Breadcrumbs

Dopo settimane di scontri e di manifestazioni di massa, il presidente del Madagascar, Ravalomanana, si è dimesso. Al suo posto si è insediato l’ex sindaco della capitale Antananarivo, Rajoelina. Le proteste che hanno travolto Ravalomanana sono scoppiate per le intollerabili condizioni di vita in cui si trova la maggior parte della popolazione malgascia.
L’ex presidente aveva condotto in questi anni una politica totalmente asservita alle multinazionali e all’imperialismo. Si calcola infatti che addirittura un terzo dell’isola era stata venduta alla compagnia sudcoreana Daewoo per coltivarla con piante destinate alla produzione di biocarburanti. Determinante, come spiega l’articolo tratto da www.marxist.com, è stata la spaccatura avvenuta all’interno delle Forze armate che nella loro maggioranza hanno deciso di schierarsi dalla parte degli insorti.
 
20 marzo 2009
 
---


Madagascar: le truppe si rifiutano di sopprimere la protesta


Domenica 8 marzo la crisi e il malcontento sociale ha colpito in modo diretto un reparto di soldati dell’esercito malgascio, appartenenti al genio e al personale amministrativo, a cui era stato ordinato di caricare un corteo di protesta. I soldati, dopo essersi rifiutati di sparare sui manifestanti e di reprimere così una manifestazione antigovernativa, hanno dichiarato che non avrebbero più obbedito ad alcun ordine da parte del Governo.

Ecco le parole di un soldato ribelle: “Non prenderemo più ordini dall’alto, stiamo seguendo i nostri cuori, siamo stati addestrati a proteggere la proprietà e i cittadini, non per sparare alla gente.  Noi stiamo dalla parte della gente.”

I 600 soldati ben addestrati ed equipaggiati del campo militare Camp Capsat nei sobborghi della capitale, Antananarivo, sono già preparati a rispondere ad un attacco da parte della Guardia Presidenziale.

Questi drammatici eventi ci ricordano una poesia di Brecht: "Generale, il tuo carro armato è una macchina potente

Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.


Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.


Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

Questi soldati in Madagascar sono stati obbligati dagli avvenimenti a pensare. Usando le loro stesse parole, sono stati addestrati a difendere la gente, non a spararle. E ora si oppongono alla furia della classe dominante e della casta degli ufficiali.

Talbot Antonin Alexis, Direttore generale della Polizia malgascia, ha richiamato all’unità tra polizia, forze armate e gendarmeria in un disperato tentativo di riportare l’ordine.  Il Ministro della Difesa, Mamy Ranaivoniarivo ha ben chiarito lunedì scorso che sarebbe stato necessario prendere “provvedimenti di tipo militare all’interno dell’esercito”.  Ovviamente il Ministro non ha specificato cosa intendesse per “provvedimenti di tipo militare”. Ciò spiega perché i soldati si sono preparati a uno scontro.

Il Governo ha accusato i soldati ribelli di ammutinamento, cosa che i soldati negano di aver fatto. Secondo loro, hanno semplicemente rifiutato di essere usati contro civili in manifestazione. Il Colonnello Noel Rakotonandrasana, portavoce dei soldati ribelli, sottolineando questo punto, ha spiegato che”non possiamo accettare la repressione della popolazione civile”.

Tutto ciò accade in un momento critico in Madagascar. Questi eventi si sono svolti in un contesto di aspra lotta per il potere tra l’oppositore Rajoelina e il Presidente Marc Ravalomanana. All’inizio di quest’anno Andry Rajoelina, principale leader dell’opposizione, ha indetto numerose manifestazioni di protesta contro il presidente, Marc Ravalomanana che, non avendo gradito, ha ordinato ai servizi segreti di catturare Rajoelina, sparito dalla circolazione per precauzione.

