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L’uccisione di 16 civili, bambini inclusi, da parte di un sergente 38enne dell’esercito statunitense durante un’operazione di “stabilizzazione di un villaggio” vicino a Kandahar, in Afghanistan, rivela la natura di questa “guerra giusta”. Come altre guerre, è una sfacciata aggressione per il profitto da parte delle élite imperialiste.

 

Le atrocità dell’11 marzo sono state commesse da un soldato che era stato coinvolto nella parte decisiva della strategia Usa di controguerriglia teoricamente volta a conquistare l’appoggio degli anziani del villaggio e ad organizzare la polizia locale. Questo massacro nel distretto di Panjwai attorno a Kandahar non è una tragedia isolata come proclamano gli ufficiali americani, gli afghani sanno che cose simili sono avvenute continuamente dall’invasione e accadranno di nuovo.

Questa barbarie mostra anche la mentalità del personale militare impegnato nelle guerre imperialiste, le frustrazioni e la sinistra follia che si sviluppa durante queste operazioni. Il Financial Times ha scritto: “Le forze occidentali in Afghanistan sono in crisi di fiducia e la volontà di Karzai di mantenere un accordo di partnership strategica con gli Usa sta diventando sempre più inaccettabile per la popolazione afghana”.

La precedente diffusione su Internet di un video che mostrava quattro soldati americani orinare su cadaveri di afghani morti ha scatenato la rabbia popolare contro le truppe Usa e Nato. Ricorda le atrocità commesse dalle forze statunitensi in Vietnam, Corea, America Latina e Iraq.

La sconfitta degli Usa


La dichiarazione all’Onu di Hillary Clinton lunedì 12 marzo è pervasa di pura ipocrisia e menzogna: “La nostra determinata dedizione nel proteggere il popolo afghano resta invariata”. Le masse afghane e la popolazione delle regioni tribali che subiscono gli attacchi dei droni che hanno fatto finora più di 2.300 vittime la sanno lunga su questo tipo di “protezione” imperialista.

La realtà è che l’imperialismo Usa sta perdendo la guerra più lunga della sua storia sul brullo terreno afghano. Anche il falco repubblicano Newt Gingrich ha ammesso che questa guerra in Afghanistan “non era da fare” ed “è controproducente”.

Uno dei più tenaci difensori del capitalismo e delle politiche imperialiste, l’Economist, aveva pubblicato, prima che avvenisse il massacro, un articolo pessimista sulla situazione in Afghanistan. Diceva: “La fiducia da entrambi le parti è al livello minimo che si ricordi. Un numero preoccupante di afghani non fornisce più all’Occidente il beneficio del dubbio. C’è disillusione anche presso i consiglieri militari e i soldati occidentali, che temono sempre più di essere assassinati dalle stesse persone per aiutare le quali hanno attraversato il mondo […]. Anche senza fiducia, i piani meticolosamente congegnati di cooperazione e transizione verranno portati avanti. La ricostruzione richiede tempo e pazienza. Molti a Kabul temono che non sia rimasto granché né dell’uno né dell’altra”.

Sono gli imperialisti Usa ad aver promosso all’inizio i fondamentalisti islamici per opporsi alle forze di sinistra in Afghanistan. La Cia ha istigato la jihad del dollaro per rovesciare il governo di sinistra di Noor Mohammad Taraki che salì al potere dopo la Rivoluzione di Saur (o Rivoluzione d’aprile) del 27 aprile 1978. Osama bin Laden durante quel periodo in quella guerriglia è stato reclutato dal segretario Usa alla sicurezza nazionale Zbigniew Kazimierz Brzezinski. Anche i servizi segreti pakistani (Isi) e sauditi collaborarono in questa controrivoluzione. Di conseguenza, la guerra in Afghanistan non dura solo da un decennio ma ha devastato questa tragica terra per più di quarant’anni.

