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Un grande passo avanti

Sabato 16 febbraio migliaia di lavoratori, disoccupati e membri delle assemblee popolari si sono incontrati nella Plaza de Mayo a Buenos Aires. Così cominciava l’Assemblea Nazionale dei Lavoratori (occupati e disoccupati). Il giorno dopo, duemila delegati eletti si sono trovati al Teatro Avellaneda Colonial, in rappresentanza delle organizzazioni dei lavoratori disoccupati da tutto il paese, ma anche sezioni locali di sindacati, gruppi di lavoratori in lotta, rappresentanti delle assemblee popolari cittadine, ecc.

Questa riunione è il punto più alto raggiunto finora dal movimento verso la creazione di un potere alternativo dei lavoratori e delle masse argentine. Il movimento iniziato con gli eventi rivoluzionari del 19 e 20 dicembre sta avanzando molto rapidamente non solo nelle forme organizzative ma anche nelle posizioni politiche.

Le assemblee popolari, che si riuniscono settimanalmente in ogni quartiere, si sono estese nella maggior parte di Buenos Aires e periferia e si stanno estendendo anche alle provincie.

Dal 12 gennaio le assemblee popolari della capitale hanno cominciato a riunirsi ogni domenica per la discussione comune ed il coordinamento delle loro funzioni. Queste riunioni di delegati delle assemblee dei diversi quartieri (asamblea interbarrial) hanno visto una partecipazione crescente e contano adesso dalle 3 alle 4mila persone. Giungono notizie di simili iniziative in diverse province. Ad esempio Rosario vede riunioni regolari di delegati in rappresentanza di 24 assemblee popolari.

Queste riunioni discutono sia il programma delle assemblee di base che le azioni da intraprendere e vengono condotte in modo estremamente democratico. Ad ognuno è permesso parlare per soli tre minuti ed alle riunioni della interbarrial solo i delegati eletti dalle assemblee di base (di quartiere) ed i gruppi di lavoratori in lotta possono intervenire. Alla fine delle discussioni tutte le proposte vengono messe ai voti.

Le assemblee, che all’inizio discutevano solo della lotta immediata contro il corralito (sequestro dei depositi bancari per ordine del governo), hanno finito per adottare un vero e proprio programma di rivendicazioni molto avanzate, il contenuto delle quali pone in spietata discussione ogni aspetto del sistema capitalistico. Tra le rivendicazioni: il ripudio del debito estero, la nazionalizzazione delle banche, la rinazionalizzazione dei settori privatizzati, l’elezione popolare dei giudici della Corte Suprema, il controllo statale dei fondi pensione (Afjp), ecc.

Le assemblee popolari ed il movimento dei lavoratori

La novità più importante è che il movimento delle assemblee popolari ha fatto importanti passi avanti verso i lavoratori ed il movimento dei disoccupati. Per diversi anni in Argentina abbiamo assistito ad un movimento decisamente combattivo dei disoccupati organizzati, fatto di azioni di lotta incisive tra le quali spiccano i blocchi stradali con la richiesta di posti di lavoro e sussidi. I piqueteros hanno organizzato due assemblee nazionali per coordinare il movimento, a luglio e settembre dello scorso anno.

La Interbarrial di Buenos Aires ha deciso di unirsi alle due marce dei piqueteros del 28 gennaio e 5 febbraio, e i risultati si sono manifestati con la solidarietà da parte delle assemblee dei quartieri ovunque passassero i cortei dei disoccupati. Un nuovo slogan è nato nel caldo di queste manifestazioni : "Piquete y cacerola, la lucha es una sola"; come è noto dalle prime manifestazioni del 19 e 20 dicembre a Buenos Aires la popolazione scandisce la protesta battendo le pentole e le scodelle come a dire al governo: ci avete ridotto alla miseria. Oltre a ciò le assemblee popolari stanno cominciando a costruire legami con i gruppi di lavoratori in lotta delle industrie più vicine. È questo il caso dei lavoratori tessili della Brukman che ora hanno occupato la fabbrica per impedire qualunque licenziamento, rivendicandone la nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori stessi.