Ciò che ha provocato la ribellione dei soldati è stato l’uso dell’esercito per reprimere la crescente ondata di protesta che attraversa il paese. Dall’inizio dell’anno circa 100 persone sono state uccise dai militari nelle piazze. In febbraio un corteo di protesta in marcia verso il palazzo presidenziale è stato fermato da una brutale repressione che ha causato la morte di 28 manifestanti.

La maggior parte dei venti milioni di abitanti del Madagascar vive in una povertà assoluta: più della metà della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. Come la maggior parte dei paesi africani, il Madagascar è stato costretto dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale ad applicare i cosiddetti programmi di “adeguamento strutturale”. che implicano massicce privatizzazioni e l’apertura dei propri mercati alle potenze industrializzate. Durante l’ultima recessione del 2001-2002 una grave crisi politica aveva già colpito duramente il paese facendo crollare il PIL del 12%. L’anno scorso l’inflazione si attestava oltre il 9%, colpendo ulteriormente le masse già parecchio impoverite.

Il risultato delle elezioni presidenziali del 2001 era stato contestato ma nell’aprile 2002 l’Alta Corte Costituzionale aveva dichiarato Ravalomanana vincitore, rieletto in seguito anche nel 2006. Da allora, la crisi globale ha peggiorato le già difficili condizioni di vita delle masse e le cosiddette riforme ultraliberiste di Ravalomanana sono ora sotto gli occhi di tutti per ciò che realmente sono, un attacco contro i lavoratori dell’isola.

Rajoelina, descritto dai media come “carismatico e giovane uomo d’affari”, possiede una propria televisione e alcune stazioni radio. È stato sindaco della capitale fino a poco tempo fa, ha usato la sua posizione per attaccare il Governo, strumentalizzando la rabbia dilagante tra le masse. In un tale contesto anche i ranghi dell’esercito sono stati interessati dalla crisi: oltre a rifiutarsi di sparare contro i lavoratori, i soldati si sono lamentati della paga troppo scarsa e denunciato l’appropriazione indebita di notevoli somme di denaro da parte dei loro superiori.

Ciò che è peggio in tutto questo è la mancanza di un partito di massa con un programma davvero socialista che possa unire i lavoratori, i poveri e i soldati contro la classe dominante. Nel 1972 il Partito per il Potere Proletario (MFM) fu fondato come un partito di sinistra, all’opposizione. Purtroppo, com’è successo a molte forze di sinistra nel passato, il Partito ha poi abbandonato le sue posizioni di sinistra per sposare in pieno le idee del liberismo: cambiato il proprio nome in Movimento per il Progresso del Madagascar, ha perso progressivamente elettori fino a rimanere fuori dal Parlamento.

Nel vuoto politico che esiste nel paese lo scontro oggi avviene tra due esponenti della borghesia. Ma il movimento delle masse e la rivolta nelle file dell’esercito mostra abbastanza chiaramente che c’è il potenziale per qualcosa di molto più grande.

Dopo l’ammutinamento delle Guardie Frontaliere del Bangladesh, questa rivolta di soldati in Madagascar evidenzia ciò che i Marxisti hanno sempre sostenuto: durante i periodi di crisi, quando le masse cominciano a muoversi, i soldati, “lavoratori in uniforme” figli di operai e contadini, possono rivoltarsi contro i loro ufficiali, rifiutarsi di essere usati contro le masse e passare quindi dalla parte della Rivoluzione. I “corpi di uomini armati” non sono sempre stati affidabili per la classe dominante.  Ciò che abbiamo visto in Bangladesh e Madagascar indica quanto profonda sia diventata la crisi: un buon presagio per i lavoratori di tutto il mondo, che richiede però dirigenti rivoluzionari per trasformarsi in una forza in grado di cambiare la società in senso socialista.

 

PS: dopo la pubblicazione dell’articolo una parte dell’esercito ha occupato il Ministero della Difesa e obbligato il Ministro della Difesa a rassegnare le dimissioni.

12 marzo 2009

Joomla SEF URLs by Artio