Breadcrumbs

Questo testo è stato scritto nel 1992, nel contesto di un dibattito polemico all'interno della Tendenza internazionale, la Cwi, di cui all'epoca Falcemartello e i compagni che oggi formano la Tendenza marxista internazionale facevano parte. Ted Grant criticava i cedimenti al nazionalismo scozzese compiuti dalla direzione della sezione britannica di allora, spiegando che ogni deviazione da una posizione di unità di classe dei lavoratori avrebbe portato al rafforzamento delle formazioni nazionaliste in Scozia. L'imminente referendum ha confermato totalmente questa previsione.

 

 

---

 

Riemerge la questione nazionale

Il crollo dello stalinismo, l'impasse del capitalismo a livello internazionale e la debolezza delle forze del marxismo hanno fatto risorgere la questione nazionale. La questione nazionale, collegata alle autentiche aspirazioni di emancipazione da parte delle nazionalità oppresse, lungi dall'essere risolta si è inasprita in base alla crisi sia del capitalismo che dello stalinismo. La crescita degli antagonismi nazionali, che in alcuni paesi sono sfociati in guerre civili, mostra il carattere esplosivo del nazionalismo nell'epoca della decadenza del capitalismo. Di conseguenza, in tutta una serie di casi, il nazionalismo piccolo-borghese e borghese minaccia di riportare indietro il movimento operaio minando l'unità della classe operaia, indispensabile nella lotta per la rivoluzione socialista.

Nell'epoca moderna, solo la trasformazione socialista della società può offrire la soluzione della questione nazionale, un compito rimasto dalla rivoluzione democratico-borghese. Per questo ha occupato un posto centrale negli scritti di Marx, di Engels, di Lenin e di Trotskij. Queste idee a loro volta sono state sviluppate e approfondite negli ultimi quattro-cinque decenni dai marxisti britannici che si raggruppano intorno alla rivista Socialist Appeal.

L'atteggiamento del movimento operaio sulla questione nazionale è in realtà una questione di vita o di morte. Qualsiasi errore su questo problema fondamentale, come si è visto più volte, sarà pagato in futuro dalla classe operaia ad un costo terribile.

La questione nazionale è riemersa negli ultimi anni in Scozia, dove per decenni era rimasta sotto la superficie. La sua prima ricomparsa fu negli ultimi anni '60, quando l'Snp vinse alle elezioni suppletive1 di Hamilton, con uno spostamento del 46 per cento del voto a suo favore contro i laburisti. Era in gran misura un prodotto della delusione per le controriforme del governo Wilson2. L'incapacità dei laburisti di soddisfare i loro sostenitori, dopo tredici anni di governo conservatore3, aveva creato le condizioni sociali e politiche per la crescita del nazionalismo. La scoperta nel 1970 del petrolio sotto il Mare del Nord4 diede un nuovo impeto alla causa nazionalista. Al tempo delle elezioni politiche del 1974, il voto dell'Snp era del 22 % nel febbraio e del 30% nell'ottobre.

Fu poco prima di ciò che pubblicammo un documento, La questione nazionale in Scozia e in Galles, che trattava le questioni principali da un punto di vista di classe. Va ricordato che all'epoca i compagni dirigenti scozzesi rifiutarono di riconoscere l'esistenza di un problema nazionale e persino di una nazione scozzese. Ma successivamente gli avvenimenti hanno dimostrato la correttezza della posizione di principio che noi presentammo allora.

Purtroppo i compagni scozzesi che hanno stabilito recentemente l'organizzazione Scottish Militant Labour (Sml) hanno cominciato ad annacquare questi princìpi e stanno subendo le pressioni del nazionalismo piccolo-borghese. Nel tentativo di trovare una scorciatoia verso quei giovani che stanno flirtando col nazionalismo, i dirigenti dell'Sml, in modo opportunista, si stanno dando una tinta nazionalista. Ne è una prova il fatto stesso di stabilire un'organizzazione "scozzese" separata, in ripetizione degli errori tragici del Partito operaio repubbli­cano scozzese fondato da John Maclean nei primi anni '20, ma senza neppure la base di sostegno che aveva quel partito. Questo opportunismo avrà le stesse conseguenze fatali per il fu­turo Sml che ebbe per il partito di Maclean.

