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L'11 Ottobre è morto a Roma Erich Priebke, l'ormai centenario ex capitano delle SS e della Gestapo responsabile dell'eccidio delle fosse Ardeatine del 24 marzo 1944 in cui furono uccise 335 persone in rappresaglia per un azione compiuta dai partigiani dei GAP il giorno precedente.

priebke 2Ma i crimini commessi da  Priebke non si esauriscono con quella strage. Il boia della Fosse Ardeatine era noto per occuparsio personalmente delle torture inflitte ai partigiani nel carcere di Via Tasso e per tutto il periodo dell'occupazione tedesca l'ufficiale delle SS si occupo di reprimere la Resistenza, macchiandosi di ogni genere di violenza . Dopo la sconfitta dei Nazisti, Priebke fuggì da un campo di prigionia presso Rimini , ricevette dei documenti falsi a Roma e passando per Bolzano grazie all'assistenza dell'organizzazione ODESSA (un gruppo di soccorso per criminali nazisti) si rifugiò in Argentina, a San Carlos de Bariloche. Priebke fu appoggiato in particolare da alcuni preti altoatesini, quali Johann Corradini di Vipiteno e Franz Pobitzer di Bolzano e fu aiutato nella sua fuga dalla rete di contatti gestita dal sacerdote croato Krunoslav Draganović.

Solo nel 1994 quasi casualmente fu scoperto in Argentina ed estradato in Italia, dove dopo una lunga serie di processi e sentenze fu infine condannato all'ergastolo da scontare ai domiciliari per anzianità.

Da notare come nei suoi decenni in Italia siano stati fatti diversi tentativi da parte di pezzi dell'apparato statale (sia dell'esercito che della magistratura) per porre fine alla sua detenzione o per alleggerire la sua condanna, contemporaneamente per tutto il neofascismo italiano il vecchio capitano divenne immediatamente un icona e un punto di riferimento.

Non si contano le iniziative a lui dedicate e gli appelli per la sua liberazione, anche da personaggi apparentemente slegati dal neofascismo, basti ricordare gli appelli pro  Priebke di Indro Montanelli,

la cui militanza fascista nel ventennio è ben nota.

Giustamente molti attivisti di sinistra, associazioni e partiti si sono sempre battuti perchè non ci si dimenticasse mai chi fosse il boia delle fosse Ardeatine e perchè scontasse una giusta condanna.

Perchè Priebke e la sua vicenda hanno sempre richiamato tanta attenzione?

Il fatto è che l'ex SS non si è mai dichiarato pentito dei suoi crimini, e nonostante un maldestro tentativo di scaricare le proprie responsabilità verso i suoi superiori (del tipo:dovevo ubbidire agli ordini) è anche arrivato ad affermare che le 335 vittime delle Fosse Ardeatine erano tutti terroristi.

Mai pentito dichiarò che “fu un errore uccidere 5 persone più del previsto”.

Chiaro che questo atteggiamento che da una parte lo ha eletto a idolo dell'estrema destra italiana, dall'altra lo ha fatto diventare oggetto dell’indignazione e dell’odio sacrosanti per tutti gli antifascisti.

Anche dopo la morte Priebke continua a far discutere, di fronte alla possibilità che i suoi funerali e la sua sepoltura si svolgessero a Roma (teatro dei suoi crimini) c'è stata una vera e propria levata di scudi di tutta l'opinione pubblica, era impensabile che una città protagonista della Resistenza ospitasse il pellegrinaggio di neonazisti al suo funerale.

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Un'immagine degli scontri davanti all'Istituto dei Lefebvriani

Dopo che anche il vaticano in piena ristrutturazione di immagine si è rifiutato di far svolgere i funerali, la famiglia di Priebke con i suoi avvocati hanno pensato di appoggiarsi ai padri Lefebvriani,  gruppo cattolico ultra ortodosso noto per le posizioni xenofobe, negazioniste e filonaziste dei suoi aderenti. I Lefebvriani propongono un loro istituto ad Albano Laziale (comune dei Castelli Romani) come sede dei funerali del capitano  delle SS. Subito nel paese si alzano forti voci di protesta e lo stesso sindaco di Albano fa un ordinanza in cui vieta il transito della salma nel suo comune.

In mezzo alle polemiche il solerte Prefetto di Roma Pecoraro ha ben pensato di intervenire lui per risolvere la situazione, con la scusa di voler compiere un gesto di umanità e che un funerale non si nega a nessuno scavalca il sindaco di Albano dichiarandolo incompetente in materia e autorizza i funerali di Priebke.

Nel paese dei castelli romani monta subito il malcontento per questa decisione e viene organizzato un presidio davanti l'istituto Lefebvriano per impedire il funerale. Malgrado fossero presenti più di 500 antifascisti, sostenuti dall’intera cittadina e dai comitati di quartiere le forze di polizia in tenuta antisommossa inviate dal Prefetto non solo proteggono la salma di  Priebke per farla entrare nell'istituto ma quando un gruppetto di fascisti tenta di attaccare il presidio caricano per permettergli di scappare indisturbati. La scena ripresa da vari video della polizia che protegge i fascisti dalla folla pensiamo parli da sola.

Nonostante un nuovo attacco fascista contro il presidio nella notte fra il 15 e il 16 ottobre alla fine la determinazione dei presenti si dimostra troppo forte e le autorità devono desistere, portano via in gran fretta il feretro da Albano e lo nascondono nella base militare di Pratica di Mare, dove è tutt'ora in attesa.

La vicenda di Priebke ci insegna molto, questo assassino sia da vivo che da morto ha sempre goduto di simpatie e coperture ai più alti livelli, sia nella chiesa cattolica che nello stato italiano, alla fine non solo non ha mai pagato per i suoi crimini (come in Italia nessun fascista ha mai pagato per tutto quello che è successo fra il ventennio, la guerra e la Repubblica di Salò), ma è sempre stato protetto.

Ma i fatti di Albano ci dimostrano anche che con la resistenza di un’intera cittadina si è riusciti ad impedire quei funerali che nessuna istituzione di questo Stato era riuscita a fermare.

L’antifascismo vive se è lotta di massa, muore se ingessato nei discorsi rituali delle festività!

Quanto la sinistra italiana sia distante dai conflitti quotidiani lo dimostrano le dichiarazioni di Massimiliano Smeriglio (vicepresidente della Regione Lazio e dirigente di Sel), quando afferma “penso che bisogna avere il coraggio di chiudere con umana pietà queste vicende” (Ansa.it). Diversi esponenti del Pd si sono espressi in modo simile.

Smeriglio e soci hanno paura delle mobilitazioni di massa, che potrebbero travolgere “la legalità istituzionale”. In realtà potrebbero mandare in mille pezzi i delicati equilibri su cui si reggono le loro poltrone. Non capiscono quello che  Priebke è un simbolo che, se sepolto in Italia, farebbe della sua tomba un luogo di raccolta della teppaglia neofascista come lo è da decenni Predappio.

Alla fine dei conti, vediamo che chi si riempe la bocca con un'antifascismo cosmetico e di facciata in realtà non ha assolutamente intenzione di lottare veramente contro i neofascisti

Ora più che mai, nella crisi che stiamo attraversando è nostro dovere prendere esempio dalla lotta partigiana di ieri e dalla resistenza di Albano di oggi e collegarle a una lotta più complessiva contro il sistema capitalista, che in ultima analisi tutela e protegge il fascismo

Contro i  Priebke di oggi noi saremo i nuovi partigiani!

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