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Spesso si dice che le disgrazie siano tragiche fatalità. Momenti improvvisi che spezzano una vita senza alcun apparente motivo. Lo si dice degli incidenti d’auto come dei tumori, delle rapine finite male come degli infarti. Se si fosse usciti un minuto prima o un minuto dopo, se si fosse fumata una sigaretta o bevuto un bicchiere di meno, forse l’irreparabile si sarebbe potuto evitare.

 

Certo, sarebbe una curiosa fatalità portare a passeggio il proprio rottweiler di nome “Rommel” proprio davanti a un locale frequentato da compagni, il Tipota di via Brioschi, la sera di domenica 16 marzo 2003. Sempre decisamente tragica la fatalità di avere nelle tasche un coltello e decidere di usarlo aggredendo tre compagni che si dirigevano verso casa.

 

Una vigliaccata fatta non certo in solitaria, bensì con l’aiuto del fratello minore e, cosa non si fa per i figli, del padre accorso di gran carriera.

Rimangono sul marciapiede Fabio “Fabietto” Zampetta, Antonino “Alex” Alessi e Davide “Dax” Cesare. Mentre il primo rimarrà cosciente fin quasi all’arrivo delle ambulanze, il secondo rischierà la vita con un polmone forato. Dax invece non arriverà mai all’ospedale San Paolo dopo dieci coltellate di cui l’ultima rivolta precisamente alla gola.

Eppure la mattina dopo sui giornali di tutta Italia, a leggerla, sembrava quasi una fatalità: “Rissa tra punk, un morto”, “Giovane ucciso a Milano in rissa fra gruppi rivali”; e poi i cronisti a evidenziare indignati tra le colonne: “Sembrava che le due bande si conoscessero, che avessero qualche conto in sospeso”, “La polizia: non è un omicidio politico ma solo una rissa degenerata” (fonte: www.daxresiste.org)

E sempre alla tragica fatalità verrebbe da pensare vedendo arrivare le volanti prima delle ambulanze.

Sebbene via Brioschi disti dall’ospedale San Paolo circa dieci minuti d’auto i soccorsi arriveranno dopo più di mezz’ora, bloccati dal traffico provocato dalle volanti.

E allora quale migliore tragica fatalità se non favorire gli scontri trasformando l’ospedale San Paolo in una vera e propria scuola Diaz, col pronto soccorso blindato dalle camionette e le forze dell’ordine che inseguono i compagni fin dentro le corsie, rompendo denti e costole. Un atteggiamento tragico ma, evidentemente, così fatale da far scrivere alla stampa il mattino dopo: “Gli amici della vittima hanno assaltato e devastato il pronto soccorso dell’ospedale San Paolo: feriti nei tafferugli otto fra poliziotti e carabinieri” e da far dire all’allora questore come l’intervento delle forze dell’ordine fosse finalizzato ad evitare che i ragazzi “trafugassero la salma dall’ospedale”.

Se uno dei tre aggressori di Dax verrà condannato a 16 anni di carcere, al processo per la notte nera del San Paolo le forze dell’ordine verranno completamente assolte e due compagni verranno condannati a un anno e otto mesi oltre a una multa di 130mila euro con la sottrazione di un quinto dello stipendio.

A dieci anni di distanza il movimento antifascista ricorda Dax con una tre giorni che sabato 16 marzo attraverserà Milano con un corteo nazionale antifascista. Noi ci saremo. Per ricordare Dax ma anche per sottolineare come il risveglio di massa dell’antifascismo milanese possa essere suscitato solo legandosi alle lotte nelle scuole e nei luoghi di lavoro e come togliere agibilità ai fascisti significhi ottenere anche la chiusura dei covi neri che l’amministrazione Pisapia non ha voluto chiudere.

Nelle lotte degli studenti, dei lavoratori, italiani e immigrati, batte il cuore della lotta antifascista. Nel lasciare che questa lotta venga avanzata solo attraverso patti istituzionali, cova tanto il rischio che diventi rito quanto che il movimento antifascista si paralizzi. E nemmeno questa sarebbe una fatalità, ma una tragedia che non possiamo permetterci.

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