Gli strateghi imperialisti hanno anche introdotto il traffico di droga e altri metodi criminali per finanziare questa jihad. Gli imperialisti hanno abbandonato l’Afghanistan dopo il crollo dell’Urss nel 1991 che ha messo fine alla Guerra fredda. Questo ha dato inizio ad un aspro conflitto tra le diverse fazioni del fondamentalismo reazionario. Kabul, che un tempo era conosciuta come la Parigi d’Oriente, è stata distrutta e ridotta in macerie. Questo ha portato alla fine all’invasione di Kabul da parte dei talebani organizzata dall’Isi e segretamente sostenuta dalla Cia. L’ex segretario di Stato americano Robert Oakley ha dato 30 milioni di dollari al mullah Omar per finanziarne la presa del potere a Kabul.

Questo è stato fatto principalmente per portare avanti gli interessi economici dei monopoli imperialisti, per la precisione della concentrazione petrolifera texana Unocal che progettava di stendere un oleodotto dall’Asia Centrale attraverso l’Afghanistan. I talebani, però, nella loro avidità, stavano negoziando segretamente con la compagnia petrolifera argentina Bridas per ricavare un bottino ancora maggiore. La rivelazione di questo accordo è stata la vera e principale causa del conflitto tra i talebani e gli imperialisti nordamericani. Essa è stata anche la vera causa dell’aggressione imperialista diretta nel 2001. Non ci sono differenze ideologiche o di politica economica tra i fondamentalisti islamici e l’imperialismo: sono due facce della stessa medaglia.


Quale via d’uscita?


Tutti questi luoghi comuni sui diritti umani, la democrazia, la liberazione delle donne e la libertà sono ipocrisie pure e semplici per confondere e ingannare le masse. Si è visto più e più volte come le condizioni delle masse e i diritti delle donne non siano migliorati per niente. Nell’ultimo mese, il consiglio religioso dell’Afghanistan sotto occupazione imperialista ha decretato il divieto per le donne di lavorare a fianco agli uomini, di andare al mercato da sole e di fruire di un’istruzione in comune con gli uomini. La Cia ha collaborato con molte fazioni talebane e sta negoziando con molte altre. Ma le fazioni i cui leader fanno negoziati e accordi subiscono delle scissioni immediate ad opera degli elementi più estremisti. Così, la violenza si accentua ancora di più.

Questa guerra è andata malissimo per gli imperialisti. Le infiltrazioni talebane nell’esercito afghano sono cresciute così come l’uccisione da parte loro di soldati e mercenari occidentali. La pressione per il ritiro delle truppe sta montando nei paesi europei occupanti e negli Usa. Più del 65% degli statunitensi vuole un ritiro immediato. Sarkozy ha già annunciato il ritiro delle truppe francesi nel 2013. Altre potenze europee lo stanno seguendolo. Il dilemma che si trovano di fronte gli imperialisti è che se si ritirano perdono i propri interessi, ma se restano vanno verso una sconfitta umiliante.

Cinesi, russi, indiani e altre potenze regionali con aspirazioni imperialiste stanno volteggiando come avvoltoi per saccheggiare le risorse minerarie, e non solo, dell’Afghanistan. Lo Stato pakistano ha la sua politica di cosiddetta “profondità strategica” con ambizioni imperialiste. La Linea Durand che divise il permeabilissimo confine Afghanistan-Pakistan è stato tracciato dal raj britannico per la sua politica di divide et impera. Questa divisione è oggi divenuta superflua.

Non è detto che la situazione in Afghanistan peggiori per forza dopo il ritiro della Nato. A parte tutte le prospettive pessimiste sollevate dagli analisti ufficiali, esiste anche la possibilità di una prospettiva rivoluzionaria in Afghanistan. Dopo tutto l’Afghanistan ha fatto una rivoluzione che ha rovesciato il sistema capitalista nel 1978, almeno temporaneamente. Ma non ci possono essere due rivoluzioni separate in Pakistan e Afghanistan.

Il futuro del paese è legato in maniera indissolubile alla rivoluzione in tutto il subcontinente indiano.

*direttore della rivista maxista “the Struggle”, Pakistan

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