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Dalle informazioni riportate nell’articolo di Jordi Martorell è chiaro che il movimento rivoluzionario in Argentina, lungi dallo spegnersi, avanza ed acquisisce crescente ampiezza e profondità. La borghesia ed il suo governo sono incapaci di fermarlo, ridotti come sono ora a lanciare strani e gravi avvertimenti dai margini della scena.

Le citazioni da La Naciòn esprimono chiaramente l’allarme crescente nei ranghi della classe dominante. Lorsignori comprendono, dal loro punto di vista di classe, ciò che noi comprendiamo dal punto di vista della classe operaia. Non è un caso che La Naciòn nelle proprie colonne ruggisca contro le assemblee popolari, che interpretano correttamente come soviet in embrione. Esatto! La definizione de La Naciòn non potrebbe essere più felice. E noi traduciamo: i primi stadi di sviluppo di organi di potere dei lavoratori. La sola differenza tra l’analisi degli scribi dei padroni e la nostra è che La Naciòn vede in tutto ciò qualcosa di sinistro e di funesto, mentre la gente lavoratrice vi vede la sola speranza di salvezza. Le masse argentine, una volta in movimento, non si fermeranno finché le loro rivendicazioni non saranno soddisfatte. Hanno trovato la forma organizzativa appropriata attraverso la quale esprimere le loro necessità, tradotte in slogan e rivendicazioni concrete. Di più, queste divengono ogni giorno più chiare, più razionali e soprattutto coscienti. Il programma adottato da entrambe le assemblee, quella dei lavoratori e la interbarrial di Buenos Aires, è eccellente e risponde esattamente alle necessità del momento. Considerate complessivamente, esprimono un programma per il potere dei lavoratori.

In ogni parte dell’Argentina e ai quattro angoli del pianeta, giovani, lavoratrici e lavoratori leggeranno come noi questi meravigliosi rapporti sui vivi avvenimenti, e lo faranno con orgoglio ed ispirazione. Assistiamo alla nascita di un nuovo potere - il potere proletario - che sta crescendo nel ventre della vecchia società. Le forme sono appena percettibili, come ci aspetteremmo da ogni embrione. Ha una lunga strada da percorrere prima di raggiungere la piena maturità. Ma è già sulla strada giusta per diventare un bambino robusto, con energia nei suoi arti, con cuore e testa forti.

Qual è il prossimo passo? È stato affermato implicitamente nelle risoluzioni del 17 febbraio. Estendere il movimento ad ogni città e paese, ad ogni fabbrica, miniera, azienda agricola. Dovunque lo slogan delle assemblee popolari deve essere promosso e reso popolare. Ma c’è qualcos’altro di cui i compagni argentini sono chiaramente coscienti. Affinché le assemblee popolari e dei piqueteros possano acquisire piena forza ed ampiezza, è imperativo che siano ancorate a comitati eletti dai lavoratori sui posti di lavoro e specialmente nelle industrie.

Quando diciamo che le assemblee popolari sono soviet in embrione, intendiamo che ancora non esprimono pienamente il movimento nei posti di lavoro. Senza questi, la loro forza sarà troppo limitata e non potrà raggiungere gli obiettivi. Il prossimo passo deve quindi essere una seria campagna per la costruzione di comitati eletti dalla classe operaia sul proprio campo: i centri industriali e di lavoro. È un compito la cui attuazione incontrerà una forte resistenza della burocrazia sindacale. Essa non vorrà vedere il proprio potere minato dalla nascita da comitati dalla base. Ma il potere dell’apparato burocratico sindacale non è assoluto. I lavoratori sono di fronte a problemi molto seri. I loro stipendi, condizioni di lavoro ed il lavoro stesso sono tutti gravemente minacciati. I dirigenti sindacali possono contenere la pressione per un certo periodo, ma solo fino a un certo punto. Prima o poi verrà raggiunto il momento critico, quando i lavoratori diranno: basta, non un minuto di più!

Assolutamente necessario è collegare saldamente l’avanguardia alle masse, e capire che i diversi strati della classe operaia trarranno le necessarie conclusioni a ritmi differenti. L’avanguardia, attiva nelle assemblee popolari e tra i piqueteros, è in prima linea in questo scontro. Questi compagni sono le truppe d’assalto della rivoluzione. Ma i battaglioni pesanti della classe lavoratrice non si sono ancora mossi nella direzione decisiva. E’ chiaro che arriveranno a dare manforte, recupereranno il terreno, ma fino ad allora è necessario evitare qualunque fuga in avanti rispetto a loro, rispetto alle masse.

La decisione di invitare i dirigenti della Ccc e Ftv-Cta, quelli che si sono rifiutati di convocare questa assemblea nazionale, a rompere ogni trattativa col governo è ottima. Ma la maggioranza dei lavoratori organizzati di Argentina sono sotto il controllo della Cgt, il sindacato controllato dai peronisti. Non è possibile portare a termine una rivoluzione in Argentina senza conquistare questo settore decisivo della classe operaia.

La sinistra in Argentina è tradizionalmente ostile al peronismo, il che è senza dubbio comprensibile. Ma è una cosa combattere i leaders peronisti politicamente, e tutt’altra cosa ignorare una gran parte della classe operaia organizzata. Il passato ha visto divisioni e scissioni nel peronismo. Nella situazione attuale, con l’ala destra peronista al governo ad applicare le politiche del Fmi, deve esserci una seria divisione all’interno della Cgt. Dobbiamo aprirci una via verso la base dei lavoratori della Cgt e conquistarli alla strada rivoluzionaria con una applicazione intelligente della tattica del fronte unico.

Il ruolo chiave lo stanno giocando i trotskisti del Partido obrero e altre organizzazioni e partiti. La convocazione dell’ Assemblea Nazionale dei Lavoratori è stata un grande successo per l’avanguardia rivoluzionaria. Salutiamo questo successo con tutto l’entusiasmo possibile. Siamo felici di dire che, a parte la differenza di opinioni sullo slogan della Assemblea Costituente, ci troviamo in completo accordo col programma approvato lo scorso fine settimana. Sulle basi delle rivendicazioni di cui sopra siamo fiduciosi che la rivoluzione Argentina si muove ora nella giusta direzione.

20 febbraio 2002

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