Il movimento operaio non ha sinora partecipato come forza indipendente nelle proteste. Questo non significa assolutamente che i lavoratori argentini siano passivi. Negli ultimi tre anni ci sono stati 8 scioperi generali molto duri. Inoltre i lavoratori partecipano alle assemblee dei quartieri in cui vivono. Una delle ragioni per cui non c’è stato da dicembre un movimento verso lo sciopero generale di massa è la paura della disoccupazione che ora ha raggiunto una cifra ufficiale superiore al 20%. Un altro fattore importante da non dimenticare è la morsa burocratica con cui i dirigenti sindacali della Cgt stanno tentando di imbrigliare il movimento.

È per queste ragioni cha la convocazione dell’Assemblea nazionale dei lavoratori è un passo in avanti così importante. L’anno scorso la Conferenza nazionale piquetera aveva deciso di convocare la terza assemblea nazionale che sarebbe stata composta da delegati eletti, uno ogni venti disoccupati organizzati. Nulla si celebrò perché le due organizzazioni che avevano l’influenza maggiore sul movimento piquetero si sono da allora rifiutate di rispettare gli impegni approvati dal movimento. Tali organizzazioni sono la Ccc (Corriente clasista y combativa) diretta da Alderete e la Ftv (Federacion por el trabajo y la vivienda - per il lavoro e la casa - collegata al sindacato Cta) diretta da D’Elia. I dirigenti di entrambe le organizzazioni sono attualmente e volontariamente impantanati nelle trattative col governo sulla gestione dei sussidi, manovra che mira in concreto alla pacificazione del movimento piquetero.

La convocazione dell’Assemblea nazionale dei lavoratori

Nell’attuale fase di radicalizzazione della lotta di classe, i settori più decisi del movimento piquetero hanno deciso di andare avanti comunque con la convocazione della terza Assemblea nazionale dei lavoratori, comprendendo di non potere cedere all’opportunismo della Ccc e Ftv. La convocazione ha avuto successo, sono giunti delegati delle organizzazioni dei disoccupati da tutto il paese, molti tra i quali legati a partiti della sinistra quali il Partito Comunista, il Partido Obrero, l’Mst, il Pts ecc. Era stato lanciato un appello ad inviare delegati anche ai lavoratori occupati in lotta e non, ai militanti delle sezioni sindacali locali ed alle assemblee popolari.

Ciò ha provocato una divisione all’interno della Ccc. Uno dei suoi dirigenti, Raul Castells, attualmente agli arresti domiciliari, si è espresso pubblicamente in favore della convocazione e per questo è stato espulso dalla Ccc.

Le assemblee popolari avevano deciso di rimanere nella Plaza de Mayo tutta la notte dopo il loro settimanale cacerolazo di venerdì 15, per potere accogliere i delegati della Assemblea nazionale dei lavoratori che hanno cominciato ad affluire da tutta l’Argentina sin dal sabato mattina molto presto. Migliaia di persone affollavano già la piazza quando i delegati delle diverse organizzazioni piquetere hanno iniziato a marciare tra la folla tra le acclamazioni e cantando slogans.

Due tra le delegazioni più importanti erano quelle della fabbrica tessile Brukman di Buenos Aires e della Zanon Ceramic di Nequén [città distante oltre 1000 chilometri a sud ovest - ndt] ; sotto lo striscione ’Zanon e Brukman: sotto controllo operaio’ sono entrate in Plaza de Mayo battendo i tamburi tra il clamore della folla.