La crisi del capitalismo britannico ha avuto un effetto devastante sia nel Galles che in Scozia. Nel Galles l'industria è stata erosa drasticamente nell'ultimo decennio, con praticamente la distruzione delle sue principali industrie, l'estrazione di carbone e la siderurgia. Nella siderurgia ci sono ancora 16mila lavoratori, ma le miniere sono quasi scomparse; sono rimasti solo tre pozzi. La disoccupazione gallese è ufficialmente vicino al 10 per cento e i salari gallesi sono i più bassi in Gran Bretagna. Il salario medio maschile è l'87% della media britannica e quello femminile l'88%. Come ha spiegato recentemente un commentatore: "Oggi in Galles la gente è più impoverita, in termini di reddito disponibile, che in qualsiasi altra zona della Gran Bretagna. Per quanto riguarda la capacità di spendere e di far ripartire l'economia il Galles è messo peggio di qualsiasi altra zona" (Daily Telegraph, 24/2/92). Queste condizioni economiche e sociali hanno fatto sì che i conservatori sono stati ridotti a 6 deputati gallesi su un totale di 38. Hanno portato inoltre ad un aumento dell'appoggio all'autonomia gallese; secondo un sondaggio recente il 47% della popolazione vorrebbe un'assemblea gallese, il doppio della cifra espressa nel referendum del 1979.

In Scozia, dopo nove anni di "boom", i disoccupati sono più di 300mila. 150mila persone nell'ultimo decennio sono state costrette ad emigrare. il recente annuncio della chiusura dell'acciaieria di Ravenscraig significherà il disastro del Lanarkshire. Molte zone, con la chiusura dell'industria, saranno gettate nella depressione economica. Oltre a tutto questo, si prevede la perdita di altri 54mila posti di lavoro nell'industria entro la fine del secolo (The Scotsman, 22/1/92). Nelle zone urbane interne scozzesi, come in altre città britanniche, sono ricomparsi la dissenteria e il rachitismo, un prodotto diretto della decadenza del capitalismo britannico.

 

I conservatori indeboliti

Queste condizioni sociali hanno portato al crollo dei consensi dei conservatori, che negli anni '50 erano il maggior partito in Scozia. Nell'ultimo decennio sono stati ridotti ad un pugno di solo nove deputati. La poll tax, usata come esperimento dalla Thatcher in Scozia, è stata vista da molti conservatori come ultimo chiodo nella loro bara politica e di conseguenza i conservatori sono visti in gran misura come rappresentanti di un "potere coloniale". Le prospettive elettorali appaiono ancora più nere viste le ulteriori divisioni fra le fila conservatrici sulla questione dell'autonomia. Si è dimesso recentemente Brian Townsend, capo dell'ufficio d'informazione conservatore in Scozia. Secondo lo Scotland on Sunday (16/2/92) un terzo dei deputati e candidati conservatori si oppongono alla linea del partito. Sia Major che Lang si sono schierati contro qualsiasi forma di autonomia, il che, dato l'attuale stato d'animo in Scozia, significherà la perdita di altri seggi conservatori in Scozia. Major sperava con la sua posizione di rafforzare i conservatori approfittando della polarizzazione fra chi appoggia l'indipendenza e chi favorisce l'unione con l'Inghilterra. Ma, dato che solo il 20 per cento circa è a favore dello status quo, Major ha sbagliato gravemente i calcoli, minacciando la rottura del Regno Unito. Ciò dimostra la miopia dei rappresentanti politici della borghesia. Se vincessero i conservatori, sarebbero costretti ad introdurre una qualche forma di decentramento del potere (il documento è stato scritto prima delle elezioni del 9 aprile - NdT).

Nell'ultimo decennio è stato il partito laburista a guadagnare dalla crisi sociale; il numero di parlamentari laburisti scozzesi è cresciuto da 48 a 72. Hanno una forza ancora maggiore nelle amministrazioni regionali e provinciali. Ma i dirigenti laburisti in Scozia non hanno utilizzato questo appoggio e autorità per lanciare una lotta contro il governo conservatore e non hanno offerto nessuna vera alternativa alla classe operaia. Al contrario hanno capitolato e portato avanti le direttive dei conservatori.

