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Oltre un milione di lavoratori sudafricani del pubblico impiego ha iniziato uno sciopero nazionale a oltranza a partire da mercoledì 18 agosto per rivendicare aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro. Lo sciopero è ormai entrato nella seconda settimana e il governo ha lanciato una repressione senza precedenti nei confronti dei lavoratori in lotta.

  da www.marxist.com

I lavoratori hanno intrapreso l'azione di lotta per rivendicare aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro. Colpiti soprattutto scuole e ospedali con picchetti che in tutto il paese hanno fermato innumerevoli attività. I sindacati (principalmente quelli affiliati a COSATU, NEHAWU e SADTU ma anche alcuni legati all’ILC) chiedono aumenti salariali dell’8,6%, in grado di combattere l’inflazione, ma anche contributi sugli affitti dell’ordine di 1.000 rand ed altri provvedimenti per migliorare le loro condizioni di vita.

Questo sciopero a oltranza è stato preceduto da quello del 10 agosto, pienamente riuscito, con 10.000 manifestanti a Città del Capo e 20.000 a Tshwane. Questa prima mobilitazione, una sorta di avvertimento alla luce di ciò che sta avvenendo ora, ha costretto il governo ad alzare la propria proposta di aumento salariale fino al 7%, ritenuta comunque insufficiente dai sindacati.

In tutte queste mobilitazioni il sentimento prevalente è stata la rabbia nei confronti di un governo, quello di Jacob Zuma, che non sta mantenendo le promesse fatte al momento delle elezioni. L’attuale premier è giunto al potere dopo aver vinto il congresso dell’African National Congress di Polokwane del 2007. All’epoca un’alleanza tra gli attivisti locali di base dell’ANC, i sindacalisti del COSATU e il South African Communist Party, si mobilitò per sconfiggere la cricca destrorsa del presidente Mbeki, fortemente disprezzato in quanto simbolo delle politiche conservatrici portate avanti dal governo dell’ANC.

La maggioranza dei militanti di ANC e COSATU, pur non disposta a subire gli avvenimenti come dimostrato dall’ondata di scioperi e mobilitazioni partite subito dopo le elezioni del 2009 nelle comunità più povere per reclamare maggiori servizi, credeva che mettendo Zuma al posto di Mbeki le politiche governative avrebbero subito una svolta a proprio favore.

Quindici anni dopo la fine dell’apartheid quella sudafricana è ancora una società pesantemente diseguale, con profonde differenze tra ricchi e poveri (ulteriormente accentuatesi dopo la fine del vecchio regime) e secondo alcuni studi il 70% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Un milione di persone ha perso il proprio lavoro nel 2009, anno in cui l’economia ha subito una contrazione dell’ 1,8%. Il tasso reale di disoccupazione viaggia attorno al 40%, quello ufficiale al 25%.

La scarsità di abitazioni è ancora un problema cronico se i dati governativi stimano in 2,1 milioni le unità abitative necessarie per provvedere ai 12 milioni di persone che non hanno una casa decente e vivono in sistemazioni precarie. Si tratta di un tema centrale dell’attuale lotta dei lavoratori del pubblico impiego molti dei quali non guadagnano a sufficienza per potersi comprare una casa e non rientrano nei programmi abitativi del Reconstruction and Development  Programme (pacchetto di provvedimenti socio-economici elaborati dal governo dell’ANC di Mandela nel ’94 allo scopo di ridurre la povertà e combattere le gravi mancanze di servizi sociali ereditate dal regime dell’apartheid ndt).

I lavoratori, in particolare gli attivisti sindacali, considerano questo il loro governo, sanno di essere stati loro a portare Zuma al potere e quindi pretendono da lui che difenda i loro interessi e si occupi dei loro problemi. Il governo invece ha lanciato un’offensiva mediatica contro i lavoratori del pubblico impiego sostenendo che le loro richieste sono incompatibili con la mancanza di risorse, dipingendoli come privilegiati che vogliono sottrarre risorse ai servizi verso i poveri ecc…

Uno scioperante ha risposto così a queste accuse: “Il presidente e i suoi ministri guadagnano molto mentre per le persone che mandano avanti il paese con il loro lavoro restano solo le briciole. Non possiamo chiedere mutui a tasso agevolato, non possiamo permetterci un’automobile né dare una buona educazione ai nostri figli perché i nostri salari sono troppo bassi”.

