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L’appello lanciato dal Presidente Chavez per la costituzione di una nuova internazionale rivoluzionaria, la Quinta Internazionale, ha provocato un dibattito appassionato tra le fila del movimento operaio in America Latina e su scala mondiale. È impossibile per i marxisti rimanere indifferenti alla questione. Che atteggiamento dovremmo prendere nei suoi confronti?

Nel 1947 le carceri italiane ospitavano più partigiani che fascisti. Il codice penale era ancora quello Rocco del 1930. L’amnistia Togliatti del giugno ’46, voluta dal capo del Pci (allora Ministro della Giustizia) per rafforzare l’alleanza con la Dc impegnata a riciclare l’apparato statale del periodo fascista, liberò gerarchi e spie dell’Ovra, torturatori e giudici del Tribunale della Razza.

Riflessioni sui rapporti tra comunisti, sistema giudiziario e lotta “per la legalità”

 

 

“La giustizia è come una tela di ragno:

trattiene gli insetti piccoli,

mentre i grandi trafiggono la tela

e restano liberi.”

(Solone, 638-558 aC., legislatore ateniese)

La pubblicazione della serie di articoli sulla lotta di classe nella Repubblica romana ha suscitato un interesse considerevole tra i lettori di marxist.com. Secondo quanto mi viene riferito dallo redazione, c’è stato un numero record di accessi a questi articoli, circa 2.200 contatti, parecchio di più che la media di visite per ciascun articolo.

La congiuntura economica e il movimento operaio mondiale

Il mondo capitalista entra in un periodo di ripresa industriale. Si alternano boom a recessioni - una legge organica della società capitalistica. L'attuale boom in nessun modo indica un equilibrio stabile nella struttura di classe. Una crisi spesso aiuta la crescita di stati d’animo riformisti e anarchici tra i lavoratori. Il boom aiuterà le masse lavoratrici a riaggregarsi.

Nel periodo postbellico il ciclo economico non è caratterizzato più da un meccanismo normale di sviluppo capitalistico, dato che il sistema nel suo complesso è in una fase di declino. Ad ogni modo, questo non significa certo che le fasi di crescita e caduta dell’economia siano state relegate a ricordi del passato. È vero che, subito dopo la Grande Guerra, tali fasi hanno perso il proprio carattere ciclico ed universale, almeno per quanto riguarda la fase di ripresa. Ma in ogni caso, entrambe queste fasi sono ancora ben presenti al giorno d’oggi, almeno fino a un certo punto.

Gli economisti borghesi e riformisti, che hanno un interesse ideologico a presentare sotto una luce favorevole la condizione del capitalismo, dicono: di per se stessa l’attuale crisi non prova assolutamente nulla; al contrario, rappresenta un fenomeno normale. Subito dopo la guerra abbiamo assistito ad un boom industriale ed ora assistiamo a una crisi. Ne deriva che il capitalismo è vivo e vegeto.

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