Questo ha portato ad una crescente frustrazione fra la classe operaia, e anche fra la piccola borghesia, che stanno cercando disperatamente una via d'uscita dall'impasse. Il fallimento dei dirigenti riformisti ha permesso ai nazionalisti scozzesi di riempire questo vuoto e di porsi demagogicamente a sinistra del Partito laburista. Questa retorica nazionalista "di sinistra" è un tentativo di sfondare nelle roccaforti laburiste nelle città, dove non hanno rappresentanti tranne Sillars, che ha vinto nelle suppletive di Govan nel 1988. Questa facciata "radicale" del nazionalismo si è sviluppata nell'ala Sillars-Salmond dell'Snp nei primi anni '80, con la strategia di abbandonare l'immagine di "conservatori alla scozzese" e di fare un'offensiva frontale contro i laburisti nel loro terreno.

La crescita del nazionalismo scozzese negli ultimi anni ha origine nella frustrazione per il ruolo dei dirigenti laburisti, le cui azioni hanno portato acqua al mulino dei nazionalisti. I marxisti come devono vedere questa situazione?

Pur appoggiando le aspirazioni ad una maggior autonomia e capendo i motivi per cui una fascia di giovani e una parte dei lavoratori sono attratti dalla demagogia dei nazionalisti, dobbiamo prendere implacabilmente posizione contro il nazionalismo, che tenta di dividere la classe operaia e le sue organizzazioni. Non ci può essere compromesso su questo punto; non ci si può adeguare al nazionalismo scozzese. Sebbene i nazionalisti abbiano gettato la loro immagine di "conservatori alla scozzese" in favore di una più radicale, sarebbe fatale fare concessioni ad una tendenza politica che minaccia l'unità della classe operaia.

 

Un "immaturo bolscevismo"?

Purtroppo i dirigenti dell'Sml, invece di criticare duramente il nazionalismo, stanno tentando di reggere la coda del suo pseudo-radicalismo. "Questa crescita del malcontento nazionale non va scartata come uno sviluppo reazionario o come una deviazione della lotta di classe", dice Alan McCombes, redattore dello Scottish Militant (13.12.91). Possiamo essere d'accordo che non si tratta semplicemente di scartare il nazionalismo. Ma come si deve vedere e caratterizzare concretamente? Secondo Alan McCombes, "è strettamente legato ad un sentimento di odio di classe nei confronti dei conservatori e di tutto quello che rappresentano". L'unica conclusione che si può trarre da questa posizione è che il nazionalismo scozzese è essenzialmente progressista. Molti dirigenti dell'Sml sono andati fino al punto di caratterizzare falsamente il nazionalismo scozzese, a differenza del nazionalismo borghese, come semplicemente "il guscio esterno di un immaturo bolscevismo" (citando Trotskij fuori contesto).

Anche se vediamo diversamente i lavoratori influenzati dal nazionalismo rispetto alle fasce borghesi e piccolo-borghesi, non facciamo nessuna concessione ai loro pregiudizi. I discorsi su un "immaturo bolscevismo" sono un tentativo di fare precisamente questo.

È analogo l'atteggiamento dei marxisti verso i lavoratori influenzati dal "tradeunionismo" e da altre idee sbagliate; siamo comprensivi ma non riconosciamo in queste idee un "immaturo bolscevismo", facendovi concessioni.

La citazione di Trotskij viene dalla Storia della Rivoluzione Russa ed è riferita non al nazionalismo in generale ma all'esperienza specifica degli operai e dei contadini lettoni che passarono al bolscevismo già nel maggio 1917. "In queste circostanze - spiega Trotskij - gli antagonismi nazionali, laddove coincidono con le contraddizioni di classe, diventano particolarmente aspri. L'ostilità secolare fra i contadini lettoni e i baroni tedeschi spinse molte migliaia di lavoratori lettoni ad offrirsi come volontari allo scoppio della guerra. I reggimenti di tiratori, composti da braccianti e contadini lettoni, erano fra le migliori truppe al fronte. Ma già nel maggio si erano dichiarati per un governo sovietico.Il loro nazionalismo era solo il guscio esterno di un immaturo bolscevismo" (enfasi nostra).

In ogni caso è un'enorme esagerazione paragonare, come tentano di fare i dirigenti dell'Sml, l'oppressione nazionale degli scozzesi con quella delle nazionalità nella Russia zarista, "il carcere dei popoli". In realtà è un tentativo di usare Trotskij per dare una copertura rispettabile alle loro concessioni al nazionalismo.

