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"Una guerra è scoppiata, dillo a tutti!" con queste parole un testimone oculare ha telefonato da Zhanaozen per informare il mondo degli eventi sanguinosi di ieri in Kazakistan.


Sette mesi fa gli operai dell'industria petrolifera hanno deciso di occupare la piazza della città petrolifera occidentale di Zhanaozen, per chiedere salari migliori. Ieri ancora una volta i lavoratori che protestano contro i salari criminalmente bassi dal mese di luglio, si sono riuniti per celebrare il giorno dell'Indipendenza e per ribadire le loro giuste rivendicazioni. Ma la celebrazione del 20° anniversario dell'indipendenza del Kazakistan si è trasformata in un incubo. La polizia ha aperto il fuoco e un gran numero di persone inermi e indifese sono state uccise a sangue freddo.

La polizia ha sparato direttamente sulla folla di manifestanti disarmati. Il numero esatto dei morti non è chiaro, ma sono almeno settanta. Il governo ha ammesso che 10 persone sono morte, anche se i giornalisti che hanno parlato con i manifestanti prima che le comunicazioni fossero tagliate hanno detto che ci sono state segnalazioni di decine di morti dato che la polizia ha sparato tra la folla. Alcuni testimoni oculari riferiscono che ben 150 persone sono state uccise. Molti altri sono stati feriti.

Il governo del Kazakistan chiaramente non vuole che il mondo sappia quello che sta facendo. La città è chiusa al mondo esterno ed è circondata da truppe e personale dell'esercito. I siti web dell'opposizione sono stati bloccati, così come YouTube e tutti i social network. La rete mobile nella zona è sospesa. I media ufficiali diffondono disinformazione di massa.

Secondo la versione ufficiale statale, le autorità avevano programmato una festa pubblica di Capodanno per i bambini in quella piazza. Si tratta di una scusa usata comunemente da parte dei governi delle repubbliche sovietiche di una volta per scoraggiare le proteste. Ma in questo caso era chiaramente uno stratagemma volto a fornire una scusa per cacciare gli operai dalla piazza principale.

La polizia ha attaccato i lavoratori, con la scusa che voleva proteggere i bambini. Improvvisamente una jeep della polizia ha iniziato a correre tra la folla, mentre alcuni giovani non meglio identificati hanno dato fuoco all’albero di Natale e agli edifici intorno alla piazza centrale. Le autorità hanno mostrato dei video in cui apparentemente, dei lavoratori danno fuoco a un albero di Natale e la polizia spara in aria. Queste azioni hanno un carattere chiaramente provocatorio, e servono come scuse per un intervento violento della polizia contro i manifestanti pacifici.

Askhat Daulbayev, il procuratore generale del Kazakistan, ha detto venerdì in un’intervista televisiva che “dopo aver brutalmente violato l'ordine pubblico, i manifestanti hanno attaccato i poliziotti, rovesciato l’albero di Natale, distrutto le yurte (abitazioni mobili tradizionali dell’Asia centrale, ndt) messe lì per le festività, così come dato alle fiamme il palco e un autobus della polizia”.  Sempre secondo Daulbayev, i manifestanti hanno attaccato la polizia utilizzando armi da fuoco e tubi di acciaio.

Tuttavia, tutti i rapporti dalla città contraddicono questa versione. Non c’erano bambini in piazza in nessun momento e i presunti atti di violenza sono opera di poliziotti in borghese e provocatori. Inoltre, è difficile capire come la polizia, limitandosi a sparare in aria avrebbe potuto uccidere così tante persone. Zhana A. Baitelova, un reporter di Respublika, giornale indipendente di Almaty, la capitale commerciale del paese, ha detto che i manifestanti usando i telefoni cellulari hanno descritto una scena di caos crescente, mentre la polizia cercava di difendere il palco e le decorazioni per l'evento natalizio. "La polizia ha usato gas in un primo momento, poi sparato in aria, e poi è stato il panico", hanno riferito.

