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fifagohomeLa Coppa del Mondo non è più argomento esclusivo delle pagine di sport. In altri tempi, la preoccupazione principale sarebbe stata la performance della squadra nazionale, gli idoli, le probabilità di vincere la coppa. Oggi, sicuramente, i tempi sono cambiati.

Il Venezuela è tornato all’attenzione dei media. A un anno dalla morte di Hugo Chavez, violenti scontri sono esplosi in tutto il paese, provocando decine di morti. I mass media, anche qui in Italia, parlano di pacifiche manifestazioni dell’opposizione, represse dal governo “dittatoriale” del presidente Maduro.

È destino frequente dei leader rivoluzionari che dopo la loro morte coloro che li attaccavano e denigravano quando erano in vita inizino a incensarli, mentre allo stesso tempo distorcono le loro idee, le annacquano, le privano della loro forza potenziale, esattamente come si castra un gatto molesto.

Nelle ultime due settimane è in atto una violenta campagna caratterizzata da disordini e violenza da parte di un piccolo numero di sostenitori dell’opposizione in Venezuela. Hanno bloccato strade e viali (soprattutto nelle zone abitate dai ceti medio-alti dei centri urbani), nel tentativo di defenestrare con la forza il presidente Maduro. Qual è il significato di queste azioni e come controbatterle?

Dopo giorni di violente manifestazioni dell’opposizione in varie città del Venezuela, il 12 febbraio si annunciava come il D-Day, il giorno fatidico, dell’offensiva per rovesciare il governo democraticamente eletto di Maduro. In varie città ci sono state manifestazioni dell’opposizione, il cui svolgimento è stato permesso senza alcuna repressione.

La classe operaia lo spinge a combattere per la trasformazione delle nostre condizioni di vita!

Il 2 febbraio è arrivato insieme al proseguimento e alla radicalizzazione della nostra lotta per il cambiamento sociale, politico ed economico a beneficio della forte e coraggiosa, benché sfruttata, classe lavoratrice del nostro paese.

I risultati elettorali in Cile e l’elezione della compagna Camila Vallejo a deputata hanno suscitato un dibattito a sinistra in cui si è cercato di adattare la realtà ai propri desideri; ciò che è veramente successo purtroppo è tutto molto più prosaico e contraddittorio. Nel 2006 durante il primo mandato presidenziale della socialista Michelle Bachelet scoppia la “rivoluzione dei pinguini”, il primo episodio di una serie di mobilitazioni studentesche che, con alti e bassi, hanno influenzato la vita politica cilena da allora fino a oggi. Le rivendicazioni di queste lotte erano la gratuità degli studi e dei servizi agli studenti (inclusi i trasporti pubblici), il rifiuto dell’assetto scolastico stabilito ancora ai tempi di Pinochet, la rinazionalizzazione del sistema scolastico che durante la dittatura era stato “municipalizzato”, ovvero improntato ad una autonomia autoritaria degli istituti che va nella direzione della privatizzazione.

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