Sebbene siamo comprensivi verso chi ha sinceri illusioni nel nazionalismo scozzese, il modo per allontanarlo dall'Snp è una posizione implacabile contro quelle idee. Dobbiamo soprattutto smascherare il suo carattere reazionario e divisorio, che pone pericoli colossali al movimento operaio. Mentre appoggiamo le sincere aspirazioni nazionali del popolo scozzese ad un maggior controllo sulla propria vita, il compito dei marxisti è di combattere la natura fondamentalmente divisoria del nazionalismo.

Secondo Alex Salmond, "l'Snp non è un partito dell'estrema sinistra o socialista" (Socialist, 10/3/92). Ha ragione: l'Snp, come il Plaid Cymru nel Galles, è un'organizzazione nazionalista-borghese. Il fatto che abbia certe posizioni "radicali" non cambia niente; non ne determina il carattere di classe.

Il programma fondamentale dell'Snp non è l'abbattimento del capitalismo ma di lavorare entro i suoi limiti, dando la colpa dei problemi del popolo scozzese "agli inglesi". Nonostante la retorica di Sillars, l'Snp è per una Scozia capitalista. Nel suo manifesto del 1987, parla di "una Scozia indipendente governata da un parlamento democratico. Il capo dello Stato rimarrà la regina in una monarchia costituzionale e limitata". Il suo programma attuale prevede "una valuta scozzese nelllo Sme, appoggiata da forti esportazioni e dalle entrate petrolifere". Si parla di "una riforma fiscale che toglierà il peso delle alte tasse locali sulle imprese che stanno soffocando l'imprenditoria scozzese". Parla anche di stabilire un "ente scozzese per le esportazioni che lavori in collaborazione con le nostre ambasciate e i nostri consolati all'estero per promuovere le esportazioni scozzesi". Vuole stabilire "un fondo per l'azionariato e gli investimenti, inizialmente di un valore di 160 milioni di sterline, per stimolare nuovi investimenti nell'espansione industriale". Infine sono decisi a seguire una politica "per assicurare la stabilità alle imprese scozzesi".

In queste circostanze non è un caso che hanno attirato tutta una fascia di industriali e proprietari terrieri. Hanno anche reclutato parecchi conservatori scontenti. Uno di questi ultimi, Ian Lawson, è finito come vice presidente dell'Snp.

A Westminster il gruppo parlamentare Snp ha votato insieme ai conservatori ed ha appoggiato tutta una serie di misure contro la classe operaia, come la legislazione antisindacale. Nel Consiglio regionale di Angus, dove hanno la maggioranza, hanno eseguito pienamente gli ordini del governo conservatore, persino facendo pagare la poll tax. In altri consigli regionali, come quello dei Grampians, hanno votato frequentemente coi conservatori, compresa sempre la poll tax. Un consigliere Snp a Tayside, George Allan, quando è stato contestato, ha risposto: "Siamo qui per rappresentare anche i ricchi".

I marxisti devono dire la verità ai lavoratori. E la verità è che il nazionalismo (per quanto sia abbellito con retorica pseudo-socialista) non rappresenta una via per la classe operaia. Solo unendosi coi lavoratori dell'Inghilterra e del Galles, in una lotta comune contro gli oppressori, si possono risolvere i problemi fondamentali.

I marxisti difendono il diritto del popolo scozzese all'autodeterminazione. Ma in primo luogo questo non vuol dire che siamo noi a proporre la separazione; al contrario dobbiamo lottarvi contro. È necessario sottolineare che la creazione di uno Stato scozzese separato su basi capitaliste sarebbe un disastro per i lavoratori della Scozia, dell'Inghilterra e del Galles.

In secondo luogo, è necessario condurre una lotta implacabile per difendere l'unità fondamentale della classe operaia scozzese, inglese e gallese. Era sempre questa la posizione di Lenin e di Trotskij, che resistevano ad ogni tentativo di dividere le organizzazioni della classe operaia su linee nazionaliste.

 

La posizione di Lenin

Nonostante la posizione "di principio" dell'Sml per il diritto all'autodeterminazione, Lenin non considerò mai questo diritto come un principio assoluto, indipendente dal tempo e dal luogo. Era sempre subordinato agli interessi generali del proletariato e alla lotta per la rivoluzione socialista mondiale. Scrisse nel 1916: "Non siamo obbligati ad appoggiare «qualsiasi» lotta né «qualsiasi» movimento anti-clero" (Riassunto della discussione sull'autodeterminazione).

