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Sciopero generale contro il caro petrolio

dal sito web In Defence of Marxism

La Nigeria è sconvolta da un nuovo sciopero generale contro le politiche del Presidente Obasanjo. Il paese africano è uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio, ma la stragrande maggioranza dei suoi abitanti non gode affatto dell’aumento dei prezzi del greggio. Tutti i profitti vengono intascati dalle grandi multinazionali e dalla borghesia locale.

Cento lavoratori bruciati vivi dopo che il padrone li aveva chiusi in fabbrica

Spesso siamo soliti citare la famosa frase di Lenin secondo cui il capitalismo è “orrore senza fine”. Ciò che è successo recentemente in una fabbrica nigeriana è una storia fra le più orribili. Non è un racconto dell’Ottocento ma una storia operaia nel Ventunesimo secolo. Il padrone aveva bisogno di dormire, così è tornato al suo alloggio e per essere sicuro che nessun lavoratore uscisse dallo stabilimento ha chiuso a chiave la porta. La conseguenza è stata che cento lavoratori nigeriani sono morti carbonizzati. Abbiamo bisogno di ulteriori motivazioni per abbattere questo sistema capitalista?

Questo articolo è stato pubblicato nell’ultimo numero di maggio del perodico marxista nigeriano “Workers’ Alternative” col titolo “Il capitalismo significa fame, povertà e morte”. E’ proprio così!


Dietro la maschera “democratica” del re si nasconde una feroce dittatura

Al nuovo re del Marocco Mohammed VI piace presentare il paese sul quale regna dal 1999 come uno Stato che si muove rapidamente verso la modernità e la democrazia e ha recentemente affermato nel corso di un intervista a Le Figaro, uno dei principali giornali francesi, che il suo obiettivo è quello di instaurare una monarchia stabile e democratica.

Esplode il movimento contro il regime

 La stampa italiana ha quasi completamente nascosto l’insurrezione che da più di due mesi sta scuotendo l’Algeria. L’irruzione violenta e spontanea sulla scena politica delle masse algerine è un sintomo di come nel mondo ex-coloniale i lavoratori ed i giovani non siano più disposti a vivere come prima e sfidino apertamente anche i regimi più repressivi (lo stato algerino, oltre all’esercito, conta circa 300.000 uomini arruolati in reparti speciali armati). In tutto il mondo arabo, già scosso dall’Intifada, giovani e lavoratori sono entusiasti. Questa regione del mondo sta diventando una polveriera. Il re del Marocco è preoccupatissimo della stabilità nel suo paese e ha vietato ogni manifestazione di solidarietà col popolo algerino. Anche la Francia, dove vivono un milione di algerini, potrebbe essere toccata da questo movimento.

La rivoluzione

contadina e il regime di Mugabe

Negli ultimi mesi i mass media hanno rivolto la loro attenzione su quanto avveniva in Zimbabwe, dove i contadini senza terra, giovani, disoccupati ed ex militari della guerra d’indipendenza hanno occupato le grandi fattorie agricole dei proprietari bianchi. La morte di alcuni di questi è stata utilizzata per dire che si trattava di una sommossa dominata da bande di teppisti. Nessun governo occidentale si è preoccupato quando Tsvangirai, leader della confederazione sindacale dello Zimbabwe, è stato brutalmente malmenato dagli squadristi al soldo del governo e spedito in carcere, né quando la sede centrale del sindacato è stata incendiata.

Adesso che 50 o 60 mila contadini poveri stanno occupando un migliaio di fattorie, presentano questo movimento come il frutto dei pregiudizi razzisti contro le famiglie bianche lavoratrici ad opera di neri invidiosi e vendicativi.

Nigeria
Vento di rivoluzione

Ieri a Lagos ha preso il via una serie di manifestazioni di protesta organizzate dai sindacali e da gruppi della società civile che coinvolgerà altre regioni nigeriane con un gran finale previsto ad Abuja, la capitale.

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