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Care compagne e cari compagni,
io vengo da Genova e quindi vorrei incentrare il mio intervento sulla lotta dei tranvieri e dei lavoratori dell'Amiu: quindi sulle cinque giornate di Genova.


Una cronaca di quegli avvenimenti, il sentimento dei lavoratori, l'accordo, una valutazione dell'accordo e la prospettiva e se mi avanza un po' di tempo anche qualche considerazione sul congresso.
Si è trattato di una lotta molto radicale che ha sorpreso le organizzazioni sindacali: l'hanno presa in mano letteralmente i lavoratori. É inizata violando la legge antisciopero (la 146), esponendosi alle ritorsioni del sistema giudiziario. Tutto è iniziatio nella giornata di martedì: l'occupazione della Sala Rossa, l'irruzione, gli slogan scanditi ripetutamente: "É finita la pazienza!" - questo dicevano - , l'aggressione al sindaco Marco Doria, sei vigili urbani finiti al pronto soccorso per farsi medicare.
Prima di andare avanti, però, è utile ricordare qual è stata la posizione del partito riguardo l'elezione di Marco Doria e la giunta del sindaco. Io lo ricordo perfettamente, perché Paolo Ferrero, segretario nazionale del partito, è venuto in campgna elettorale, quando Marco Doria è stato eletto poi sindaco, a sostenerlo (eravamo nel municipio di Sestri Ponente), e gli ha detto: "Caro Marco noi ti sosterremo e ti voteremo, ti faremo da sentinella di modo che quando tu avrai delle vertenze con il governo centrale, tu lo possa incalzare e noi sorveglieremo su questa cosa".
franco ferraraIl ruolo di Rifondazione nel fare la sentinella del sindaco è andato letteralmente a farsi benedire ed è stato del tutto inesistente! Il sindaco invece è stato incalzato molto severamente dai lavoratori.
Questa cosa è utile ricordarla, perché quando si fanno dei bei discorsi sulle svolte che questo partito deve fare, bisogna ricordare le prassi concrete che ha sempre seguito su queste materie.
Qual è il sentimento dei lavoratori? Torno alla lotta dei lavoratori. Giovedì, sotto una pioggia battente, corteo, riunione degli autisti di AMT davanti a Brignole, poi corteo fino al centro della città. Io ero presente. Venerdì, assemblea infuocata alla sala “chiamata del porto" a San Benigno. Erano riunioni dell'Amiu e dell'Amt. Io ho partecipato a quella dell'Amiu.
Il clima era insurrezionale, cari compagni, era letteralmente così. I lavoratori che urlavano ai sindacalisti: "Vi abbiamo costretti noi a convocare le assemblee, perché altrimenti voi non lo avreste fatto!". Un ruolo importante lo hanno svolto le donne, le lavoratrici, le quali hanno dato l'esempio della condizione femminile nella società italiana, per il carico di lavoro che hanno addosso: erano le più (perdonate la parola) "incazzate". Inoltre era del tutto evidente il ruolo da pompiere che le burocrazie sindacali stavano svolgendo. Facevano sfoggio di realismo, in quell'assemblea dicevano: "Noi non vogliamo farvi buttare a mare i 250 euro al giorno delle multe della precettazione, quindi bisogna arrivare ad accordi ragionevoli".
Io sapevo che qualcosa avrebbero escogitato. E arriviamo ala giornata di sabato. Noi eravamo al congresso provinciale di Rifondazione. Proprio lì vicino, in via Albertazzi. Lì c'erano alcuni compagni che erano andati (io non potevo poiché ero alla presidenza del congresso) e mi hanno parlato di un'assemblea letteralmente manipolata dalle organizzazioni sindacali, in testa la Faisa, quella che più di tutte avava cavalcato questo sciopero. La divisione tra chi era d'accordo e chi no, urla, spintoni, improperi, botte, gran parte dei lavoratori sono usciti: qundi una votazione farsa. Non è vero che hanno avuto il consenso. Non è andata così, compagni: andatevi a vedere il filmato su Repubblica. Nei giorni successivi sono andato alle Gavette, una delle più importanti autorimesse della Val Bisagno. Ho parlato con i lavoratori, ho volantinato, li ho intervistati e ho cercato di capire quali erano i loro umori. Questi non solo erano incavolati per la fregatura, ma erano anche demoralizzati. Mi sono rimasti impressi alcuni interventi di questi lavoratori. Uno, un giovane autista, viene e dice: "Ad un certo punto eravamo convinti che per fermarci dovevano mettere i carriarmati per strada". Questo era il livello di consapevolezza della lotta. Un altro lavoratore, che aveva proposto al suo referente sindacale di portare avanti la lotta ad