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In una società divisa in classi, ogni interpretazione della società non può che rispecchiare interessi di classe differenti. Più che mai in questo campo la verità non giunge attraverso le strade dorate di qualche titolata ricerca accademica, ma deve farsi strada attraverso le impervie vie dei rapporti di forza tra le classi.

Intervista di Alan Woods a Pierre Brouè

Pierre Broué è conosciuto a livello internazionale per il suo lavoro instancabile come storico del movimento rivoluzionario. Le sue opere sulla storia del partito bolscevico, sull’internazionale comunista, sulla rivoluzione spagnola e soprattutto la sua recente opera sulla vita di Trotskij (La rivoluzione perduta) sono state ampiamente ammirate in tutto il mondo. Il suo ultimo libro sull’Opposizione di sinistra è un altro importante contributo di questo inestimabile storico, che ha dedicato la sua vita alla lotta per il socialismo internazionale.

 Quello che segue è l’estratto di un discorso tenuto da Trotskij a Mosca nel 1924; si analizzano con lucidità i rapporti di forza tra i paesi imperialisti dell’epoca e in particolare il ruolo degli Usa, nuova potenza ascendente agli albori del ventesimo secolo.

L’intervento oltre a rappresentare un magistrale esempio di materialismo applicato alla politica internazionale riscuote grande interesse per la denuncia che viene rivolta alla socialdemocrazia che negli anni ‘20, come oggi nella recente guerra in Iraq, invece di mantenere una posizione indipendente dalle diverse potenze, si allinea al fronte imperialista ritenuto “pacifista”, che all’epoca non era l’asse franco-tedesco, ma bensì l’imperialismo americano.

Trotskij disvela i reali interessi materiali che sono alla base del presunto pacifismo americano e avanza la parola d’ordine degli Stati uniti socialisti d’Europa, unica fortezza in grado di contrastare gli Usa che prenderanno il sopravvento sulla vecchia Gran Bretagna imponendo il proprio dominio sul mondo.

 “I socialisti hanno sempre condannato le guerre fra i popoli come cosa barbara e bestiale. Ma il nostro atteggiamento di fronte alla guerra è fondamentalmente diverso da quello dei pacifisti borghesi (fautori e predicatori della pace) e degli anarchici. Dai primi ci distinguiamo in quanto comprendiamo l’inevitabile legame delle guerre con la lotta delle classi nell’interno di ogni paese, comprendiamo l’impossibilità di distruggere le guerre senza distruggere le  classi ed edificare il socialismo, come pure in quanto riconosciamo pienamente la legittimità, il carattere progressista e la necessità delle guerre civili, cioè delle guerre della classe oppressa contro quella che opprime (…). E dai pacifisti e dagli anarchici noi marxisti ci distinguiamo in quanto riconosciamo la necessità dell’esame storico (dal punto di vista del materialismo dialettico di Marx) di ogni singola guerra”. (Lenin)

I sindacati nell’epoca di declino dell’imperialismo

di Lev Trotskij -1940

Il manoscritto di questo articolo fu ritrovato sulla scrivania di Trotskij, si trattava di una bozza ancora da rivedere per un articolo sull’argomento esposto nel titolo. Trotskij lo stava scrivendo poco prima di essere assassinato.

Un libro da leggere

Per capirne di più sul trotskismo e… i trotskisti

Uno degli effetti delle elezioni francesi è stato quello di risvegliare una curiosità inaspettata verso il trotskismo. Quell’11% dei voti raccolti da tre liste che si richiamano (quanto legittimamemnte è un’altra questione) all’eredità di Trotskij e alla Quarta internazionale ha costretto persino la "grande stampa" a parlare di Trotskij e dei trotskisti, sia pure in forma ironica e supponente. Indiretta-mente, anche la polemica lanciata da Bertinotti contro lo "stalinismo" nell’ultimo congresso del Prc alimenta una richiesta di maggiore conoscenza della storia del movimento comunista, compresa la storia del trotskismo.

Questo numero di FalceMartello sarà nelle vostre mani dopo lo straordinario sciopero del 16 aprile e dopo l’oceanica manifestazione del 23 marzo a Roma. Assistiamo a una decisa ripresa della lotta di classe in risposta ad un attacco senza precedenti, almeno nella storia recente di questo paese, del padronato e del proprio governo.

Di fronte a delle dimostrazioni di forza così imponenti della classe operaia, le argomentazioni di chi come noi ha sempre sostenuto il ruolo centrale di questa classe acquistano sicuramente una maggiore autorevolezza nei confronti delle altre tendenze del movimento operaio. Chi può affermare attualmente che la classe operaia non esiste più, o che ha un ruolo del tutto marginale?

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