Tutte le testimonianze riportano una atmosfera elettrica. Delegazioni sono arrivate da tutto il paese, dalle provincie di Santa Fé, Nequén, Rio Negro, Tucuman, Chaco, Cordoba, La Rioja, Salta, Jujuy, ecc. Ad un lato della piazza c’era un podio con un grande striscione. ‘Assemblea Nazionale dei Lavoratori (Occupati e Disoccu-pati)’. Sotto lo striscione un’area in cui si accreditavano i delegati protetta da un cordone di operai armati di bastoni e tubi di ferro.

L’assemblea di massa è potuta iniziare solo nel pomeriggio, dopo aver atteso tutte le delegazioni dalle provincie. Decine di oratori delle diverse organizzazioni da tutto il paese hanno parlato, e avevano a disposizione non più di dieci minuti a testa.

Il giorno seguente, domenica, si è svolta l’Assemblea nazionale dei lavoratori riservata ai soli delegati al Teatro Avellaneda Colonial: duemila delegati, ognuno in rappresentanza di minimo venti lavoratori. Non c’erano solo disoccupati ma anche delegati delle assemblee popolari che avevano risposto all’invito e, la cosa più importante, anche delegati sindacali.

Una delle questioni cruciali del dibattito è stata la questione di come i lavoratori possono risolvere la crisi nella quale versa il paese. È stata letta una risoluzione congiunta inviata dall’Unione dei lavoratori della ceramica di Nequén (Soecn, che sta occupando la fabbrica Zanon) e dal Movimento dei lavoratori disoccupati di Nequén (Mtd): "…l’unità effettiva tra i lavoratori occupati e disoccupati… è la prima condizione che i lavoratori devono comprendere per guidare poi l’alleanza necessaria con la classe media in rovina, e la sola via per poter imporre una soluzione operaia e popolare alla crisi nazionale." E ancora: "Solo la classe operaia, occupati e disoccupati, i lavoratori del settore privato e pubblico, possono risolvere la crisi nazionale. La classe operaia occupata produce tutta la ricchezza della nazione. Conduce i trasporti, muove tutte le leve dell’economia: dall’energia - gas, petrolio, elettricità - al sistema bancario e finanziario. L’unione della militanza dei disoccupati, che consideriamo parte integrante della nostra classe, con i loro blocchi stradali delle principali arterie del paese, e certamente coi salariati pubblici e municipali che sono già in lotta e si sono uniti al movimento, questa è la forza sociale fondamentale che può portarci fuori progressivamente dalla crisi capitalistica." Correttamente, i lavoratori della Zanon hanno fatto un ulteriore appello alla necessità di lavorare nella base dei sindacati per conquistare i lavoratori organizzati e separarli dalla burocrazia sindacale.

Potere ai lavoratori

L’Assemblea alla fine ha votato una risoluzione che sottolinea come il governo di Duhalde sia nemico della classe operaia e che una soluzione popolare alla crisi significa "…espellere Duhalde e la classe di saccheggiatori che lo ha messo al governo". L’Assemblea ha respinto ogni tentativo di contratto sociale (concertacion), ossia il processo avviato dal governo di cooptare le organizzazioni dei disoccupati [tramite i loro dirigenti Ccc e Ftv- ndt].[assemblee popolari, organizzazione dei piqueteros e assemblee dei lavoratori- ndt] da un capo all’altro del paese come una alternativa che appartiene ai lavoratori. Il punto 4 della risoluzione finale recita: "Noi dobbiamo assumere il compito di risolvere i problemi più urgenti della popolazione: lavoro, salute, istruzione, casa, il che significa estendere e promuovere queste organizzazioni

Definiamo la strategia dei piqueteros e dei settori sindacali più combattivi, in questa Assem-blea Nazionale, quale il coinvolgimento del movimento operaio industriale e dei settori privatizzati nella lotta dei disoccupati. Ogni serio tentativo di sconfiggere l’attuale governo e il regime dominante non può eludere il ruolo fondamentale della classe operaia che oggi fa tutto il lavoro produttivo e dei servizi, come l’elettricità, il gas, il telefono ed i trasporti".

