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Serve una visione di classe!

  La storia dei processi di immigrazione dei popoli, è la storia della lotta di classe nel mondo: lotte per migliori livelli di vita, lotte per il potere, lotte contro i fenomeni della natura. Il problema dell'immigrato non è un problema culturale, ma è un problema economico ed anche amministrativo. E' strettamente collegato alla lotta per la difesa dei diritti di lavoratore e cittadino. Tutto questo porta a vedere la potenzialità della loro partecipazione nelle lotte sociali, economiche e politiche del paese.

Immigrare è fare la storia. L'immigrazione è espressione della dialettica dello sviluppo dell'umanità. Sotto il capitalismo, è diventata un'esigenza per milioni di persone: spostarsi o morire. Quindi dobbiamo analizzare questo tema non soltanto in riferimento agli apporti culturali che l'immigrato è capace di dare. Questo sarebbe castrare il vero intervento dell'immigrato nell'economia Italiana e, di conseguenza, significherebbe non comprendere il ruolo dirompente che potrà avere nella società e nella lotta di classe. Principalmente si deve vedere l'immigrato come parte della classe lavoratrice italiana.

Pertanto, i problemi del lavoratore immigrato sono gli stessi che ha il lavoratore italiano. E anche le aspirazioni sono le stesse. Un lavoratore italiano ha più elementi in comune con un lavoratore immigrato che con un padrone italiano.

Ma l'immigrato subisce anche:

- gli ostacoli posti dallo stato italiano all'incorporazione nella vita politica;
- la presenza di strumenti normativi che rendono difficile una rapida regolarizzazione, come nel caso della domanda per il permesso di soggiorno, del ricongiungimento famigliare, o peggio ancora quando si chiede la cittadinanza;
- la discriminazione attuata da stato e padroni nel campo del lavoro in termini di diritti;
- l'offensiva ideologica razzista della destra, spesso e volentieri spalleggiata anche dal Pd.

Tutto questo ha un obiettivo, ovvero permettere ai padroni livelli più ampi di guadagno sullo sfruttamento dell'immigrato nel luogo di lavoro. Il razzismo non è altro che è un'arma dei padroni per dividere ai lavoratori, aumentare la concorrenza al ribasso fra i salari e generare una guerra tra poveri.

L'immigrato è oppresso tre volte. Dall'imperialismo che obbliga a compiere questi spostamenti nel mondo in funzione degli interessi economici di un pugno di multinazionali. Dagli stati nazionali, in questo caso dallo stato italiano, che con le loro leggi creano la clandestinità e la repressione. Dagli elementi della società retrogradi, xenofobi e razzisti, che hanno il loro punto più alto nelle organizzazioni di estrema destra e fasciste. A questa triplice oppressione dobbiamo spesso aggiungere l'indifferenza di partiti politici e sindacati. Troppe volte hanno preferito, nel migliore dei casi, dar vita un servizio assistenzialista anziché organizzare gli immigrati come parte della classe lavoratrice di questo Paese. E' mancata una direzione corretta per organizzare lo scontento e la rabbia del lavoratore immigrato.

E' stato un limite del nostro partito non vedere il lavoratore immigrato come parte fondamentale delle future lotte sociali, economiche e politiche. Dobbiamo potenziare le commissioni immigrazione del nostro partito. Iniziare un lavoro coordinato fra le commissioni lavoro e immigrazione, affinché le lotte di lavoratori italiani ed immigrati siano sempre più unite. Dobbiamo anche prendere esempio dalle lotte negli altri Paesi, come quella scoppiata tra i lavoratori immigrati negli Usa nel 2006.

Consideriamo che ci sono quasi 100 milioni di immigrati nel mondo, dei quali quasi 4 milioni in Italia. Deve essere uno dei compiti prioritari iniziare a contattare ed organizzare a questi lavoratori. La centralità del lavoro del nostro partito sul tema deve essere:

1) rompere con l'istituzionalismo: la storia del "ministro amico" non si può più raccontare; non possiamo a continuare a pensare che un ministro o un assessore risolveranno il problema;

2) collegare la lotta dell'immigrato con la lotta dei lavoratori italiani, elevare la coscienza politica di entrambi, orientarli alla sindacalizzazione, all'autorganizzazione; la nostra parola di ordine dovrà essere "lavoratori immigrati ed italiani uniti nella lotta". Prendiamo come esempio le lotte condotte dal nostro partito a Sassuolo (2005) ed a Pavia (2007), ed anche il lavoro condotto a Torino dai compagni del Circulo Internacionalista Mariategui.

3) sviluppare un programma di lotta: dobbiamo essere contro la logica dei flussi e delle quote, per il permesso di soggiorno per tutti, diritto di voto in tutte le elezioni per chi risiede in Italia da un anno, pieno accesso ai servizi sociali, cittadinanza dopo 5 anni di residenza per chi ne faccia richiesta.

Oggi più che mai deve essere vivo lo spirito delle parole internazionaliste "proletarios de todos los paìses, unios".


*circolo San Salvario Torino

(pubblicato su Liberazione dell'8 luglio 2008)

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