Lenin insistette che i lavoratori degli Stati oppressori difendessero il diritto dei popoli oppressi all'autodeterminazione. Ma spiegò più volte che il primo dovere dei marxisti fra i popoli oppressi era lottare contro il nazionalismo, sottolineando la necessità dell'unità operaia: "Ma in tutti i casi devono lottare contro il particolarismo e l'isolamento delle nazioni piccole, devono considerare il tutto e il generale, subordinare il particolare all'interesse generale" (ibid.).

È assolutamente sbagliato che i "marxisti" in Scozia reggano la coda dei nazionalisti, abbellendone le idee e facendo eco ai loro pregiudizi. Ma è proprio quello che si è fatto in recenti articoli sul nazionalismo scozzese sul Militant e sullo Scottish Militant.

L'articolo del 13 dicembre scorso, che occupa le pagine centrali, attacca per esteso la politica dei dirigenti conservatori e laburisti, ma non dà nessuna vera risposta agli argomenti dei nazionalisti! Ci si limita a dire che in uno Stato scozzese indipendente "non cambierebbero molte cose".

Questo non è una semplice omissione ma una mancanza in ogni articolo che tratta la questione nazionale. L'articolo delle pagine centrali del 20/9/91 non porta quasi una parola di critica all'Snp. Invece il nazionalismo viene dipinto con frasi adulatorie e si alimentano le illusioni nei nazionalisti: "(…) il senso d'identità nazionale rimane più forte che mai"; "negli ultimi anni, come parte della rivolta generale della gioventù contro la reggimentazione e l'uniformità del capitalismo, c'è stata una ripresa della cultura scozzese"; a differenza dell'Inghilterra, "in Scozia lo stato d'animo si è spostato inarrestabilmente verso sinistra (…), è l'Snp che si presenta con un programma radicale e di sinistra". L'articolo porta una foto di Sillars, con la didascalia: "La maggioranza dei giovani sotto i 24 anni ora appoggia l'Snp".

Oltre ad una piccola critica alle origini di classe dell'Snp, l'articolo fa una critica tiepida all'idea nazionalista che "l'economia scozzese si possa rigenerare attraverso le piccole imprese". Senza un'economia di proprietà pubblica, continua l'articolo, "una Scozia indipendente diverrebbe una colonia del capitalismo multinazionale Usa, giapponese e tedesco". Sono queste le poche righe dedicate ad una "critica" all'indipendenza.

Gli articoli del 27/9/91 e del 4/10/91 non affrontano affatto la questione dell'Snp. Il punto principale sembra essere "quanto sono a sinistra i nazionalisti in confronto ai laburisti"! Invece di smascherare il nazionalismo stanno nutrendo le illusioni nel "radicale" Snp. Ancora, l'articolo che analizza le elezioni parziali di Kincardine (Militant, 15/11/91), mentre attacca i laburisti, è molle verso i nazionalisti. Finisce con la frase poco sostanziosa: "Ci sforzeremo per riconquistare quei giovani e lavoratori che sono stati attirati dall'Snp". Non è chiaro come questo si possa fare adeguandosi al nazionalismo. Nell'articolo di una pagina intera sull'Sml (7/2/92) non c'è neanche una parola di critica ai nazionalisti!

Ancora, l'articolo del redattore dello Scottish Militant sulla chiusura dell'acciaieria di Ravenscraig (24/1/92) non è altro che una diatriba contro i dirigenti laburisti, ma per niente duro contro l'Snp: "Il fiasco di Ravenscraig ha dato un forte impeto all'Snp (…) Ora sembrano probabili ulteriori successi dell'Snp, anche in altre località". È un'ottima pubblicità per chi sta pensando di iscriversi all'Snp!

