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Parte prima 


Il 4 maggio a Bangkok l’Ipcc, (Inter-governamental Panel on Climatic Change) – l’organismo delle Nazioni Unite per lo studio del cambio climatico – ha presentato al mondo le sue proposte per gestire il processo di riscaldamento del pianeta. Negli ultimi mesi sono stati presentati altri due rapporti che confermano (con una probabilità del 95%) che il riscaldamento globale in atto è dovuto all’aumento del gas a effetto serra. Dopo 40 anni di evidenza negata, la comunità scientifica mondiale è oggi d’accordo sul fatto che il riscaldamento c’è, che è solo all’inizio, che è stato provocato in larga misura dalle attività umane e che potrebbe aumentare fino a 2-5 gradi in media nei prossimi decenni, stravolgendo il clima di tutto il globo con enormi conseguenze economiche, sociali e politiche.

Di fronte a questa vera e propria emergenza l’Ipcc ha partorito il topolino di un rapporto rassicurante: una spesa dello 0,12% del Prodotto interno lordo mondale dovrebbe bastare a metterci al riparo delle peggiori conseguenze del riscaldamento globale.

Dovendo mettere d’accordo gli interessi del capitalismo Usa (che fino a ieri negava l’evidenza del riscaldamento), dell’India e della Cina, lanciate in una crescita tre volte più veloce della media mondiale, e dell’Europa, che ha cominciato a muoversi timidamente sul terreno delle energie alternative, le misure sono poco incisive e in ogni caso hanno il carattere di raccomandazioni ai governi…

Si afferma che ci sono ancora “otto anni di tempo” poi il pianeta deve ridurre necessariamente, a partire dal 2015, le emissioni di gas serra per contenere l’aumento di temperatura intorno a 2-2,4 gradi. L’inazione costerebbe cara. Cruciali saranno poi gli sforzi nei prossimi 20-30 anni. Il mondo ha gli strumenti per agire utilizzando le tecnologie attuali, a patto che si faccia presto. Il punto è stabilizzare l’aumento della temperatura a 2-2,4 gradi e per fare questo la riduzione deve partire dal 2015 mentre le emissioni di CO2 dovranno essere tagliate tra il 50 e l’85 per cento entro la metà del secolo per mantenere il clima entro i limiti di sicurezza. Così in pochi anni si è passati dalla negazione pura e semplice del problema ad ammetterlo, ma con previsioni rassicuranti sulle soluzioni necessarie per evitare le peggiori conseguenze.

Una cosa non è cambiata: l’analisi del problema viene compiuta ai piani alti della politica. L’immensa maggioranza della popolazione, che subisce già le conseguenze del riscaldamento (in Italia ci sono stati 13mila morti in più della media solo nella calda estate del 2003), non viene informata, né coinvolta nel processo di discussione. I lavoratori e le loro famiglie hanno invece tutto l’interesse a capire le cause di questi processi e le conseguenze presenti e future. Sarebbe il compito dei loro partiti e sindacati avviare una discussione approfondita e spiegare il legame diretto che esiste tra il capitalismo (cosa produciamo, come lo produciamo, come lo distribuiamo e a vantaggio di chi) e il riscaldamento globale.


Il riscaldamento globale un problema o un’affare?


A un sistema basato sulla ricerca del massimo profitto possibile come il capitalismo risulta molto difficile porsi limiti (che siano etici o ambientali). Solo ora, quando le conseguenze del riscaldamento stanno creando bisogni urgenti, alcuni capitalisti vedono un mercato promettente e cominciano ad investire più seriamente… Vediamo l’esempio del protocollo di Kyoto (l’unica decisione operativa presa finora – nel 1997 – per ridurre le emissioni di gas serra). Esso comportava l’impegno, al quale hanno formalmente aderito la maggior parte dei paesi industrializzati, a ridurre le emissioni di gas serra del 5 per cento rispetto ai livelli del 1990 nel periodo 2008-2012. Ad oggi è stato largamente disatteso. Paesi come gli Usa o l’Australia semplicemente non hanno aderito, mentre altri paesi come l’Italia e la Spagna hanno continuato ad aumentare le emissioni del 10-15% e oggi è praticamente impossibile rispettare gli accordi di riduzione entro il 2012.

