operai ci hanno voltato le spalle, che gli operai hanno votato a destra, che si sono allontanati da noi. La realtà è l’opposto – compagni. La realtà è che siamo stati noi a voltare le spalle a chi in questi anni ha prodotto conflitto. Penso alla Val di Susa, penso ai compagni di Vicenza. È dovuta arrivare una direttiva del TAR per dire che effettivamente quella base NATO non doveva essere fatta. È chiaro che si è prodotto uno scollamento drammatico per questo tradimento, per le aspettative tradite, che noi abbiamo tradito, che la nostra partecipazione a quel governo e ai governi di tutte le giunte dal Piemonte alla Calabria alla Campania. Se vogliamo recuperare credibilità dobbiamo essere conseguenti. In primo luogo essere capaci di proporre il conflitto fino in fondo e rompere le compatibilità anche in quelle giunte dove noi in questo momento andiamo alle manifestazione e siamo poi nelle giunte, nei consigli di amministrazione.

Compagni concludo dicendo che l’esasperazione del conflitto che sta maturando è molto alto, è molto forte. Altri compagni, anche prima di me – ricordo un intervento di Trentin che lo disse prima di morire – evidenziano che il livello di sfruttamento della classe operaia in Italia sta raggiungendo livelli da pre-autunno caldo ed io penso che effettivamente siamo a questo. Se noi siamo in grado di interpretare effettivamente il conflitto che sta maturando sotto la cenere noi saremo capaci di riconquistare quell’appoggio che è necessario per ricostruire questo partito. Grazie.

Tutto il congresso lo si può rivedere e riascoltare su Radio radicale cliccando qui

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