 

Orientamento filo-nazionalista

Tutto l'orientamento e il tono dell'articolo apparso il 20/9/91 hanno un carattere filonazionalista: "Dalle società sottosviluppate dell'Africa e dell'Asia alle economie progredite dell'Ovest, e ora anche nell'Europa e nell'Unione Sovietica, il nazionalismo è in marcia". L'autore intenzionalmente mescola tutti i diversi tipi di movimenti nazionalisti, senza preoccuparsi di distinguere nelle condizioni concrete fra quello che c'è di progressista e quello che c'è di reazionario, per presentare un quadro generico del "nazionalismo in marcia". Dà credibilità alla citazione sulla "Europa Occidentale accesa in una conflagrazione di ribellione nazionale". Tutto il fenomeno viene dipinto come "progressista", anticapitalista" e "antistalinista". Anche la crescita dell'Snp viene presentata nella stessa luce: "Il sentimento di identità na­zionale rimane più forte che mai… negli ultimi anni, come parte della rivolta generale della gioventù con­tro la reggimentazione e l'uniformità del capitalismo, c'è stata una ripresa della cultura scozzese". Purtroppo l'autore perde di vista il punto più importante: precisamente in una situazione in cui il naziona­lismo dilagasse per l'Europa, sarebbe indispensabile che i marxisti fossero assolutamente fermi, non capi­tolando davanti al nazionalismo, ma alzando con decisione la bandiera dell'internazionalismo socialista.

In ogni caso, ci sono movimenti nazionali e movimenti nazionali. Lenin spiegò più volte che fra tutte le questioni quella che meno si può trattare in modo astratto è proprio quella nazionale: "L'esigenza categorica della teoria marxista nell'indagare su qualsiasi questione sociale è che sia esaminata entro limiti storici definiti e, se riferita ad un determinato paese (ad es. il programma nazionale per un dato paese) si tengano in considerazione gli aspetti specifici che distinguono quel paese da altri nella stessa epoca storica" (Il diritto delle nazioni all'autodeterminazione - enfasi nell'originale).

In tutto il loro materiale questi compagni hanno dimenticato alcune delle idee fondamentali del marxismo. Il punto di partenza per i marxisti è il fatto che, nell'epoca moderna, le forze produttive per continuare a crescere devono superare gli ostacoli sia della proprietà privata che dello Stato nazionale.

Per un certo periodo il capitalismo era riuscito a superare queste contraddizioni attraverso lo sviluppo del commercio mondiale. Questo ha dato un impeto ulteriore all'integrazione dell'economia mondiale, che a sua volta ha agito a scala mondiale creando una spirale di crescita economica. Ma questo processo sta raggiungendo i suoi limiti e, ad un certo punto, diventerà il contrario. Questo si vede nella crisi del Gatt5, dove le sette grandi potenze imperialiste stanno incontrando difficoltà per trovare un compromesso sul futuro del commercio mondiale.

Uno dei sintomi dell'impasse del capitalismo mondiale, della sua senilità, è il riemergere della questione nazionale e degli antagonismi etnici nei paesi capitalisti sviluppati, dove questi fenomeni sembravano essere stati superati molto tempo fa. Così abbiamo il problema della Corsica, il problema esplosivo delle nazionalità in Belgio e il risorgere della questione nazionale in Scozia e in Galles. A questi si possono aggiungere problemi nazionali di lunga data nel Paese Basco, in Catalogna e in Galizia.

 

L'incapacità dello stalinismo

D'altra parte, l'incapacità dello stalinismo di risolvere il problema nazionale è stata dimostrata da tutta una serie di conflitti sanguinosi nell'Europa dell'Est e nell'ex Unione Sovietica.

Tutti questi sviluppi sono stati previsti in anticipo dalla tendenza marxista quasi vent'anni fa. Nel maggio 1973 scrivevamo:

"La vittoria del bonapartismo proletario nell'Europa dell'Est, a Cuba, in Cina, in Birmania e in Siria ha portato all'abolizione del capitalismo e della grande proprietà terriera, il che è un enorme passo in avanti. Ma ha lasciato questi paesi rinchiusi nei confini dello Stato nazionale. Gli interessi delle burocrazie che governano questi paesi portano ad un concentramento antidemocratico del potere in mano ad una piccola elite. I burocrati governano lontani dalla massa dei lavoratori e dei contadini. Il potere si concentra al centro. L'elite governa con una mentalità sciovinista. Non c'è decentramento del potere verso i popoli alla periferia. Le minoranze entro i loro confini subiscono l'oppressione nazionale, in Cina da parte degli Han e in Urss da parte dei grandi russi. Così il carattere limitato dello Stato nazionale, che si esprime nelle dittature militar-poliziesche, ha sollevato di nuovo la questione nazionale in questi Stati operai deformati.

Una delle contraddizioni dell'epoca moderna è nel fatto che, in un periodo in cui lo Stato nazionale dimostra le sue nefaste limitazioni, la questione nazionale, lungi dall'essere risolta in questi paesi, diventa un problema grave e cronico" (La questione nazionale: Scozia e Galles).

