Breadcrumbs


Il sequestro della cooperante italiana Clementina Cantoni ha riportato all’attenzione del grande pubblico la situazione in Afghanistan. 

Se in Iraq le difficoltà dell’avventura imperialista sono sulle prime pagine di tutti i quotidiani, nonostante i periodici nonchè maldestri tentativi americani di proclamare la sconfitta degli insorgenti e l’inizio di una nuova “era democratica”, meno noti sono invece i problemi che gli Usa e le forze della “coalizione dei volenterosi” si trovano a dover affrontare in Afghanistan. Troppo presto celebrata come la vittoria della “democrazia da esportazione”, l’operazione “Enduring Freedom” si sta velocemente convertendo in una spiacevole sorpresa per i sostenitori della politica estera di Washington.

Il “caso afgano” ripropone molte delle ipocrisie viste anche nella sporca guerra irachena. Karzai è poco più che una figura simbolica, mentre il paese è totalmente in mano ai signori della guerra che, avvalendosi delle proprie milizie, riportano le violenze e le imposizioni del vecchio regime talebano.

L’autorità assoluta di questi integralisti è per lo più tollerata dalle forze militari della coalizione. Tra i Signori della guerra troviamo infatti vecchi alleati degli Usa nella guerra del 2001, come Dostum, il signore di Mazar-i-sharif, ambigui personaggi con i quali vale la pena stringere accordi nella misura in cui continuano ad essere garantiti gli interessi strategici degli Usa (in primo luogo, la costruzione di oleodotti nella regione). Questi dettagli potrebbero anche essere accettati dagli imperialisti se non fosse che il consolidamento dei signori della guerra si intreccia con il crescente malcontento della popolazione stremata da anni di guerre, occupazioni militari e dalla promessa di una ricostruzione mai effettivamente iniziata. Karzai non è più neanche il “sindaco di Kabul” dal momento che violente manifestazioni anti-americane, che spesso richiedono l’intervento militare degli eserciti occupanti, sono all’ordine del giorno anche nella capitale. Grottesco che per frenare l’ultima violenta esplosione di rabbia in Afghanistan, il governo americano abbia ordinato alla stampa di cessare con la diffusione delle notizie riguardanti le torture e le umiliazioni che i prigionieri afgani devono soffrire dentro la base militare di Guantanamo.

Il fatto che gli Stati Uniti si trovino alla corda anche in Afghanistan è testimoniato dal pressing che Washington sta facendo negli ultimi mesi affinché i talebani tornino legittimati sulla scena politica, cercando così di renderli meno pericolosi. Questa è infatti la chiave di lettura che ci permette di interpretare l’amnistia proposta da Karzai nei confronti del mullah Omar, la storica guida dei talebani. Infine, non possiamo dimenticare la condizione delle donne costrette ancora a vivere sotto una burqa per potersi salvare la vita, vittime della legge coranica che continua ad uccidere con la lapidazione. Le trame, i soprusi e le violenze continuano in Afghanistan.

La barbarie messa insieme da un micidiale mix di oppressione imperialista, oscurantista e feudale continua ad essere la norma. Di fronte a tutto questo il movimento operaio e giovanile in Italia deve tornare a mobilitarsi per il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan. Le organizzazioni dei lavoratori e del movimento studentesco devono stringere rapporti di solidarietà con quegli attivisti di sinistra e con quelle organizzazioni (come la Lega dei Socialisti Rivoluzionari Iraniani o la tendenza “the Struggle”- sinistra marxista del Partito del Popolo Pakistano) che sfidano le forze fondamentaliste ed imperialiste e si battono contro la barbarie che il capitalismo assegna in sorte alle popolazioni dell’Asia centrale.

23 maggio 2005 

Joomla SEF URLs by Artio