Si tratta chiaramente della presa di coscienza del potere potenziale della classe lavoratrice di muovere come di paralizzare la società. A questo riguardo l’Assemblea ha ascoltato la proposta dei lavoratori delle ferrovie (che sono adesso minacciati da migliaia di licenziamenti) di paralizzare il trasporto su rotaia nel paese ed estendere l’esempio dei piqueteros alle ferrovie. Uno delle parole d’ordine dell’assemblea di sabato nella Plaza de Mayo era letteralmente: "Luchar, Vencer, Obreros al Poder!" (lottare, vincere, lavoratori al potere).

Il programma approvato è il seguente :

1. Libertà per Raul Castells, Emilio Alì, Peralta e tutti gli altri compagni imprigionati. Ritiro delle accuse a loro carico.

2. Gli organizzatori ed esecutori degli assassini del 19 e 20 dicembre devono essere processati e puniti. Gli assassini dei compagni di Salta (Justiniano, Gomez, Veron, Barrios e Santillan) e Corrientes devono essere processati e puniti. [Salta e Corrientes, città a 1200 e 800 chilometri a nord di Buenos Aires- ndt].

3. Ripudio del debito estero.

4. Nazionalizzazione delle banche e delle principali compagnie del paese.

5. Statalizzazione dei fondi pensione (AFJP).

6. I licenziamenti e le sospensioni sono fuorilegge.

7. Statalizzazione sotto il controllo operaio di tutte le aziende che chiudono o licenziano e riapertura di tutte le aziende chiuse alle stesse condizioni.

8. Immediata restituzione dei risparmi bancari ai piccoli risparmiatori.

9. Lotta per una occupazione genuina e stabile, attraverso la redistribuzione delle ore di lavoro senza riduzione del salario.

10. Salario minimo e sussidi di disoccupazione collegati al costo della vita.

11. Fuori Duhalde e il Fmi. Per un governo dei lavoratori.

Questo programma, che è fondamentalmente il programma di una rivoluzione socialista, è stato approvato dai delegati dei lavoratori unitamente ad un piano di lotta. Ciò dice a chiare lettere che il processo di lotta degli ultimi anni in Argentina apre la "…possibilità di risolvere la crisi di potere, che tocca il sistema di sfruttamento nel nostro paese, in favore dei lavoratori" e che "…dobbiamo agire, poiché l’azione tenace del popolo non ha ancora portato ad una vittoria, piuttosto all’usurpazione del potere da parte di un governo illegittimo che è il fantoccio dei saccheggiatori".

Il piano d’azione prevede il rafforzamento dei blocchi stradali, una mobilitazione nazionale di picchetti e cacerolazos per il 20 febbraio, a due mesi dall’inizio dell’insurrezione popolare. Una giornata nazionale di mobilitazione contro le compagnie petrolifere privatizzate, prese di mira in quanto vennero privatizzate nonostante gli enormi profitti che garantivano. La rivendicazione è la rinazionalizzazione e l’utilizzo del profitto per la creazione di nuovi posti di lavoro. Una marcia per la libertà dei compagni imprigionati per il 2 marzo, una marcia nazionale dei lavoratori sulla capitale dal 4 all’8 marzo. Per concludere una nuova data è stata fissata per la prossima Assemblea nazionale dei lavoratori: il 2 aprile 2002.

La domenica sera, rappresentanti dell’Assemblea si sono recati alla sesta riunione della Asamblea interbarrial di Buenos Aires per illustrare le loro decisioni ed ottenere l’adesione al piano di lotta. La interbarrial ha aderito ed ha aggiunto diverse rivendicazioni, tra le quali le più significative sono:

1. La convocazione di una Assemblea Popolare Nazionale dei delegati delle assemblee popolari di quartiere e cittadine di tutta Argentina per il 16 e 17 marzo.