"Stanno cercando di dipingere i manifestanti come teppisti, dicendo che attaccano i bambini", hanno aggiunto. Ma la città è piccola, e la maggior parte dei residenti lavorano nei campi petroliferi. "I bambini sono i figli degli scioperanti. È una follia".

La repressione del governo si sta diffondendo. Alla mattina del 17, gli attivisti del Movimento Socialista del Kazakistan (KFOR) e il sindacato di chi possiede un mutuo “una casa per tutti” (Onge) sono stati arrestati ad Almaty. Tra gli arrestati ci sono Dmitry Tikhonov, Larissa Boyar, Armand e Jeanne Ozhaubaeva Baytelovu.

Con il loro consueto cinismo, i media occidentali così solerti nelle denunce di Saddam Hussein e Gheddafi sono rimasti in silenzio sul regime mostruosamente repressivo di Nursultan Nazarbayev in Kazakistan. Questa ex repubblica sovietica è strategicamente importante per gli Stati Uniti per le sue enormi riserve di petrolio e la sua posizione geografica in Asia centrale. Compagnie petrolifere occidentali come Chevron si sono arricchite sulle sue enormi riserve e i governi occidentali non vedevano alcuna ragione per citare le spaventose violazioni dei diritti umani.

Ma gli eventi in Medio Oriente stanno avendo effetto anche sui popoli oppressi dell'Asia centrale, per i quali la restaurazione del capitalismo dopo la caduta dell'Unione Sovietica ha avuto conseguenze disastrose. I lavoratori del Kazakistan sono stanchi di oppressione e sfruttamento. I lavoratori del petrolio sono scesi in sciopero la scorsa primavera in una lotta contro i lavori usuranti, e centinaia di loro sono stati poi licenziati. Nel mese di luglio, molti hanno cominciato a creare una tendopoli in piazza con una protesta a tempo indeterminato, una sfida inaudita al governo. Gli scioperanti da questa settimana hanno spostato la loro attenzione su richieste politiche, compreso il diritto di costituire partiti indipendenti. Ciò ha portato al sanguinoso assalto di ieri.

Le proteste si sono diffuse ad altre città in Kazakistan. Per solidarietà, i lavoratori di altre compagnie petrolifere hanno completamente cessato la produzione nella regione. Nel pomeriggio, hanno detto testimoni, un edificio del governo e il quartier generale di una compagnia petrolifera statale stavano bruciando.

I lavoratori kazaki sono sotto l'attacco brutale dello Stato e chiedono un AIUTO URGENTE! Non possono aspettarsi alcun aiuto da parte dei governi cosiddetti democratici dell'Occidente che sono complici della brutale oppressione che subiscono. L'unica fonte di aiuto deve venire dal movimento operaio mondiale.


• Chiediamo a tutti i lavoratori e attivisti sindacale di far sentire la propria voce ed esprimere la propria condanna per queste azioni brutali.
• Ogni organizzazione sindacale e del movimento operaio, ogni consiglio di fabbrica e Rsu deve esprimere la propria solidarietà e fare pressione sul governo del Kazakistan per fermare la repressione.
• Chiediamo l’immediato rilascio di tutte le persone arrestate in relazione a tali eventi.
• Inviare email urgenti di protesta all'ambasciata e al governo del Kazakistan. Ancora meglio, telefonare all'ambasciata e far sentire la vostra protesta.

• Scrivere alla stampa denunciando ciò che sta accadendo all'opinione pubblica.

• La situazione è URGENTE. OCCORRE FARE IN FRETTA. BISOGNA AGIRE ORA!

Si prega di inviare proteste a Nursultan Nazarbayev 010000, Astana, Ak-Orda e alla più vicina ambasciata del Kazakistan e all’azienda AO "National compagnia KazMunayGaz" Kazakhstan, Astana 010000 Kabanbye-Batur 19 (пр. Кабанбай-батыра, 19) fax: +7 (7172) 97 60 00, 97 60 01 e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Ufficio: (3172) 977429, 977617 PR: (3172) 977924, 977923

 

Le lettere di solidarietà devono essere inviate a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Vi saremmo grati se poteste anche inviare copie a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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