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Sul welfare, lo scorso anno, si è consumata una rottura profonda con milioni di lavoratori che avevano votato a sinistra nella speranza di porre un argine al precipitare della loro condizione di vita e di lavoro. Il Prc, imprigionato nella gabbia governativa, fu assente da quello scontro, nonostante le sollecitazioni di tanti di compagni che chiedevano con forza che il partito si schierasse apertamente per il No al referendum.

L'editoriale del nuovo numero di Falcemartello

Il congresso in corso è il più duro della storia del Partito della rifondazione comunista. Esige da parte di tutti noi un forte scatto d’orgoglio e partecipazione cosciente e attiva. La difficoltà deriva innanzitutto dalla sconfitta maturata negli ultimi tre anni e rivelatasi in modo dirompente nelle elezioni del 13-14 aprile, ma non si riduce ad essa. 

Le ragioni del quarto documento

È decisivo, in questo congresso, sottrarsi alla tentazione di dibattere limitandosi a puntare il dito su questo o quel singolo punto contenuto nell’una o nell’altra mozione. Questa modalità fa precipitare il livello della discussione trasformandola in una campagna elettorale o in una televendita.

Il dibattito congressuale ruota attorno ad un leit motiv, bisogna salvare Rifondazione comunista. Ma come? A questa domanda, vista come decisiva, e giustamente da tanti militanti, si offrono le risposte più svariate. C’è chi, fra gli altri, propone che la salvezza debba passare, in maniera un po’ bizzarra, attraverso la sua liquidazione, e chi suggerisce un “ritorno alle origini” cioè alla rifondazione del 1991.
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