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Nella notte tra lunedì e martedì scorso a Trento si è consumato l'ennesimo episodio di aggressione fascista. Un giovane, che non appartiene ad alcuna struttura politica organizzata, stava percorrendo da solo la strada verso casa e si è imbattuto in un gruppo di sei delinquenti che stavano attaccando manifesti di Blocco studentesco.

Questi "coraggiosi" ragazzi prima lo hanno provocato verbalmente e poi, visto che il malcapitato non rispondeva e proseguiva, lo hanno inseguito ed infine pestato anche quando era a terra. Al giovane va tutta la nostra solidarietà.

Una persona comune, come tante, che crede nei valori della solidarietà e della tolleranza. Poteva e potrà capitare ancora. Non essendo riusciti a sfondare con la propaganda politica né fra i lavoratori né fra i giovani, questi criminali usano l'arma della violenza squadrista per "prevenire" che la popolazione venga infettata dai comunisti, degli immigrati, degli omosessuali, dei più deboli e per mantenere l'ordine sociale, di cui si sentono i missionari ed i migliori garanti. Il mito del più vile coraggio, della più vile forza a servizio della borghesia.

Da quando è stata aperta la sede di CasaPound a Trento (novembre 2013), sono avvenuti almeno venti episodi di violenza fascista nel territorio provinciale. Se non tutti sono da addebitare direttamente ai cosiddetti fascisti del terzo millennio ma anche ad altre organizzazioni fasciste, è certo che avere una sede consente loro di potersi organizzare meglio nonché essere un punto di riferimento e di appoggio anche per le altre organizzazioni fasciste che operano sul territorio o per quelli che arrivano da fuori provincia a sostenere i camerati trentini nelle loro azioni. Usano coltelli, picchiano gli antifascisti, lanciano bombe carta contro i campi Sinti, sparano proiettili di gomma contro le prostitute, speronano le macchine dei compagni in tangenziale. Infine posono lanciare indisturbati e protetti dalla polizia oggetti contundenti contro i compagni al termine della celebrazione dell'ultima giornata del ricordo delle foibe oppure nel centro di Trento con le pattuglie delle forze dell'ordine sempre pronte ad intervenire in loro soccorso.

Le varie strutture antifasciste trentine hanno provato ad organizzarsi per combattere e cacciare i fascisti da Trento ma come spiegato in un precedente articolo i risultati sono stati insufficienti. Siamo anche convinti che la sede di CasaPound non verrà chiusa da un giorno all'altro con un atto amministrativo: il sindaco Pd di Trento, nonostante i molteplici appelli, non lo ha fatto finora e non lo farà, indaffarato a preparare la propria rielezione, a garantire a tutti ( quindi anche ai fascisti) le "agibilità" democratiche e a contribuire ad alimentare con il sostegno della stampa asservita la farsa degli opposti estremismi. Siamo altresì convinti che ridimensionare la portata della posta in gioco alimentando l'illusione che il mero scontro fisico minoritario proposto da presunte avanguardie sia la soluzione non aiuti a far avanzare la coscienza della classe. Spesso queste pratiche dirigono la nostra forza su un binario morto impedendo l'avvicinamento di nuova linfa antifascista ed allontanando anche parte degli attivisti. Non è sufficiente chiamare le persone alla lotta in prima persona senza avere chiaro qual è l'obiettivo e come arrivarci: prima di gettarsi direttamente nella mischia bisogna spiegare loro perché lottare, dare loro delle alternative di vita che non si limitino ad arrivare al giorno dopo e perché è necessario costruire un ampio fronte antifascista di classe.

Sinistra Classe Rivoluzione propone quindi la costruzione di un lavoro continuo e paziente nelle scuole, nelle università e fra le organizzazioni dei lavoratori ed antifasciste come i sindacati di classe e l'Anpi, denunciando pubblicamente le azioni dei fascisti, illustrando la funzione del fascismo ed agganciandola ad una proposta complessiva di alternativa al sistema capitalista, di cui il fascismo è figlio. La necessaria autodifesa dagli attacchi squadristi deve essere legata a questo lavoro quotidiano.

Coinvolgendo migliaia di persone nella costruzione di un ampio fronte antifascista otterremo quello che volevamo: la chiusura di CasaPound. Non saranno i vigili urbani a mettere i sigilli alle porte della loro sede ma i lavoratori ed i giovani in prima persona organizzati, consapevoli che il fascismo è parte integrante del capitalismo in crisi e pronti a lottare per un'alternativa rivoluzionaria, che dopo il figlio abbatta pure il padre.

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