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Nonostante in Italia non sia concesso coltivare nemmeno l’unico Ogm permesso nell’Ue, l’argine è sempre più basso. Sono gli stessi attivisti pro-Ogm ad informarci che “l’84% della soia impiegata come mangime animale in Italia è Ogm importato”. Sotto le insegne dell’associazione FuturAgra, 400 coltivatori chiedono la coltivazione del mais Mon810, alcuni lo coltivano illegalmente e sul loro sito postano i filmati della trebbiatura. Oltre a tutto ciò, i medesimi gruppi denunciano lo Stato italiano per danno economico e iniziano pure
a vincere alcune cause.

Secondo gli ambientalisti, l’utilizzo di questo mais inquina l’ambiente perché la pianta produce una tossina in quantità massiccia per distruggere alcuni parassiti. Attorno al campo coltivato, così, si crea un alone con quantità decrescenti di tossine in cui i parassiti nocivi si selezionano naturalmente sulla base della resistenza, creando super-microbi molto pericolosi per le altre colture! Tutto ciò che non è Ogm è minacciato.

Ma la biotecnologia considera il Mon810 oramai preistoria. Attualmente, si ricercano modificazioni senza inserimenti di geni di altre specie ma piuttosto modifiche intra-Dna, che secondo la definizione Eu tecnicamente non sarebbero nemmeno Ogm. è il caso di piante i cui semi vengono auto-distrutti, obbligando il coltivatore al riacquisto anno per anno. Ecco svelato il vero scopo delle aziende, che non è il nobile scopo di sconfiggere la fame nel mondo bensì quello di gonfiare i propri bilanci .

In questo quadro si inserisce la trattativa per l’accordo commerciale Usa-Ue chiamato Ttip. Al suo interno, in cambio dell’abolizione delle tariffe doganali – in realtà già al 3% –si vorrebbe imporre l’accordo sulle controversie tra investitori e Stati (in inglese, Isds): in caso di limitazioni ai loro profitti a causa di qualsivoglia azione governativa, le multinazionali potranno fare causa ai governi e il tribunale competente dovrà essere una struttura privata sovranazionale. In altre parole, le conquiste di popolo potrebbero essere cancellate con un tratto di penna. Secondo Medici senza frontiere l’azienda farmaceutica Ely Lilly, sulla base dell’Isds già in vigore nella zona Nafta (Messico, Usa e Canada), ha fatto causa al governo canadese per la revoca della licenza di vendita di un prodotto, anche se il motivo del rigetto è stato il mancato superamento dei requisiti secondo la legge canadese. In Perù, la Renco (petrolio, Usa) ha fatto causa per la revoca dei diritti di estrazione, motivata a causa dei massicci danni ambientali.

La ricerca genetica può essere messa al servizio dell’evoluzione umana, ma nel capitalismo è al servizio del profitto. Il ricorso ad accordi come Isds dimostra che le multinazionali cercano di calpestare anche basilari regole democratiche. Non è una buona notizia per noi, ma non lo è nemmeno per il capitalismo, perché mostra fino a che punto l’interesse di pochi sia contro quello di molti.

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