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Autonomia o indipendenza di classe?

La questione sarda affrontata nel primo e secondo documento è incorniciata da concetti roboanti come "identità di popolo", "istanze di autogoverno", "comunità di popolo", "autentico sentimento nazionale". Queste espressioni, peraltro non inedite, non rendono certo giustizia alla necessità di un serio dibattito sui bilanci e le prospettive dell'azione dei comunisti nell'isola. Ed inoltre eludono un tema che dovrebbe essere centrale in questo congresso: il rapporto con la giunta Soru e con il suo partito, il Pd. 

Uno dei temi che si impone con una certa urgenza al nostro dibattito, è senza dubbio la questione ambientale. I roboanti annunci del governo sul rilancio del nucleare, l'emergenza rifiuti in Campania, i piani padronali di devastazione del territorio (inceneritori previsti non solo in Campania ma anche da molte altre giunte di centrosinistra, Tav e ponte sullo stretto) ci indicano che è necessario costruire anche su questo piano una netta opposizione all'offensiva della borghesia, sia che venga dispiegata dal governo delle destre sia che trovi voce negli esponenti del Pd.

e le proposte del Prc

Sembrano passati secoli da quando il dibattito nel nostro partito assumeva acriticamente qualsiasi novità suggestiva provenisse dall'America Latina. Mi riferisco all'attenzione spasmodica che il movimentismo nostrano riservava all'esperienza del bilancio partecipativo di Porto Alegre o all'esegesi delle dichiarazioni del subcomandante Marcos.

Né oggi né mai

La sconfitta storica maturata nei 2 anni del governo Prodi richiede una riflessione che parta da un bilancio critico delle esperienze di governo assieme al Partito democratico. La natura borghese del Pd non dovrebbe sfuggire a nessuno. I democratici hanno chiaramente assunto come proprio orizzonte ideologico il libero mercato, il profitto e la competizione capitalistica e non a caso oggi dietro al Pd si schiera un settore decisivo del capitalismo italiano.

Da anni il gruppo dirigente critica la "forma partito", giudicata un relitto del ‘900, e la militanza politica "totale" e "ideologica" degli anni '70. L'idea di "partito sociale" approfondisce tale revisione ideologica e organizzativa, avanzata dalla mozione 1 ma comune anche ai documenti 2 e 5. Cosa c'è dietro i riferimenti fumosi al "saper fare società", "costruire confederalità dal basso"? Nelle parole dei compagni Porcaro e Piobbichi: «Qual è il gesto del militante del partito politico? Distribuire un volantino, poniamo, contro il carovita. E qual è, invece, quello del militante del partito sociale? Costruire un gruppo d'acquisto solidale…».
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