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A quasi un mese dall’inizio della crisi nel complesso nucleare di Fukushima un’abnorme presenza di iodio 131 è stata confermata nella falda, così come di tellurio, molibdeno e zirconio. Roberto Mezzanotte, già direttore del Dipartimento di Scienze nucleari dell’Ispra, azzarda l’ipotesi seguente: “A Fukushima è probabile che l’enorme quantità d’acqua usata per raffreddare il reattore 1 vi sia poi penetrata nel terreno attraverso una qualche via d’uscita, così com’è anche defluita nel mare”.

Il fattore energia, sebbene faccia notizia solo in occasione di grandi disastri, rappresenta, nel nostro sistema economico, un grosso problema da molto tempo. I recenti fatti in Giappone ci spingono a una riflessione sia sull’utilizzo di fonti energetiche non totalmente sicure, sia sulla troppa centralizzazione della produzione di elettricità.

Rendiamo disponibile ai nostri lettori il volantino che distribuiremo sabato 26 marzo a Roma, in occasione della manifestazione nazionale a difesa dell'acqua pubblica e contro il nucleare. E' il primo appuntamento in vista dei referendum del 12 e 13 giugno, una battaglia che vedrà i sostenitori di Falcemartello in prima fila e che è possibile vincere.

La pericolosità  per le generazioni future delle scorie e gli esorbitanti costi dovuti allo stoccaggio (di smaltimento non si può parlare) sono la prova fondamentale di come fra le diverse fonti energetiche il nucleare sia, di gran lunga la più costosa e pericolosa.

Da una settimana il Giappone soffre le conseguenze di uno sciame sismico di proporzioni colossali (fino al grado 9 della scala Richter), di un successivo tsunami che ha spazzato 500 km di costa con un numero di vittime che facilmente arriverà a decine di migliaia di morti e della contaminazione nucleare provocata dal blocco del raffreddamento del combustibile in diversi reattori della centrale di  Fukushima.

Golfo del Messico

Lo scorso 20 aprile, nel Golfo del Messico a 70 km dalle coste Usauna bolla di metano ha fatto esplodere la piattaforma Deepwater Horizon che lavorava per la British Petroleum (Bp). Undici lavoratori sono morti. I tubi si sono rotti in tre parti, la Bp ha chiuso una falla ma dalle altre due esce petrolio da più di un mese. Secondo la Bp non più di 5mila barili al giorno, secondo altre fonti da 10 a 20 volte questa quantità.

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