Tribuna congressuale: Per un partito di lotta e di opposizione - Falcemartello

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Sul welfare, lo scorso anno, si è consumata una rottura profonda con milioni di lavoratori che avevano votato a sinistra nella speranza di porre un argine al precipitare della loro condizione di vita e di lavoro. Il Prc, imprigionato nella gabbia governativa, fu assente da quello scontro, nonostante le sollecitazioni di tanti di compagni che chiedevano con forza che il partito si schierasse apertamente per il No al referendum.

Di fronte al rifiuto di un gruppo dirigente impegnato in improbabili acrobazie verbali, in una logica di puro cretinismo parlamentare, c'è stata la mobilitazione dal basso di militanti e circoli che quella campagna per il No l'hanno comunque organizzata. Fu una scelta giusta e quanto mai necessaria che rivendichiamo. I compagni che successivamente hanno dato vita alla "mozione della svolta operaia" hanno occupato le prime linee in quel conflitto, non tanto e non solo nella discussione interna al partito ma soprattutto nei luoghi di lavoro. Ora sono in molti, anche dalle pagine di questa tribuna, a richiamarsi alla centralità del mondo del lavoro, allora quando si trattava di mobilitarsi in dissenso con la linea della segreteria nazionale, eravamo molti meno.

E' risaputo che le belle parole costano poco, e non si risparmiano in fase congressuale ma è stupefacente assistere allo spettacolo di chi fino a ieri sedeva nei banchi parlamentari, negli assessorati, nelle giunte locali, fare oggi proclami sulla lotta di classe e sulla necessità di una politica di indipendenza dal Pd e dal centrosinistra.

La quarta mozione è l'unica fra le cinque presenti al congresso che non ha tra i propri sottoscrittori compagni che hanno occupato cariche istituzionali proprio perché si pone al di fuori della logica che domina i vertici del partito, e non considera il lavoro istituzionale la madre di tutte le priorità.

Non è che non ci interessa governare, semplicemente vorremmo farlo nell'interesse dei nostri referenti sociali e questo non è avvenuto e non avverrà alleandosi con il Pd.

Il Pd è un nostro antagonista. Non ci nascondiamo, come altri che pure hanno maturato posizioni critiche rispetto alla maggioranza di Venezia, dietro formulazioni ambigue; di "verifiche programmatiche" ne abbiamo fatte a sufficienza e l'esito è sempre stato negativo. Sarebbe il caso di prenderne atto.

La priorità per l'oggi non è governare ma preparare politicamente e organizzativamente il partito per l'opposizione intervenendo sistematicamente nei movimenti e nel conflitto sociale. Per farlo è necessario liberarci di quella zavorra istituzionale che ha soffocato Rifondazione mettendo al centro della nostra discussione congressuale l'intervento tra i lavoratori e le lavoratrici a cui abbiamo voltato le spalle negli ultimi anni.

Ai compagni che si apprestano a fare i congressi di circolo nelle prossime settimane ci permettiamo di segnalare alcuni punti importanti:

Respingiamo logiche di "voto utile" e di esproprio della sovranità degli iscritti e delle iscritte. Mettiamo al centro una valutazione scrupolosa degli argomenti politici proposti.

Le mozioni sono rappresentate da compagni in carne e ossa: si valuti quanto scritto nei testi in relazione al ruolo che le diverse aree hanno avuto nella vita del partito in questi anni. Si valuti la coerenza tra quanto si dice, quanto si scrive e i comportamenti concreti.

Respingiamo il sensazionalismo, i ricatti emotivi, il congresso svolto nei corridoi, nelle accuse e controaccuse che circolano sulla stampa dove anziché parlare della condizione sociale del nostro paese o di temi politici e organizzativi seri per il rilancio del partito ci si diletta appunto nel "ping-pong" congressuale.

L'incapacità della maggior parte della direzione uscente di condurre un dibattito politico accettabile e un congresso rispettoso della dignità dei nostri militanti non è l'ultimo dei motivi per cui ci battiamo per un ricambio profondo, non solo della linea politica, ma anche di chi dirige il partito. Per cominciare, proporremo non solo il criterio del salario operaio (5° livello metalmeccanico) a tutti i livelli di direzione e istituzionali, ma anche una presenza obbligatoria (superiore al 50%) di lavoratori dipendenti, particolarmente di lavoratori in produzione, nei futuri organismi dirigenti.

Queste proposte sono state avanzate dai nostri rappresentanti nella commissione statuto ma qualunque siano le decisioni del congresso per quanto ci riguarda ci impegniamo ad applicare questi criteri nelle delegazioni che la quarta mozione eleggerà negli organismi dirigenti (comitato politico nazionale e comitati politici federali). Su questo terreno sfidiamo tutti a misurarsi, se veramente e non solo a parole si vuole cambiare pelle al partito, rendendolo un autentico strumento della trasformazione sociale.

(pubblicato su Liberazione del 12 giugno 2008)

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