2. Duhalde deve andarsene con il suo piano economico. Per un governo delle assemblee popolari, delle interbarriali, dei lavoratori e dei disoccupati.

Le risoluzioni dell’Assemblea nazionale dei lavoratori e della interbarrial (assemblea cittadina) sono fondamentalmente il programma del potere popolare. Interessante notare che lo slogan dell’Assemblea Costituente non figura tra le risoluzioni delle due assemblee.

La classe dominante è terrorizzata

La questione chiave non è solo il programma approvato, ma il fatto che un settore organizzato della classe operaia è stato guadagnato alla causa delle rivendicazioni che abbiamo riportato. L’aggravarsi della crisi economica costringerà strati sempre più vasti di lavoratori attivi ad aggregarsi alla lotta per difendere il loro posto di lavoro. Diverrà sempre più chiaro che ciò può essere ottenuto solo rimpiazzando il sistema capitalista con un sistema di nazionalizzazione sotto il controllo della classe lavoratrice.

Come ha detto San Lorenzo, il dirigente della Cgt, nell’assemblea di sabato 16, "la classe operaia, e in particolare il proletariato industriale, deve riguadagnare il centro della scena della politica argentina". Il leader dell’Unione dei Lavoratori ed Impiegati della Ceramica di Nequén (Soecn) ha insistito: "…la chiave è attrarre la classe operaia organizzata nei sindacati", perché "mettere un picchetto ai cancelli della raffineria Repsol-YPF è cosa molto buona, ma sarebbe meglio convincere i lavoratori ad uscire e unirsi a noi, se convinciamo gli operai del settore elettrico [presenti all’Assem-blea nazionale - ndt] a spegnere l’interruttore che è nelle loro mani. Montare una protesta di fronte alla banca è bene, ma sarebbe molto meglio se convinciamo i lavoratori bancari a uscire e scendere in sciopero".

I lavoratori del settore automobilistico hanno già annunciato azioni di lotta contro la minaccia di licenziamenti. Una parte degli impiegati delle amministrazioni locali nelle provincie, da un capo all’altro del paese, hanno già iniziato scioperi per ottenere il pagamento dei salari in ritardo. Il governo è appena intervenuto per scongiurare la minaccia di sciopero del settore petrolifero, visto che l’aumento delle imposte sul petrolio aveva visto gli industriali minacciare migliaia di licenziamenti come ritorsione.

La situazione aveva costretto la cupola sindacale burocratizzata a minacciare uno sciopero totale del settore a partire da lunedì 18 febbraio. Il governo Duhalde terrorizzato ha minacciato l’arbitrato forzato nei confronti delle multinazionali petrolifere, il che per il momento ha bloccato i licenziamenti e lo sciopero. In questo recentissimo esempio vediamo le contraddizioni nelle quali la classe dominante è intrappolata: da un lato può mantenere lo sfruttamento capitalistico solo lanciando attacchi selvaggi contro la classe operaia e la classe media, ma così facendo rischia di accelerare il processo rivoluzionario e perdere tutto.

E la crisi economica e politica continua ad approfondirsi, col peso caduto a 2,10 contro il dollaro, la quotazione più bassa dall’inizio della fluttuazione solo poche settimane fa. La produzione industriale è collassata del 18% in gennaio, ancor più che nel dicembre scorso. Tutti i settori dell’economia ne sono toccati ma tra i peggiori risultati ci sono l’industria tessile (-56,1%), la produzione di auto (-65%), la metalmeccanica (-54,1%). Tutto ciò nonostante la svalutazione del peso che in teoria avrebbe dovuto incrementare le esportazioni.