Il documento poi esamina gli errori dei gruppi settari sull'argomento. Purtroppo l'Sml sta cominciando ad emularli capitolando di fronte al nazionalismo scozzese.

"La tendenza marxista deve dedicare la stessa cura e attenzione scrupolose al problema che vi dedicò Lenin. Una delle condizioni per la vittoria del proletariato in Russia fu il contributo di Lenin alla questione nazionale. Il metodo dialettico di Lenin e di Trotskij è in netto contrasto con gli errori delle tendenze piccolo borghesi, che oggi si mascherano da trotskisti, nel loro atteggiamento sulla questione nazionale.

Lottando contro l'oppressione nazionale dei neri, dei portoricani, dei chicanos e delle altre minoranze in Usa, l'Swp [statunitense] ha capitolato di fronte al nazionalismo piccolo-borghese. Invece di lottare per un solo partito centralizzato e sindacati e altre organizzazioni operaie unite, ha proposto che queste nazionalità si organizzino separatamente.

Così hanno commesso l'errore elementare di capitolare di fronte al nazionalismo, sebbene sia il nazionalismo degli oppressi. Hanno anche contribuito all'erosione del marxismo fra queste minoranze" .

Il diritto all'autodeterminazione non è una rivendicazione socialista ma democratico-borghese. Ha un suo posto ma è subordinato sempre alle esigenze della lotta di classe.

In qualsiasi esposizione di una politica marxista per la Scozia e il Galles, si deve sottolineare a più riprese l'unità degli interessi dei lavoratori con quelli inglesi. La massima importanza si deve dare alla solidarietà di classe e all'unità degli interessi nella lotta contro il capitalismo, cioè il capitalismo inglese, scozzese e gallese.

 

Il contributo di Maclean

Non ci può essere una lotta per il socialismo e per un governo operaio in Scozia, separata da quella nel resto della Gran Bretagna. Fu questa l'idea utopica avanzata da John Maclean negli anni '20, un'idea che Lenin e Trotskij definirono erronea fino in fondo.

John Maclean fu un importante marxista che giocò un ruolo di spicco nel promuovere le idee e la causa del marxismo prima e dopo la rivoluzione bolscevica. Venne chiamato il "Lenin scozzese" e si impegnò per diffondere le idee del marxismo fra la classe operaia scozzese: nei comizi, nelle miniere, davanti ai cancelli delle fabbriche, dovunque si riunissero i lavoratori. Personificò il "Clydeside rosso"6 del primo dopoguerra e diede espressione concreta al movimento di massa di quell'epoca. Fu ripetutamente arrestato e detenuto per la sua opposizione rivoluzionaria alla guerra e divenne una figura importante del movimento rivoluzionario in Gran Bretagna. Per Lenin, Maclean era uno degli "eroici precursori" dell'Internazionale comunista; nel gennaio 1918, dopo la Rivoluzione russa, fu nominato console sovietico a Glasgow e insieme a Karl Liebknecht fu presidente onorario del primo Congresso panrusso dei soviet. In questo modo il coraggio e la determinazione di John Maclean rimangono un'ispirazione per i lavo­ratori coscienti di tutte le generazioni.

Tuttavia, Maclean fece degli errori gravi in questioni di tattica e di strategia. Non è questo il luogo per una piena critica di quegli errori ma quello fondamentale fu di cedere alle pressioni del nazionalismo scozzese. Maclean rifiutò di aderire al nuovo Partito comunista britannico, proponendo invece un Partito comunista scozzese. Quando questo non si realizzò, Maclean passò all'idea di una Repubblica operaia scozzese e alla fondazione di un Partito repubblicano operaio scozzese.

Poco prima della sua morte nel novembre 1923, Maclean disse: "La Russia non ha potuto produrre la Rivoluzione Mondiale. Né la possiamo fare noi nel Gorbals7, in Scozia o in Gran Bretagna. Prima che l'Inghilterra sia pronta sono sicuro che la prossima guerra arriverà. Considero quindi che la politica più saggia sia dichiararci per una repubblica in Scozia, in modo che la gioventù scozzese non sia costretta ad andare a morire per i mercati dell'Inghilterra.

