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e le proposte del Prc

Sembrano passati secoli da quando il dibattito nel nostro partito assumeva acriticamente qualsiasi novità suggestiva provenisse dall'America Latina. Mi riferisco all'attenzione spasmodica che il movimentismo nostrano riservava all'esperienza del bilancio partecipativo di Porto Alegre o all'esegesi delle dichiarazioni del subcomandante Marcos.

Oggi gli avvenimenti del continente latinoamericano sfiorano appena la nostra discussione. Eppure in paesi come Bolivia e Venezuela, anche se tra mille contraddizioni, i processi rivoluzionari continuano il proprio corso. Da quando nel 2005 Chavez ha annunciato la nazionalizzazione di due fabbriche, la Invepal e la Inveval, in Venezuela si è venuto sviluppando un dibattito di massa su quali forme di "controllo operaio" siano le più adatte alla trasformazione socialista dell'economia. Gli stessi lavoratori della Inveval ne sono stati un motore propulsore. Hanno dato vita al Freteco (Fronte Rivoluzionario dei Lavoratori delle Aziende Occupate e Cogestite), il quale è arrivato a raggruppare altre 80 aziende. La Inveval, impresa nazionalizzata che produce sotto il controllo dell'assemblea di fabbrica, è un esempio vivente della possibilità di produrre secondo un piano democratico.

E' un piccolo monumento alla forma più alta di democrazia che ad oggi si possa immaginare: il controllo politico dei lavoratori stessi sul prodotto, le finalità e la qualità del proprio lavoro al fine di indirizzare la produzione, liberata dal profitto capitalista, secondo una pianificazione cosciente in base ai bisogni della popolazione. Ciò non ha risparmiato ai lavoratori Inveval di essere oggetto di uno dei tanti articoli sbeffeggianti e supponenti apparsi su Liberazione a firma di Angela Nocioni. Dopo la vittoria elettorale del dicembre 2006, Chavez ha poi annunciato la necessità di "rinazionalizzare tutto ciò che è stato privatizzato", cominciando da alcune aziende importanti, come l'impresa nazionale di telecomunicazioni Cantv. Si può certamente discutere sul fatto che le multinazionali espropriate siano state indennizzate. Il punto centrale, però, è che questi atti hanno fornito ulteriore spinta alle diverse lotte operaie scoppiate nel paese. Prima è stato il turno dei lavoratori della Sanitarios Maracay, i quali hanno occupato a lungo la propria azienda, facendola produrre sotto la propria direzione. Poi è stata la volta delle acciaierie Sidor, le più grandi del Venezuela, nazionalizzate sotto il controllo dei lavoratori dopo una lunga lotta. Valvole, acciaio, ma anche latte, televisioni e radio comunitarie: la proprietà pubblica, unita al controllo operaio e alla creazione di una democrazia consigliare che sostituisca l'attuale Stato borghese, si sta dimostrando ancora una volta l'unica via possibile per rimpiazzare il sistema di mercato. Anche in Bolivia vi sono stati provvedimenti di nazionalizzazione (come quella recente di Entel, espropriata a Telecom Italia) e movimenti di occupazione delle fabbriche si sono diffusi anche in altre parti del continente.

Non vogliamo fornire una versione apologetica dei movimenti rivoluzionari in America Latina. Il nostro appoggio a Chavez, a Morales, è di natura critica; burocratismo e riformismo tentano di influenzare pesantemente il percorso di questi governi, diffondendo l'illusione mortale che il processo rivoluzionario possa fermarsi a metà strada, permettendo la convivenza dell'economia di mercato con le forme embrionali di potere operaio: la stessa illusione che fu fatale per Allende negli anni 70. Per questo abbiamo creato i Comitati "Giù le mani dal Venezuela" e abbiamo sviluppato un legame politico con le punte più avanzate del processo: la corrente marxista presente nel Partito Socialista Unificato venezuelano e tutte quelle organizzazioni come il Freteco che sviluppano mobilitazioni autonome della classe.

Rimane un dato di fatto, però, che stiamo parlando di processi in cui milioni di persone mettono in discussione il capitalismo e che solo per questo meriterebbero la nostra attenzione. L'atteggiamento del nostro gruppo dirigente è stato guidato quasi dal principio opposto: tanto più i movimenti latinoamericani si sono avvicinati a conclusioni socialiste, tanto più paiono essere diventati marginali per i vertici del Prc.

Si tratta invece di esperienze che ci aiutano anche in Europa a riaprire la discussione sulla prospettiva rivoluzionaria e parole d'ordine per tutto un periodo "bandite" come controllo operaio o nazionalizzazione. Il movimento bolivariano, nato inizialmente con semplici fini riformatori, è la dimostrazione vivente di come, quando un movimento si pone seriamente il problema della soluzione delle contraddizioni del capitalismo, non possa fare altro che finire per scontrarsi frontalmente con la proprietà privata dei mezzi di produzione. Una lezione importante per i militanti del Prc a congresso in queste settimane.

*Coordinamento nazionale Gc

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