Funziona meglio il Mercato internazionale di Buoni di anidride carbonica! Si tratta di un sistema in base al quale i paesi “virtuosi” che riducono le proprie emissioni o che impiantando nuove foreste aumentano la capacità di assorbimento del CO2 disperso nell’atmosfera, possono vendere il diritto di inquinamento ad altri paesi… Solo tra gennaio e maggio del 2004 sono stati commercializzati 64 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, pari quasi all’intero volume venduto nel 2003 (78 milioni di tonnellate). Nel 2005 sono stati trattati 390 milioni di tonnellate di CO2 per un valore di 5.460 milioni di euro.

Mentre si fanno soldi vendendo il diritto ad inquinare, sono state presentate le proposte dell’Ipcc per contenere il riscaldamento entro due gradi in media e gestire le sue conseguenze… Le spese necessarie –si assicura – non supereranno il 3% del Prodotto lordo mondiale e saranno un’ottima occasione di fare soldi per le aziende che si interesseranno ai nuovi bisogni dell’umanità…

Viene in mente l’orchestra del Titanic, che non smise di suonare nelle due ore passate tra l’impatto con l’iceberg e l’inabissamento della nave!

Le cose stanno diversamente e per capire la portata del problema dobbiamo partire dall’analisi dettagliata delle sue cause.


Le cause del riscaldamento globale


In poco più di due secoli di sviluppo industriale, sono state immesse nell’atmosfera più di 400 miliardi di tonnellate di CO2, due terzi delle quali provenivano dall’utlilizzo dei combustibili fossili, e un terzo dalla distruzione di milioni di ettari di boschi (con la conseguente riduzione del riassorbimento naturale del CO2. Il livello del CO2 – il gas serra più abbondante nell’atmosfera – è passato da 270 parti per milione (ppm) nel 1860, a più di 380 ppm nel 2006, la più alta concentrazione degli ultimi 650mila anni della storia della terra. L’analisi delle “carote” di giaccio estratte dalle calotte polari non lascia adito a dubbi al riguardo. Sono stati necessari 10mila anni, dalla fine dell’ultima glaciazione per aumentare la concentrazione di CO2 di 100 ppm, mentre in soli 250 anni è cresciuta di altre 100 ppm. Fatto ancora più significativo: la metà di questa crescita c’è stata negli ultimi 35 anni.

La concentrazione globale del metano (il secondo gas serra) in atmosfera è cresciuta da un valore pre-industriale di circa 715  parti per miliardo (ppb) a 1.732 ppb nei primi anni novanta, e ha raggiunto un valore di 1774 ppb nel 2005. La concentrazione atmosferica di metano del 2005 eccede abbondantemente la variazione avvenuta negli ultimi 650.000 anni (tra 320 e 790 ppb), come determinato ancora dall’analisi delle carote di ghiaccio.

L’aumento della concentrazione dei gas a effetto serra riduce la dispersione nello spazio dell’energia solare che arriva sulla superficie terrestre; la conseguenza è il riscaldamento globale.

Lungo gli ultimi 20 anni i capitalisti e i loro governi hanno ignorato o deriso le indicazioni sempre più incontrovertibili che portavano a concludere che il riscaldamento era in atto… I loro argomenti principali erano la mancanza di serie statistiche attendibili e la variabilità del clima che in fondo – dicevano – c’è sempre stata…

Ma come spiegare che undici degli ultimi dodici anni (1995-2006) siano stati indicati fra i più caldi mai registrati da quando (1850) si hanno misure globali della temperatura alla superficie? Ancora più significativo: il trend di riscaldamento lineare per gli ultimi 50 anni (0,13 °C per decennio) è quasi il doppio di quello misurato negli ultimi 100 anni.

Infine le osservazioni fatte dal 1961 dimostrano che la temperatura media degli oceani a livello mondiale è aumentata fino a profondità di almeno 3.000 metri, visto che l’oceano sta assorbendo più dell’80% del calore aggiunto al sistema climatico. Un tale riscaldamento, assieme all’importante riduzione dei ghiacci perenni dei poli e nei ghiacciai provoca la crescita del livello del mare. Il livello medio globale dei mari è cresciuto ad un tasso medio di 1,8 mm per anno dal 1961 al 2003. Ma il tasso di crescita è stato più veloce durante il periodo 1993-2003, circa 3,1 mm all’anno.


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23/05/07 

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