La borghesia argentina, crediamo, vede anche i pericoli impliciti nel nuovo processo di risveglio delle masse. Negli ultimi giorni i suoi sudditi della carta stampata hanno pubblicato due editoriali a dir poco isterici sul quotidiano La Naciòn, denunciando il movimento delle assemblee. Ecco le perle del 14 febbraio: "…quantunque la nascita di queste assemblee appaia conseguenza della esasperazione pubblica nei confronti della inaffidabile condotta della classe politica, occorre tener altresì presente che un tale meccanismo di deliberazione popolare presenta un pericolo, poiché, causa la loro intima natura, [le assemblee] possono svilupparsi in qualcosa simile ad un sinistro modello di potere, i ‘soviet’."

Poi l’articolo continua: "L’esperienza dimostra che queste assemblee vengono a volte egemonizzate da agenti di ideologie estreme, che approfittano della legittima indignazione della maggioranza per coltivare i propri fini, proponendosi di ottenere per questa via ciò cui non potrebbero mai aspirare attraverso la cabina elettorale. Non è cosa sbagliata che la gente voglia esprimere le proprie opinioni... Ma è importante chiarire che una cosa è ingaggiare una rumorosa protesta ma è qualcosa di completamente differente adottare decisioni di governo che toccano l’interesse pubblico ed il bene comune."

L’essenza di questi discorsi è che la gente può dire ciò che vuole… fintantoché non minacci il dominio dei capitalisti e dei banchieri!! Come in ogni rivoluzione i media della borghesia agitano lo spettro degli "agitatori estremisti" quale causa degli umori rivoluzionari delle masse. In realtà è la completa bancarotta del loro stesso sistema che ha creato un terreno fertile per la diffusione di idee rivoluzionarie tra le masse, come vediamo in Argentina in questi giorni.

La Naciòn insiste nell’editoriale del 17 febbraio, accusando il movimento delle assemblee di organizzare un colpo di Stato strisiante "…è necessario che gli argentini si calmino e riconoscano che una nazione non può funzionare in uno stato di permanente deliberazione popolare." (E perché no?) "Non è ragionevole che [una assemblea di quartiere] si convochi per dichiarare l’illegittimità del presidente della Nazione, per dichiarare nullo e insignificante il mandato di tutti i membri del parlamento senza eccezione e rivendicare le dimissioni di tutti i membri della Corte [Suprema]." Ancora una volta ci siamo! Questo è ciò di cui la borghesia ha veramente paura. Ecco il concetto che ha la borghesia della democrazia: la gente può partecipare, a patto che si limiti ad andare a votare ogni tanto. Quando però la gente comune comincia a partecipare effettivamente, a prendere gli ‘affari di stato’ nelle proprie mani, ecco che lorsignori gridano al colpo di stato! Il voto? La maggioranza del popolo argentino ha votato ogni opzione politica possibile negli ultimi vent’anni e nessuna di queste è stata capace di risolvere i problemi che la assillano. Ora le masse dei lavoratori, disoccupati e ceti medi hanno detto basta e stanno cominciando ad occuparsi direttamente della ricerca delle soluzioni. Come? Attraverso comitati democraticamente eletti e direttamente responsabili alla loro base.

Gli editoriali dei giornali borghesi invitano il governo ad evitare qualunque concessione, dato che, scrivono, ciò servirebbe solo ad incoraggiare il movimento. Dopo le violente proteste dei piccoli risparmiatori, che hanno assaltato diverse banche del quartiere affaristico e finanziario di Buenos Aires, il governo ha avvertito che ulteriori episodi del genere avrebbero incontrato misure repressive. La polizia è già stata usata in molti scontri coi piqueteros. E’ chiaro che allo stato attuale la classe dominante è più preparata di quello che non fosse in dicembre. È per questo motivo che occorrerà un movimento più e meglio organizzato per fare avanzare il movimento rivoluzionario. I compiti principali sono quelli votati dalla Assemblea nazionale dei lavoratori e dalla Interbarrial il 17 febbraio: il rafforzamento e la diffusione nazionale delle assemblee e sopra tutto l’organizzazione della classe operaia industriale in comitati di fabbrica dei lavoratori capaci di organizzare uno sciopero generale.

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