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Il 9 gennaio del 2012 in Nigeria si è fatta la storia: a Lagos, in migliaia hanno risposto all’appello dell’Organizzazione del Lavoro e della Società Civile (LASCO) ad organizzare uno sciopero generale e una protesta di massa a livello nazionale che esprimesse la rabbia contro i recenti incrementi dei prezzi della benzina annunciati dal governo quidato da Goodluck Johnatan, il primo gennaio di quest’anno.

da www.marxist.com

LASCO comprende i due centri sindacali più importanti in Nigeria, l’NLC (Nigeria Labour Congress, congresso nigeriano per il lavoro) e il TUC (Trade Union Congress, congresso dei sindacati), come anche il JAF (Joint Front Action, fronte per l’azione comune) che rappresenta l’organizzazione di sostegno delle associazioni per il lavoro della società civile.

Dalle 7 di mattina, tantissimi lavoratori si sono radunati davanti alla sede della NLC di Yaba, a Lagos, tradizionale concentramento delle manifestazioni di massa in Nigeria. La manifestazione ha avuto inizio in un clima di grande entusiasmo e si potevano leggere moltissimi slogan sulle bandiere e sui cartelloni fatti a mano, tra questi i principali erano: ‘ne abbiamo abbastanza!’, ‘no alla rimozione dei sussidi per la benzina’ e ‘Johnatan deve andarsene!’.
La portata storica delle manifestazioni si può riscontrare principalmente dai numeri della gente scesa in piazza: più di 300mila persone accorse per protestare contro l’aumento del prezzo della benzina e il crollo del tenore di vita. Mai nella storia Lagos aveva assistito ad un movimento così grande e ad una tale unanimità nelle richieste portate avanti.
La rabbia era tangibile, senza precedenti e, oltre ad una massiccia presenza di lavoratori e rappresentanti dei ceti sociali più poveri, c’era anche una ingente presenza di rappresentanti della classe media. I più in vista tra questi erano i medici, radunati sotto le bandiere della NMA (Nigeria Medical Association, l’associazione dei medici nigeriani), venuti con le loro divise di reparto e con le ambulanze piene di medicinali per aiutare i manifestanti in caso di emergenza; gli avvocati dell’associazione degli avvocati della Nigeria e l’organizzazione di sostegno legale si sono unite anch’esse alle proteste, mentre i membri dello Staff Accademico dell’Unione Universitaria hanno partecipato con le loro toghe accademiche.

È stato un bello spettacolo.
In conformità alle direttive delle organizzazioni sindacali, per uno sciopero che paralizzasse il paese, tutti i negozi, gli uffici e i centri commerciali sono rimasti chiusi. I viali, solitamente molto trafficati, e le principali vie della città, erano deserti.
I manifestanti hanno percorso circa 10 km senza mostrare segni di stanchezza, cantando canzoni rivoluzionarie e riversando allo stesso tempo insulti e maledizioni sul governo Jonathan e i suoi accoliti.
La lunga e imponente manifestazione è sfociata in un grande assembramento al parco Gani Fawehinmi a Ojota, dove si erano già radunate decine di migliaia di persone. Neanche a dirlo, la richiesta di copie del nostro giornale, Workers Alternative (l’Alternativa dei lavoratori, giornale del gruppo nigeriano che fa riferimento alla Tendenza Marxista Internazionale, ndr), è stata la più alta di tutti i tempi ed il totale delle copie vendute si è aggirato attorno alle 350.
Tutti erano d’accordo sul fatto che le strade continueranno ad essere occupate dai manifestanti finchè il governo Johnatan non abbasserà il prezzo della benzina e finchè non saranno accettate tutte le altre richieste.
Resoconti dalle altre manifestazioni in tutto il Paese hanno mostrato un clima simile a quello registrato nella manifestazione di Lagos. Nelle maggiori città della Nigeria, sia al nord che al sud, si è registrato il più grande sciopero di sempre. Ci sono state manifestazioni ad Abuja, la capitale federale nella Nigeria centrale, così come in altre città come Kano, Sokoto, Zamfara, Kaduna, Bauchi etc., nel nord del Paese.
Le istituzioni pubbliche e finanziarie sono rimaste chiuse. Le stesse testimonianze sono arrivate da tutte le citta del sud. Lo sciopero generale, con le relative manifestazioni, si è tenuto ad Ibadan, Osgbo, Abeokuta, Akure, Benin, Asaba, Owerri, Calabar, Port Hartcou, etc.
Ciò che risulta ovvio, da questi resoconti, è che la classe operaia in Nigeria, che sta partecipando agli scioperi generali su scala nazionale e alle proteste di massa, ha visto la fallacia delle argomentazioni del governo e le sue pavide scuse sulla rimozione dei sussidi sulla benzina.
Degno di nota il fatto che il ritmo di questo movimento insurrezionale sta gradualmente crescendo, a partire dalla richiesta di ripristinare il prezzo originario della benzina (N65 al litro), mentre ora c’è una crescente richiesta delle dimissioni del Presidente Jonathan.
È comunque importante, in questa fase, approfondire le attuali richieste all’interno di un coerente programma politico che costituisca il legame tra le proteste contro l’incremento del prezzo della benzina e le altre richieste rimaste inascoltate. Queste includono, anche se non si limitano a questo, un vero salario minimo, il sistema nazionale sanitario gratuito, educazione gratuita a tutti i livelli, un vero sistema pensionistico a livello nazionale, la costruzione di raffinerie di petrolio pubbliche e la nazionalizzazione dei centri fondamentali dell’economia, oltre ad altre richieste di carattere socialista. Più importante di tutto è che questo movimento dovrebbe possa aspirare a mettere in piedi urgentemente una piattaforma politica indipendente, organizzata attorno alle strutture di LASCO su scala nazionale.
Questo è solo l’inizio della rivoluzione in Nigeria!

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