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No Tav: lo stato del movimento e i compiti del Prc

Davvero la Val di Susa è così pacificata e pronta ad accogliere il treno ad alta velocità/capacità come i media vogliono farci credere?

I quasi due anni di governo del centro-sinistra hanno avuto sulla parte istituzionale del movimento No Tav (sindaci e comunità montane) lo stesso pernicioso effetto che hanno avuto sul sindacato confederale: quello di smorzare le lotte in cambio della sopravvivenza del governo "amico". In quel periodo il movimento è stato attraversato da non poche tensioni.

Il primo momento di confronto duro risale all'inizio della legislatura, con l'insediamento dell'Osservatorio "Virano" (dal nome del suo coordinatore); successivamente si sono moltiplicati i motivi di attrito, vista la pervicacia con cui Di Pietro ha sponsorizzato la realizzazione del progetto e la debolezza dei sindaci di centrosinistra della valle.

La presentazione da parte dell'allora ministro all'Ue nel luglio 2007 di un dossier per il finanziamento dell'opera provocava un bel po' di scompiglio e in un'assemblea assai affollata tenuta al polivalente di Bussoleno venivano criticati gli atteggiamenti opportunisti di molti amministratori. Poi la caduta del governo Prodi ha spostato l'attenzione dei valsusini sulla difficile scelta elettorale, stretti tra l'opzione astensionista («se a livello nazionale tutti vogliono il Tav chi diavolo possiamo votare?» si chiedevano sgomenti) e la consapevolezza che negare il voto non avrebbe comunque fatto avanzare di un passo la lotta.

Durante la campagna elettorale gli esponenti locali del Pd si sono sgolati a spiegare che è vero che il Tav piace alla loro dirigenza nazionale, ma non è detto che quello che piace a Roma piaccia anche a loro (soprattutto se non piace ai loro elettori). Gli attuali caporioni piemontesi (Saitta, presidente della Provincia, Chiamparino, sindaco di Torino, Bresso, presidente della Regione) hanno invece deciso che era il momento di venire in valle per confrontarsi con gli amministratori locali. Per tutta risposta il movimento ha organizzato per «i tre re mangi" una kermesse (eravamo un migliaio circa) davanti al polivalente di Almese; loro si sono sentiti minacciati e, su consiglio della Digos, hanno fatto dietrofront rinunciando all'iniziativa. Il giorno dopo ci hanno pubblicamente trattato da fascisti, guadagandosi una querela per diffamazione che è già stata firmata da 134 valsusini.

La Sinistra arcobaleno invece ha di fatto disertato la campagna elettorale, non trovando argomenti che potessero indurre gli elettori a votare chi solo un anno prima aveva accettato lo scandaloso dodecalogo di Prodi dove la realizzazione della Tav era sistemata ai primi posti; così, solo la rocciosa tradizione di sinistra della valle ha permesso ai risultati elettorali di non essere catastrofici come quelli del resto d'Italia. E dato che la parte del leone l'hanno fatta destra e Lega, il giorno dopo l'esito delle votazioni, la borghesia gongolante poteva rimarcare che il 90% dei valsusini aveva votato partiti favorevoli alla realizzazione dell'alta velocità.

Dopo la sconfitta elettorale le manovre sono ricominciate; Ferrentino (Presidente della Comunità Montana Bassa Valle di Susa, tessera Sd) non è stato con le mani in mano e ha immediatamente promosso insieme a Giorgio Airaudo (segretario della Fiom) un incontro per la costituzione di una sinistra che sia in grado di dialogare con il Pd. Questo ha sancito il definitivo divorzio tra il movimento e l'ampia parte dei Sindaci che si sono schierati con Ferrentino, proteso nel tentativo di fare la Tav senza perdere del tutto la faccia e soprattutto la possibilità di accomodarsi su qualche poltrona meno scomoda di quella su cui siede ora.

In tutto questo come si muove il Prc? A livello locale con la coerenza che l'ha sempre contraddistinto in questa lotta, dalla parte della popolazione e delle ragioni di chi persegue modelli di sviluppo sostenibili, rispetto del territorio, solidarietà. Ma già a livello provinciale la musica è tutt'altra: l'ipotesi di uscire dalle giunte locali è praticamente scartata a priori e si promette sui giornali la normalizzazione del circolo "scomodo" di Bussoleno, anche perché nella primavera del 2009 quasi tutta la valle andrà alle amministrative, e le eventuali alleanze con il Pd dovranno essere pagate con l'abiura più o meno esplicita delle posizioni intransigentemente No Tav.
E' invece necessario promuovere una consultazione vera con tutti coloro che pensano che questo movimento rimane una realtà di opposizione concreta e costruire un programma che rivendichi certo in prima e superiore istanza una coerente posizione No Tav, ma che sia in grado di delineare un'azione di lotta sul territorio e nelle comunità locali in cui parole come sviluppo sostenibile, solidarietà, governo dal basso, controllo reale della popolazione sulle scelte che vengono operate, si riempiano di contenuti e di pratiche.

È questo il partito che serve al movimento.

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