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Un bilancio del presidio antifascista del nove febbraio

Il nove febbraio abbiamo partecipato al presidio antifascista organizzato dal Centro Sociale Bruno, in risposta all’iniziativa pubblica di Casapound per il giorno del ricordo per le “vittime” delle Foibe; un presidio schifosamente caricato dalle “forze dell'ordine”.

Una premessa: non condividiamo i metodi di questi compagni e non abbiamo mai nascosto la nostra critica all'antifascismo militante così come concepito dai compagni del movimento.

Il coinvolgimento di altre strutture, associazioni, del sindacato insieme a una campagna alle scuole, alle università, ai luoghi di lavoro con la costruzione di assemblee per preparare presidi, cortei grandi, più partecipati (non solo cortei di richiamo per gli attivisti e militanti) e politici è determinante per impostare una battaglia contro lo sdoganamento di un’organizzazione apertamente fascista che si nutre del consenso delle istituzioni, in nome della democrazia e del diritto di espressione per tutti, che intimidisce, aggredisce attivisti di sinistra e che agisce in tutta libertà difesa dalla stampa locale e dalle forze dell’ordine.

L'antifascismo é lotta di classe e alla nostra classe va lasciato il protagonismo nella lotta ai fascisti del terzo millennio. Un corteo di studenti, lavoratori, immigrati, il coinvolgimento della gente del quartiere di Madonna Bianca (il quartiere delle case popolari, dei proletari trentini e immigrati) dove Casapuond ha aperto la sua sede e da oltre un anno propone "iniziative culturali" vale più, in termini di efficacia, di tutte le scritte sui muri della città e dei fumogeni alla sede della Lega Nord e le “piccole eclatanti azioni" che hanno caratterizzato tutte le iniziative in città da un anno a questa parte. Va segnalato che le iniziative promosse dai fascisti del terzo millennio sono accompagnate sempre da un forte dispiegamento di forze dell’ordine che chiudono e scortano la sede dei camerati, chiudendo tutta la strada, difendendoli da eventuali attacchi “dei facinorosi militanti di sinistra” o da qualunque cosa possa intralciare lo svolgimento delle loro iniziative.

Il comitato antifascista, nato subito dopo l’inaugurazione di Casapound, anche sulla scia dell’indignazione degli abitanti di Madonna Bianca e del timore (vista la massiccia presenza di polizia in una zona sostanzialmente tranquilla) inizialmente vedeva partecipare anarchici (ora assemblea antifascista Trento che si riunisce alla facoltà di sociologia) Cso Bruno (ora rete antifascista Trento) attivisti dell'Usb, associazioni, Rifondazione Comunista e una fetta significativa del quartiere; é deflagrato nel giro di qualche mese: ognuno pronto a mettere la propria bandierina in una sterile polemica tra strutture. Nessuno ha pensato di riunire intorno a una base programmatica e rivendicativa quel centinaio di persone a partire dal quartiere. Una battaglia che non può essere autoreferenziale quindi.

Detto questo le cariche di ieri sono vergognose e le condanniamo senza appello. La rete antifascista era in presidio, non più di sessanta persone, circondata dalla polizia. Da una parte quindi il CSO Bruno tenuto ben lontano da Casapound da una fila di almeno trenta poliziotti in tenuta antisommossa e da una camionetta laterale pronta a intervenire, dall’altra parte gli anarchici tenuti distanti dal luogo di commemorazione da altrettanti carabinieri pronti a intervenire. I fascisti avanzano indisturbati al presidio dei militanti del Bruno (presi piu’ volte sotto mira nel corso di quest’anno) lanciando oggetti, la polizia pensa bene di attaccare il presidio a più riprese: manganelli e lacrimogeni in difesa del piccolo gruppo di camerati e scagliati su un gruppo di giovani,alcuni giovanissimi seminando rabbia ma anche una bella dose di paura. Stanotte alcuni compagni del centro sociale sono stati fermati a un posto di blocco e perquisiti e una macchina carica di fascisti del terzo millennio ha inseguito in tangenziale una macchina di attivisti che uscivano dal Bruno provando a speronarli, in un inseguimento durato circa mezz’ora.

Le cariche dell’altro ieri sono la dimostrazione di quale sia la vera natura della democrazia borghese, pronta a schierare i suoi battaglioni a difesa degli interessi della classe dominante. Bisogna uscire dall’autoreferenzialità e dalle logiche del piccolo gruppo che tanto nuociono alla costruzione di un’unità concreta su questioni fondamentali a partire dalla denuncia allo squadrismo e il complice silenzio delle istituzioni. È necessario avere rivendicazioni chiare al fine di costruire una campagna per la chiusura di Casapound, “costringere” tutte le organizzazoni (dalla Cgil all'associazionismo di sinistra) a prendere posizione, schierarsi e organizzarsi. Dobbiamo garantire la massima difesa di ogni singolo militante e costruire una mobilitazione a tutto campo contro Casapuond e chi, meschinamente, li difende.

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