oltranza (volevano portare i mezzi in autostrada per bloccarla) ha detto: "Il referente sindacale ha detto che questo avrebbe violato le norme per il servizio pubblico e gli ho risposto che stavamo facendo esattamente quello, che stavamo lottando esattamente contro quelle norme". Parlando con me e dandomi del lei (mi devo rassegnare al fatto che un po' di primavere sulle spalle ce l'ho) dice: "Vede, io ammiro quello che sta facendo (gli stavo dando ragione sul fatto che erano stati fregati sull'accordo), e per quello che sta dicendo, però per me è finita. Adesso basta, io non credo più che in questo paese ci siano forze politiche, forze istituzionali, che vogliano prendere le parti del mondo del lavoro. Io non ci credo più e non muoverò più un dito". Io gli ho detto: "Può darsi che sia vero che tu domani non muoverai più un dito (ne dubito), comunque se non lo farai tu, per me la partita non è chiusa, e qualcuno lo farà al tuo posto".
Questo è tutto quello che io mi sono sentito di dovergli dire, ma era percebile il distacco profondo che c'era fra le burocrazie, la lotta che questi lavoratori avevano portato avanti e anche il sistema istituzionale, percepito come avversario, non come qualcosa alla quale tu hai qualcosa da chiedere.
E sono venute fuori anche altre cose, approfondendo il discorso.
Il rapporto con la politica. Quando questi lavoratori esprimono il disprezzo, il distacco dalla politica, intendono una cosa precisa, non la politica in generale, ma alla politca istituzionale, quella rappresentata dai partiti in parlamento, pensano a questo. E andando più avanti nel discorso, sentono l'esigenza di un'organizzazione che rappresenti realmente i loro interessi e che lotti per i loro obiettivi. Tanti di questi lavoratori, che erano lì alle Gavette, capiscono il ruolo che ha avuto Grillo e il Movimento 5 Stelle. Qualcuno mi ha detto: "Ma noi lo sappiamo quello che è, però ha detto comunque alcune parole chiare. Cosa che altri non hanno pronunciato". Queste sono le cose concrete che sono venute fuori.
La questione dell'irruzione alla Sala Rossa. Per me ha avuto un significato simbolico molto forte. Ed è stato questo: in piccolo, la rappresentazione plastica di un dualismo di potere. Questo è quello che io ne ho ricavato. Magari non c'è un elemento perfettamente cosciente da parte di questi lavoratori, ma la cosa si ripeterà. Ed è in questa questione che si innesta, secondo me con realismo, la proposta politica che abbiamo avanzato come compagni del secondo documento. La proposta del partito di classe nasce da un'esigenza storica e si irradia, si incentra e mette le sue radici nella percezione che i lavoratori attivi, combattivi (non dico tutti i lavoratori), quelli che faranno da traino nel futuro delle lotte operaie e di tutto il movimento dei lavoratori, per la percezione che hanno nei confronti delle istituzioni, dell'apparato ufficiale delle burocrazie dei partiti e del sindacato. Per rendere vera questa cosa occorrono non richiami retorici alle lotte, ma un intervento continuo, sistematico che abbia due punti politici fondamentali: primo, la rottura strategica col centrosinistra, non solo per il governo nazionale ma anche nelle giunte, dove sta Rifondazione con Pisapia, dov'era Rifondazione quando c'era la lotta Non Tav – dove i grillini hanno preso il sopravvento – e il partito stava con la Bresso in regione. E la Toscana.
Se non si ha coerenza in queste cose, non si va da nessuna parte e si possono fare tutte belle analisi sul capitale, sulla crisi, sul neoliberismo, dentro o fuori dall'euro. E vi dovreste mettere d'accordo, voi della maggioranza, anche su questi punti: su chi vuole stare dentro l'euro ma disobbedire ai trattati e chi vuole stare fuori dalla moneta. Addirittura quando dite che ci sono due monete, l'euro 1 dei paesi forti e l'euro 2 dell'area mediterranea. Chi sottoscrive questi emendamenti, sa di che cosa parla? I paesi mediterranei sono potenze imperialiste che hanno a loro volta delle differenze: l'Italia non è la Spagna, non è la Grecia, ecc... E quindi il conflitto e la competizioni tra questi sistemi interverrà comunque, con una particolarità: che ciò che la borghesia, nel suo attacco, divide per linee di classe, con queste proposte viene diviso per aree macroeconomiche e questa è una proposta reazionaria indegna di un partito comunista.

 

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