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Sabato 17 Aprile più di 5mila persone sono sfilate sotto una pioggia battente per ribadire il loro No alla costruzione degli inceneritori. Il nome va al plurale perché si è trattato di una manifestazione nazionale che ha richiamato attivisti e cittadini da tutt’Italia.

La manifestazione ha avuto il grande pregio di non essere solo un “no” ma ha anche articolato una proposta di trattamento dei rifiuti alternativa all’incenerimento chiamata estrusione. Con questo sistema tutto ciò che non è riciclabile o riutilizzabile viene “grattuggiato” a freddo ottenendo una sostanza plastica utilizzabile nell’edilizia. Il costo dell’impianto sarebbe di poche migliaia di euro contro i milioni dell’inceneritore e, ovviamente, non ci sarebbe alcun tipo di impatto ambientale. Chi applica questi sistemi di gestione dei rifiuti può vendere ciò che viene prodotto diminuendo enormemente le bollette, cosa che non avviene se essi vengono bruciati poiché ciò che si “produce” con la combustione sono solo ceneri.

Quello della manifestazione è stato un successo di piazza che amplia i risultati ottenuti alla scorsa manifestazione (locale) di ottobre la quale aveva visto la presenza di mille persone.

Il tutto è avvenuto in un clima politico a dir poco imbarazzante: il Pd si era apertamente schierato contro per bocca del suo Presidente provinciale il quale ha fortemente voluto la costruzione di un inceneritore, mentre i partiti suoi alleati (dall’Idv ai comunisti italiani) tacciono da sempre su questo tema.

Da quello che si capisce, questa prova di partecipazione e di coscienza da parte dei cittadini emiliani non ha toccato i cuori dei nostri amministratori: l’inceneritore si farà! Sono troppi gli interessi in gioco per fermare tutto. Le imprese costruttrici scalpitano, Enia (la Spa che gestirà l’impianto) sbava in attesa dei finanziamenti pubblici che ripagheranno di 1,5 volte le spese sostenute (i Cip6) e i politici locali millanteranno di aver risolto il problema e che “non finiremo mai come Napoli”.

È evidente che lo scontro con l’apparato istituzionale dovrà aumentare se vorremo fermare questa speculazione su soldi e salute pubblica. Non basterà riconvocare momenti di piazza ma si tratterà di fermare materialmente i lavori occupando il cantiere: dovremo fare come in Val di Susa!

Come il movimento contro la Tav ha dimostrato, le lotte ambientali si vincono con la forza e i numeri per farlo si ottengono solo con una piattaforma politica che sia inclusiva. Il salto di qualità da fare a Parma è di accogliere nel movimento tutti i comitati che si battono su temi “correlati” e che si scontrano contro gli stessi nemici.

Speculazione edilizia, metropolitana, privatizzazioni ed esternalizzazioni di imprese ex-pubbliche vedono ricorrere gli stessi nomi di privati e aziende: che siano Impregilo, Pizzarotti, Coop7, Enia il risultato finale è che intascano fiumi di denaro pubblico senza metterci il becco di un quattrino costruendo opere inutili, faraoniche e spesso dannose per l’ambiente e la salute. Non è una novità: la storia del capitalismo, soprattutto italiano, è costruito sulla devastazione ambientale in nome del profitto privato (Tav, Ponte sullo Stretto, speculazione edilizia).

Le nostre parole d’ordine dovranno connettersi alla questione ambientale che emerge dal basso mantenendo una prospettiva anticapitalista che ci permetta di uscire dalla crisi, che parli di riconversione ecologica dell’economia, ripubblicizzazione delle ex-municipali e delle ditte che inquinano sotto il controllo dei lavoratori, incentivi alla ricerca delle fonti alternative di energia a partire dalla fusione atomica, no agli inceneritori e attuazione dell’opzione “Rifiuti Zero”, no alla privatizzazione dell’acqua e gestione da parte dei lavoratori del ciclo integrato, potenziamento e gratuità del trasporto pubblico elettrico come contrasto all’uso indiscriminato dell’auto privata.

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