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Argentina

La decisione del presidente Duhalde di anticipare le elezioni politiche e parlamentari al marzo del prossimo anno ha provocato un cambiamento rilevante nella situazione politica argentina. La decisione è stata presa dopo il danno d’immagine causato al governo dalla brutale repressione del movimento piquetero alla fine di giugno e nel mezzo di una vera e propria guerra civile all’interno del Partito peronista riguardo alla nomina del candidato ufficiale del partito alle prossime elezioni. Se aggiungiamo a ciò le costanti pressioni del Fmi per applicare nel paese le misure di austerità necessarie per la concessione di ulteriori prestiti, vediamo come la posizione di Duhalde stia diventando sempre più insostenibile.

Anticipando la data delle elezioni, la classe dominante argentina sta cercando di guadagnare tempo e di distogliere l’attenzione delle masse dai problemi più pressanti. Dopo sette mesi dove le masse hanno dominato la scena politica attraverso l’azione diretta, il governo cerca di ingannarle con la promessa che tutto si risolverà una volta che un nuovo presidente sarà eletto.

Il problema è che la borghesia argentina non ha attualmente un candidato affidabile che goda di un appoggio sufficiente nella società da permettergli di applicare le richieste dell’imperialismo europeo e nordamericano ed è quindi molto preoccupata dell’imminente battaglia elettorale. Il messaggio del FMI è chiaro: tagli massicci della spesa pubblica sono necessari, a qualunque costo politico e sociale.

Nel movimento peronista è scoppiata una lotta senza pietà. L’ex presidente Menem si sta presentando come il salvatore della "patria", riferendosi ai suoi presunti successi economici nel periodo nel quale era al potere. La sua proposta principale è quella di dollarizzare l’economia, che si adatta perfettamente agli interessi delle grandi banche e delle multinazionali.

Il candidato ufficiale più probabile fino ad oggi sembra però De La Sota, governatore di Cordoba, che rappresenta il settore più legato al capitalismo nazionale ed è sostenitore della svalutazione del peso, ma d’accordo con Menem sulla necessità di tagli drastici alla spesa pubblica.

Non riuscendo a conquistare un appoggio sufficiente nel Partito peronista, personaggi come Rodriguez Saà (l’ex presidente di dicembre) e Kirchner hanno deciso di presentarsi come candidati indipendenti. Saà ha già creato il proprio movimento e si è assicurato l’appoggio di una parte della burocrazia sindacale, la Cgt di Moyano, con la sua retorica populista e "patriottica".

L’Unione Civica Radicale, il partito tradizionale della borghesia argentina, è quasi scomparso dal panorama politico e non presenterà alcun candidato.

Il "centro sinistra", un termine scelto col preciso scopo di confondere le masse, è rappresentato da Lilita Carriò che sta organizzando un fronte elettorale formato dal suo partito, l’Ari, parti del Frepaso, come il sindaco di Buenos Aires, Anibal Ibarra e forse il peronista Kirchner. Si ergono come i rappresentanti del capitalismo dal "volto umano", e promettono tutto a tutti, dagli uomini d’affari, ai capitalisti, ai piccoli risparmiatori.

Queste elezioni rivelano la paura e la slealtà della borghesia argentina. Chiunque vinca la presidenza non avrà la maggioranza parlamentare per governare, dato che solo un terzo dei seggi parlamentari saranno rinnovati.

I compiti della sinistra

Luis Zamora è indubbiamente la figura nella sinistra con il maggiore sostegno tra i lavoratori e le loro famiglie. Mai nella storia della sinistra argentina era accaduto ciò. Zamora parla contro il capitalismo, del bisogno di riorganizzare il paese su nuove fondamenta sociali ed è anche a favore del non pagamento del debito. Partecipa tutti i giorni ai cortei, è molto disponibile e parla il linguaggio dell’uomo della strada. Zamora ha ovviamente molti limiti, come una concezione errata e semi-anarchica dell’organizzazione. Ad esempio propone un modello organizzativo di tipo "orizzontale", spiegando come non ci sia bisogno di partiti, strutture o dirigenti. Inoltre, si rifiuta di portare avanti un programma di rivendicazioni concrete.

I lavoratori e i giovani sono a stragrande maggioranza in favore dell’unità a sinistra e ciò costituisce un fattore molto positivo.

Un fronte unico di tutte le organizzazioni di sinistra, come pure delle assemblee popolari delle organizzazioni piquetere e dei sindacati deve essere organizzato attorno a un programma politico comune. Uno sviluppo del genere sarebbe di grande ispirazione per le masse che sono duramente colpite dagli effetti della crisi capitalista. (Dopo che questo articolo era stato scritto, Zamora ha deciso recentemente di formare un’alleanza con la Carriò).