In effetti mentre un ministro guadagna circa 143.000 rand al mese molti lavoratori del settore pubblico arrivano a malapena a 7.000. Un esempio riportato da Times Live cita il caso di Thabiso Mokoshane, 39 anni, capo del dipartimento linguistico alla scuola secondaria Kensington di Devland, vicino a Soweto, che arriva a 13.000 lordi. Ma al netto di tasse e dopo aver rimborsato i propri mutui a tasso agevolato non supera i 4.000, necessari a mantenere una famiglia di tre persone. Ecco i “privilegi” alla base dello sciopero.

Durante il primo giorno di mobilitazione il governo ha schierato la polizia contro i dimostranti. All’esterno di un ospedale di Soweto gli agenti hanno sparato proiettili di gomma e usato cannoni ad acqua nel tentativo di disperdere i picchetti. Il South African Democratic Teachers Union (SADTU, sindacato degli insegnanti democratici sudafricani) ha denunciato sempre l’uso degli stessi proiettili contro gli insegnanti in sciopero a KwaZulu Natal. Militanti sindacali hanno bloccato le principali strade a Gauteng. Ravvivando la grande tradizione rivoluzionaria dei lavoratori sudafricani, in tutta l’area urbana di Durban sono stati organizzati picchetti volanti. Autonominatisi “Bafana Bafana” (soprannome della squadra nazionale di calcio che ha partecipato alla recente Coppa del Mondo), attivisti sindacali, spostandosi rapidamente da un luogo all’altro, hanno bloccato edifici governativi e ospedali. “Abbiamo paralizzato gli ospedali St Aidan’s, RK Khan, Inkosi Albert Luthuli, Addington e King Edward” ha affermato il loro portavoce Sivuyile Ntshoko, che è anche rappresentante sindacale presso il King Edward del National Education, Health and Allied Workers’ Union (Nehawu, sindacato della scuola e della sanità pubblica), come riportato dall’agenzia Sapa.

In una vertenza distinta 31.000 membri del National Union of Metalworkers of South Africa (NUMSA, sindacato nazionale dei metalmeccanici del Sud Africa) del settore automobilistico hanno scioperato a oltranza dall’11 agosto chiedendo aumenti salariali del 15%, il divieto di utilizzo di crumiri in questo settore dell'industria fortemente sindacalizzato, il permesso pagato di 6 mesi per maternità e straordinari pagati oltre le normali 8 ore di ogni giorno lavorativo da lunedì a venerdì. Il NUMSA minaccia ora di allargare la mobilitazione all’indotto manifatturiero, ai venditori di ricambi e alle autorimesse.

Non è possibile sapere come queste vertenze si concluderanno. Di sicuro la rabbia è montata massicciamente tra i lavoratori e l’inizio dello sciopero ha dimostrato tutta la loro volontà di lotta. Il governo Zuma subirà la pressione dei potentati economici affinché dimostri di saper resistere a quella dal basso esercitata dai lavoratori organizzati, l’opinione pubblica borghese chiederà ai dirigenti del COSATU di fare concessioni. Nel 2007 uno sciopero analogo del pubblico impiego si concluse dopo un mese con un accordo per aumenti al di sopra dell’inflazione e una parziale vittoria dei lavoratori.

Contraddizioni nel programma dell’Alleanza di governo, necessità di un programma socialista

Lo sciopero del pubblico impiego evidenzia tutte le contraddizioni presenti nell’alleanza a tre tra ANC, COSATU e Partito Comunista. Mentre il governo Zuma ha preso una posizione intransigente contro le richieste dei lavoratori ci sono parecchi membri di SACP e COSATU seduti in parlamento come rappresentanti dell’ANC, oltre ad alcuni ministri. I dirigenti di SACP e COSATU dovrebbero porre loro una semplice domanda: questo governo fa gli interessi dei lavoratori o dei capitalisti?

