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 Parte seconda

Oggi sappiamo che i cambiamenti climatici non saranno distribuiti equamente. Un aumento medio di due gradi della temperatura globale comporterà aumenti di molto superiori ai poli. Il clima globale è il risultato della distribuzione su tutta la terra del calore irradiato dal sole. Il calore va dall’equatore ai poli e non si distribusce in modo uniforme. Se la temperatura media dell’equatore aumentasse di un grado ciò comporterebbe un aumento medio delle temperature ai poli di 6,5º! Ciò provoca che una parte sempre più grande dell’Oceano Artico durante l’estate si sciolga.

 

Parte prima 


Il 4 maggio a Bangkok l’Ipcc, (Inter-governamental Panel on Climatic Change) – l’organismo delle Nazioni Unite per lo studio del cambio climatico – ha presentato al mondo le sue proposte per gestire il processo di riscaldamento del pianeta. Negli ultimi mesi sono stati presentati altri due rapporti che confermano (con una probabilità del 95%) che il riscaldamento globale in atto è dovuto all’aumento del gas a effetto serra. Dopo 40 anni di evidenza negata, la comunità scientifica mondiale è oggi d’accordo sul fatto che il riscaldamento c’è, che è solo all’inizio, che è stato provocato in larga misura dalle attività umane e che potrebbe aumentare fino a 2-5 gradi in media nei prossimi decenni, stravolgendo il clima di tutto il globo con enormi conseguenze economiche, sociali e politiche.

Lo scorso gennaio la Commissione europea ha varato un pacchetto di misure in materia di politica energetica: l’obiettivo è la riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 20% entro il 2020 incentivando l’utilizzo di fonti rinnovabili e di biocarburanti. Ma dietro l’improbabile facciata di un’Europa ecologista s’annidano, da un lato, il contesto internazionale poco favorevole all’approvvigionamento energetico del vecchio continente (dalla Russia al Medioriente) e, dall’altro, la possibilità di poter fare delle rinnovabili una fonte alternativa di profitti prima ancora che di energia.

Troppo poco e troppo tardi

 

La settimana scorsa si è conclusa la conferenza di Montreal sul clima con un magro risultato. Il 16 febbraio di quest’anno era entrato in vigore il Protocollo di Kyoto, un accordo ratificato da 156 Paesi di tutto il mondo (ma non da Stati Uniti e Australia) che si proponeva di affrontare il grande problema dei cambiamenti climatici del pianeta. Questi sono provocati in gran parte dall’eccessiva immissione nell’atmosfera di anidride carbonica (CO2) e altri gas a effetto serra causata, soprattutto, dall’uso massiccio di combustibili fossili come il petrolio e il carbone.

-Prima parte-

Le immagini riprodotte dai moderni strumenti a disposizione degli astronomi ricordano, allo scienziato così come al profano, quanto la bellezza della natura possa lasciare senza fiato. Ciò che colpisce immediatamente è la similitudine tra le forme di moto che vediamo sulla Terra e quelle che osserviamo su scala cosmica. Enormi nubi vorticose composte di gas e polveri rotolano nello spazio in mezzo a stelle e galassie. Spirali di gas ad elevata temperatura scaturiscono da ciò che resta di una stella. Ovunque nell’universo, dal nostro sistema solare fino alle galassie più remote, si notano segni evidenti di moto e di cambiamento. Cosa succede? Qual è la causa di tutto ciò?

No alla centrale nel Parco del Pollino!

Il 14 maggio si è svolta una manifestazione con circa un migliaio di persone, per protestare contro la prevista riapertura della centrale dell’Enel, situata nella Valle del Mercure, all’interno del Parco nazionale del Pollino, tra Basilicata e Calabria. Al corteo hanno partecipato centinaia di lavoratori, studenti e vecchi contadini. Il Parco del Pollino è uno dei più grandi paradisi naturali esistenti in Italia, con ambienti suggestivi e incontaminati e paesini immersi nel verde. L’ambiente e la salute degli abitanti della Valle del Mercure e del parco intero vengono oggi messi a rischio dalla decisione di riaprire una centrale contro la quale, nei decenni scorsi, sono state portate avanti lotte molto dure.

Un disastro provocato dal capitalismo

 

La tragedia provocata dal maremoto nel sud-est asiatico ha lasciato tutti sgomenti. Intere comunità spazzate via nel giro di pochi minuti, il numero dei morti, ormai centinaia di migliaia, che aumenta giorno dopo giorno e di cui non sapremo mai la cifra definitiva. Un evento così drammatico che subito ha scatenato una straordinaria gara di solidarietà, protagonisti tanti lavoratori e gente comune, per aiutare le popolazioni colpite. Una solidarietà sacrosanta che però non ci deve fare perdere di vista responsabilità pesanti legate al disastro.


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