Da marxisti pensiamo che la sinistra debba partecipare alle prossime elezioni. Queste forniranno una buona opportunità di spiegare questo programma e di organizzare assemblee e comizi con decine di migliaia di persone in tutto il paese. L’elezione di deputati operai aiuterà ad organizzare il movimento; il parlamento può essere usato per diffondere le idee rivoluzionarie attraverso la stampa, la radio e la TV.

Tuttavia sarebbe un errore affidarsi unicamente al terreno elettorale; la storia ha dimostrato che la trasformazione socialista della società può essere raggiunta solo con la lotta e la partecipazione diretta della massa dei lavoratori nelle piazze, nelle fabbriche e nei quartieri, attraverso la creazione di strutture che si basino sul controllo operaio che sostituiscano gli organi di potere su cui il sistema capitalista si regge.

La situazione sociale

La crisi economica sta peggiorando. Oggi più di 6 milioni di lavoratori sono disoccupati o sottoccupati, e rappresentano oltre la metà della forza lavoro argentina. Più del 50% delle famiglie vive sotto il livello di povertà. Nei primi sei mesi dell’anno il numero dei disoccupati è cresciuto di 400mila unità.

Non va meglio la situazione finanziaria. Gli investimenti sono crollati del 50% quest’anno e la fuga dei capitali dalla nazione sta continuando. Allo stesso tempo alcuni settori della borghesia stanno facendo grandi affari: ad esempio grazie alla svalutazione i grandi agricoltori stanno guadagnando milioni di dollari dall’aumento delle esportazioni mentre allo stesso tempo aumentano i prezzi di carne e altri prodotti alimentari per il mercato interno.

L’inflazione non è ancora arrivata ai livelli elevatissimi degli anni ottanta, principalmente perché i consumi delle famiglie rimangono a livelli molto bassi. Ma le principali compagnie di acqua, luce, gas e trasporti pubblici, privatizzate, spingono per drastici aumenti dei prezzi.

La repressione sanguinosa del 26 giugno (quando la polizia uccise due giovani piqueteros durante una manifestazione, ndt) ha agito come un fulmine a ciel sereno sulla coscienza di milioni di lavoratori e giovani. Nelle tre settimane seguenti, il 27 giugno, il 3 e il 9 luglio migliaia di persone hanno partecipato ai cortei di protesta per il comportamento della polizia, organizzati solo dalla sinistra e dal movimento piquetero. E’ la prima volta in Argentina che la sinistra si dimostra capace di mobilitare così tanta gente in un periodo così breve di tempo. Il governo è stato costretto a licenziare diversi ufficiali di polizia e alcuni ministri della provincia hanno dato le dimissioni.

Inoltre questi avvenimenti hanno avuto conseguenze ancora più importanti, scuotendo alle fondamenta le strutture del sindacato più combattivo, la CTA. Il dirigente piquetero più conosciuto, D’Elia, è completamente screditato fra i settori più avanzati degli attivisti, a causa della sua posizione conciliatoria nei confronti del governo. Interi settori dei piqueteros della Ftv-Cta sono già usciti dal sindacato di categoria ma correttamente hanno deciso di restare all’interno della confederazione. L’organizzazione giovanile della Cta ha chiesto l’espulsione di D’Elia e ha criticato l’indecisione di De Gennaro, il segretario generale, che ha negato l’appoggio del suo sindacato alla manifestazione del 27 giugno.

I dirigenti delle due Cgt stanno perdendo la faccia giorno dopo giorno. Stanno usando la profonda crisi economica e la paura del licenziamento da parte dei lavoratori per tenere sotto controllo i battaglioni pesanti della classe operaia, come i metalmeccanici e i lavoratori dei trasporti. Oggi perdere il posto di lavoro in Argentina significa scivolare dritti verso la povertà. Ma questi dirigenti sindacali prima o poi pagheranno un prezzo molto alto per la loro politica di collaborazione di classe.

L’eroismo, la capacità di lottare e di sacrificio ha posto i piqueteros all’avanguardia del processo rivoluzionario argentino. Tuttavia da soli non possono vincere: devono usare la loro forza e le loro abilità organizzative per collegarsi ai lavoratori occupati e aiutarli a trarre rapidamente conclusioni rivoluzionarie più velocemente, coinvolgendoli in modo deciso nella lotta.

Nei prossimi mesi i lavoratori argentini affronteranno numerose prove ed esperienze. Sempre più arriveranno alla conclusione che la rivoluzione socialista è l’unica via d’uscita. Siamo del tutto fiduciosi della capacità della classe operaia argentina di trasformare la società capitalista.

19 luglio 2002

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