Se non ci sono soldi per pagare salari adeguati ai dipendenti del pubblico impiego (infermieri, operatori sanitari, insegnanti, ecc…), per garantire una casa, un’istruzione e un lavoro decente questo accade perché, malgrado l’abbattimento dell’apartheid, il capitalismo è ancora in piedi. Una piccola minoranza della popolazione di colore si è massicciamente arricchita elevandosi a livello dei capitalisti, soprattutto tramite i cosiddetti Black Economic Empowerment (accordi che consentono alla nuova borghesia di colore di disporre di una considerevole parte del potere economico e finanziario prevedendo il possesso di quote azionarie e la presenza nei Consigli di amministrazione da parte della popolazione di colore ndt). Per esempio, secondo un accordo di questo tipo recentemente annunciato, Acelor Mittal trasferirà il 25% delle proprie azioni ad investitori di colore, con 900 milioni di rand di queste che finiranno nelle mani del figlio di Zuma, Duduzane.

Un pugno di dirigenti dell’ANC e di nuovi capitalisti neri ha beneficiato di questi accordi (come alcuni ex dirigenti del COSATU) ma le condizioni di vita della schiacciante maggioranza dei lavoratori sudafricani sono sostanzialmente migliorate di poco se non di nulla.

L’alleanza tra il Cosatu e il Sacp è stata determinante alla conferenza di Polokwane dell’Anc del 2007 per rimuovere dalla direzione del partito la destra rappresentata da Thabo Mbeki e sostituirlo con Zuma, che era percepito come più di sinistra, o almeno maggiormente a contatto con le idee della base.

Nel corso di questo sciopero la reale natura di Zuma è stata svelata chiaramente.

La spaccatura tra il governo e i dirigenti del Cosatu è sempre più profonda. Nei comizi, questi ultimi ricordano a Zuma che è stato eletto grazie all’appoggio del movimento operaio organizzato e che se non è disposto a cambiare linea si schiereranno contro di lui come hanno fatto contro Mbeki.

Gli scioperi attuali dovrebbero essere accompagnati da una seria e profonda campagna a favore di politiche socialiste all’interno dell’Anc. Sulla base di un chiaro programma socialista i membri di SACP e COSATU dovrebbero organizzarsi in una tendenza socialista di sinistra dentro il partito che potrebbe rapidamente ottenere il sostegno della schiacciante maggioranza dei suoi militanti di base (come dimostrano gli esiti del congresso di Polokwane).

I giovani dell’ANC si sono già espressi in favore della nazionalizzazione delle miniere. Malgrado le critiche che si potrebbero muovere ai limiti della proposta o allo stesso leader dei giovani Malema, l’idea dovrebbe essere sicuramente presa in carico dai dirigenti di SACP e COSATU, che potrebbero portare la proposta in discussione al parlamento organizzando in parallelo una campagna di mobilitazione di massa in appoggio alla proposta stessa.

In sostanza, mentre i dirigenti di SACP e COSATU hanno appoggiato l’Alleanza dirigendo il voto popolare e operaio verso l’ANC, i suoi dirigenti al potere hanno perseguito politiche di appoggio al capitale. È tempo di invertire la rotta, ma ciò richiede un cambio d’orientamento politico da parte del SACP. I

nvece delle solite vecchie argomentazioni sulla necessità di un’astratta “rivoluzione democratica nazionale” prima che possa essere posta la questione del socialismo, ci vorrebbe il chiaro riconoscimento del fatto che, all’interno del recinto capitalistico, non sono possibili né la liberazione nazionale né una democrazia comunque priva di significato. La lotta per il socialismo, cioè la nazionalizzazione sotto controllo operaio di banche e compagnie assicurative, miniere e grandi monopoli che tuttora dominano sull’economia sudafricana, dovrebbe avere la priorità assoluta. Ciò permetterebbe lo sviluppo di un piano economico democratico per risolvere gli urgenti problemi, largamente irrisolti negli ultimi 16 anni, che riguardano il lavoro, l’educazione, la salute e le questioni abitative.

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