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Per tre settimane oltre un milione di lavoratori del pubblico impiego hanno bloccato il Sudafrica, scendendo in sciopero per rivendicare aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro. Colpiti soprattutto scuole e ospedali con picchetti che hanno fermato innumerevoli attività. I sindacati chiedevano aumenti salariali dell’8,6%, in grado di combattere l’inflazione, ma anche contributi sugli affitti dell’ordine di mille rand ed altri provvedimenti per migliorare le loro condizioni di vita.

 

Il 7 settembre i sindacati affiliati al Cosatu (la confederazione generale) hanno annunciato che sospendevano lo sciopero, dato che il governo aveva fatto alcune concessioni parziali, come l’aumento del 7,5% dei salari.

In tutte queste mobilitazioni il sentimento prevalente è stata la rabbia nei confronti di un governo, quello di Jacob Zuma, che non sta mantenendo le promesse fatte al momento delle elezioni. L’attuale premier è giunto al potere dopo aver vinto il congresso dell’African National Congress di Polokwane del 2007. All’epoca un’alleanza tra gli attivisti locali di base dell’Anc, i sindacalisti del Cosatu e il South African Communist Party, si mobilitò per sconfiggere la cricca destrorsa attorno all’allora presidente Mbeki, in grande calo di consensi in quanto simbolo delle politiche conservatrici portate avanti dal governo dell’Anc.

La maggioranza dei militanti di Anc e Cosatu, pur non disposta a subire gli avvenimenti come dimostrato dall’ondata di scioperi e mobilitazioni partite subito dopo le elezioni del 2009 nelle comunità più povere per reclamare maggiori servizi, credeva che mettendo Zuma al posto di Mbeki le politiche governative avrebbero subito una svolta a proprio favore.

Quindici anni dopo la fine dell’apartheid quella sudafricana è infatti ancora una società pesantemente diseguale, con profonde differenze tra ricchi e poveri (ulteriormente accentuatesi dopo la fine del vecchio regime) e secondo alcuni studi il 70% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Un milione di persone ha perso il proprio lavoro nel 2009, anno in cui l’economia ha subito una contrazione dell’1,8%. Il tasso reale di disoccupazione viaggia attorno al 40%, quello ufficiale al 25%.

All’inizio il governo ha usato la mano dura contro gli scioperanti, mandando la polizia e l’esercito contro i picchetti e lanciando una campagna di odio verso i lavoratori “fannulloni” sui mass media.

È stata solo la minaccia di uno sciopero generale di tutte le categorie, che avrebbe goduto del pieno appoggio del sindacato dei minatori, a costringere il governo a tornare al tavolo delle trattative e ad aprire ai sindacati.

Il compromesso raggiunto ha scontentato la base di diversi sindacati, che ha respinto l’accordo, valutando che si potesse ottenere molto di più. L’accordo è stato bocciato ad esempio dal sindacato degli insegnanti Sadtu e da quello del lavoratori della sanità, Nehawu.

Per tale motivo i vertici sindacali hanno deciso di prendersi ancora 21 giorni “per completare le consultazioni sulla bozza di accordo” e per fare sbollire la rabbia della base.

Lo sciopero del pubblico impiego evidenzia tutte le contraddizioni presenti nell’alleanza a tre tra Anc, Cosatu e Partito Comunista (Sacp). Mentre il governo Zuma prendeva una posizione intransigente contro le richieste dei lavoratori, parecchi membri di Sacp e Cosatu seduti in parlamento come rappresentanti dell’Anc, oltre ad alcuni ministri, criticavano l’operato del governo.

L’ala giovanile dell’Anc ha appoggiato lo sciopero e nell’ultimo periodo ha richiesto a gran voce che il governo adotti misure radicali come la nazionalizzazione delle miniere. Il presidente della Gioventù comunista, David Masondo, ha pubblicamente criticato “quei miliardari neri associati al movimento di liberazione che sono pappa e ciccia con il mondo degli affari bianco”.

Queste differenze si approfondiranno, insieme all’inasprirsi della lotta di classe, di cui lo sciopero appena concluso è solo un anticipo. All’interno di questo scontro la necessità di un’alternativa socialista alla politica procapitalista del governo dell’Anc diverrà sempre più impellente.

* dal sito www.marxist.com

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