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L’arresto dei tre volontari di Emergency, Matteo Pagani, Marco Garatti e Matteo Dell'Aira, in Afghanistan costituisce un salto di qualità nelle manovre delle truppe Nato e del governo di Karzai. Ad una settimana dall’arresto, è evidente anche al più ingenuo dei bambini che il ritrovo di materiale esplosivo all’interno dell’ospedale di Lashkar-gah e l’accusa di preparare un attentato contro il governatore della provincia di Helmand non sono altro che una colossale montatura.
Lo scopo di questa messa in scena è quello di eliminare un testimone scomodo come la Ong italiana in una regione, quella del sudovest afgano, al centro di una offensiva delle truppe occidentali, l’operazione Moshtarak. Un ospedale indipendente in una zona di guerra non si può assolutamente tollerare. L’obiettivo è stato totalmente raggiunto, visto che il governo afgano ha preso il controllo dell’ospedale di Lashkar-gah e Emergency ha abbandonato la regione di Helmand.

L’acredine di Karzai e dei suoi servizi segreti nei confronti dell’organizzazione di Gino Strada risale ad alcuni anni fa: molti infatti non hanno digerito il protagonismo di Emergency nella liberazione del giornalista di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo, avvenuta nel 2007.

Il governo Berlusconi ha svelato il suo atteggiamento totalmente succube nei confronti di chi comanda realmente in Afghanistan: Washington e Londra. Frattini e La Russa in un primo momento hanno appoggiato senza battere ciglio l’azione delle truppe Isaf e dei servizi afgani, salvo poi di fronte alle proteste crescenti dell’opinione pubblica, fare un parziale passo indietro. Oggi il governo a parole si impegna per la liberazione dei tre italiani, ma il dato politico più rilevante è che accetta totalmente la logica che sta dietro al complotto contro Emergency.

E non potrebbe essere altrimenti, visto che l’Italia ha il comando delle truppe Isaf nella regione occidentale di Herat ed ha aumentato costantemente il suo impegno nel paese. Oggi infatti con tremila soldati impiegati, l’Italia è la quarta forza del contingente, dietro soo a Usa, Gran Bretagna e Germania.

L’impegno dell’Italia aumenta in una guerra la cui fine non è dato prevedere. Dal 2001 Nato e Usa occupano l’Afghanistan ma i talebani non solo non sono stati sconfitti ma controllano regioni sempre più vaste. Karzai è al potere dal lontano 2001, ma solo sulla base dell’appoggio fornito dall’imperialismo e dei pesanti brogli elettorali utilizzati per la sua rielezione a presidente nell’agosto scorso. Obama vorrebbe disfarsene ma è terrorizzato dalle conseguenze di un tale gesto, cioè di ritrovarsi un paese ancora più ingovernabile.

Si ha l’impressione che l’Afghanistan non sia più l’obiettivo principale delle azioni militari americane. Come spiega il generale Fabio Mini al Manifesto il 13 aprile: “Tutto il settore al confine con l'Iran pullula di soldati di Isaf e americani. Ad Herat e Farah, nei settori teoricamente sotto il comando italiano e dove i talebani sono assenti fin dal 2001, le forze americane sono triplicate. Molti segnali indicano un possibile cambiamento di obiettivo strategico da parte americana: dall'Afghanistan ed i suoi problemi interni si è passati prima al Pakistan, poi al complesso Pakistan e Afghanistan e ora all'Iran sempre rimanendo in Afghanistan.” Un ridispiegamento delle forze Nato e Usa per usare l’Afghanistan come base di partenza per nuove avventure in Asia centrale, o anche solo per mettere sempre più pressione a paesi come l’Iran: questa potrebbe essere la nuova strategia del “premio nobel per la Pace”, Barack Obama.

Un progetto che dobbiamo contrastare con tutte le forze e che è invece assecondato da Berlusconi e soci, e che non trova alcuna opposizione nel parlamento italiano.

Infatti mentre Pd e Idv si disperano per l’arresto degli operatori di pace di Emergency, non pensano affatto di mettere in discussione la missione italiana in Afghanistan. E questo avviene non solo attraverso il loro silenzio assordante sulla questione, ma anche in pratica. Poco più di un mese fa infatti il rifinanziamento della missione italiana è stato approvato da tutto il parlamento, con solo due voti contrari e l’astensione dell’Italia dei valori, giustificata così da Di Pietro: “non potevamo lasciare senza supporto alcuno chi va all’estero a lavorare per la Patria”. A lavorare per la Patria e, aggiungiamo noi, a coprire operazioni ignobili come quella del complotto contro Emergency.

Non ne possiamo veramente più del pacifismo di maniera che pervade l’opposizione parlamentare.

Chi ha veramente a cuore il destino dei tre volontari deve lottare per il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan. Solo in questo modo potremo infliggere un colpo importante alle strategie dell’imperialismo e sostenere chi, come Emergency ma non solo, è sempre stato in prima linea contro l’occupazione militare.

Una delle ragioni principali della crisi delle mobilitazioni contro la guerra in questi ultimi anni è stato infatti il comportamento del centrosinistra, Prc compreso, che ha sostenuto quando era al governo la missione Isaf, privando totalmente i movimenti di una sponda politica.

L’esperienza in Iraq e in Afghanistan, ma anche quella dei Balcani dimostra che non ci possono essere “missioni militari di pace” in questo sistema capitalista. Esse si tramutano infatti sempre in missioni di occupazione a difesa degli interessi dell’imperialismo o del governo corrotto di turno che i “nostri ragazzi” corrono a salvare. È solo da questa consapevolezza che si può ricostruire un movimento di massa contro la guerra, di cui la giornata di domani  a Roma può rappresentare un momento importante.

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