Perciò mi presento come candidato Repubblicano scozzese, convinto che se la Scozia dovesse eleggere un parlamento basato a Glasgow eleggerebbe un parlamento operaio.

Un tale parlamento dovrebbe usare la forza dei lavoratori per strappare la terra e i mezzi di produzione dalle mani dei pochi brutali che li controllano e metterli a piena disposizione della collettività. La Rivoluzione sociale è possibile in Scozia prima che in Inghilterra".

Questa svolta di Maclean verso il nazionalismo rifletteva una frustrazione per la situazione politica di allora. La marea rivoluzionaria che era seguita alla guerra cominciò a calare dopo il 1920. Il movimento sul Clyde dimostrò il potenziale rivoluzionario della classe operaia scozzese. Maclean divenne sempre più impaziente per l'andamento della lotta in Inghilterra, che era stata in gran misura sviata dai dirigenti laburisti e sindacali. Fu in base a questa impazienza e frustrazione che Maclean cominciò a cercare la scorciatoia di una rivoluzione socialista in Scozia come esempio per il resto della Gran Bretagna. Questa prospettiva era sbagliata da cima a fondo; pochi anni dopo tutta la Gran Bretagna sarebbe stata sconvolta dallo Sciopero generale del 1926.

Il nostro compito non è emulare gli errori di Maclean, ma imparare da essi e immunizzare i giovani contro l'impazienza e le scorciatoie che possano condurre il movimento nella palude del nazionalismo. Purtroppo sono proprio gli errori di John Maclean che vengono usati per giustificare la creazione dell'Sml. Alla sua conferenza di fondazione in febbraio, alla quale partecipavano circa duecento persone, Alan McCombes citava con approvazione una commemorazione di Maclean: "L'iscrizione dice: «A John Maclean, un uomo che ha forgiato l'annello scozzese della catena d'oro del socialismo mondiale.» Così è appropriato il luogo di questa conferenza" (Scottish Militant, 6/3/92). Sottolineare il contributo di Maclean citando la creazione dell’“anello scozzese” significa precisamente sottolineare i suoi fatali errori nazionalisti. Tutto il tono che emana dall'Sml è sulla "classe operaia scozzese", sulla "ridistribuzione della ricchezza della Scozia", gli "interessi dei lavoratori scozzesi", e così via. "La fondazione dell'Sml è la più importante iniziativa politica in Scozia da moltissimi anni", afferma lo Scottish Militant. Tutta l'enfasi e l'orientamento costituiscono una capitolazione di fronte al nazionalismo, nonostante gli omaggi verbali all'internazionalismo.

Senza l'unità della classe operaia, non c'è una via per i lavoratori scozzesi. Deve essere questo il nostro punto di partenza. Qualsiasi sezione di una tendenza marxista, che si stabilisca in qualsiasi parte della Gran Bretagna, deve partire dagli interessi comuni dei lavoratori della Gran Bretagna, dell'Europa e di tutto il mondo. Deve sottolineare l'unità degli interessi dei lavoratori di questa isola in una lotta comune contro il nemico comune, i capitalisti scozzesi, inglesi e gallesi.

Questo non per motivi sentimentali ma perché le economie della Scozia, del Galles e dell'Inghilterra sono indissolubilmente collegate. Una separazione fra questi paesi significherebbe un disastro per tutti e tre ma a pagare il prezzo più pesante sarebbe, come sempre, la classe operaia.

 

Dominazione dei monopoli

L'idea che la Scozia possa godere di un'autentica indipendenza in condizioni di capitalismo monopolistico moderno è falsa fino in fondo. Il gran capitale continuerebbe a dominare come prima. Dei due cantieri navali rimasti sul Clyde, quello di Govan è proprietà di una compagnia norvegese e la Yarrows ora fa parte della multinazionale Gec. Attualmente quasi 40 delle prime cento aziende sono di proprietà straniera. Non tanto tempo fa l'80 per cento dei lavoratori scozzesi era alle dipendenze di compagnie scozzesi, ma oggi l'80 per cento lavora per compagnie basate fuori della Scozia.

La paura di una Scozia isolata ha costretto l'Snp a lanciare lo slogan della "Indipendenza in Europa". Ma l'idea di un'economia scozzese indipendente vitale in Europa è sbagliata. Nell'economia capitalista moderna 500 monopoli controllano il 90 per cento del commercio mondiale. Solo 25 monopoli controllano il 35 per cento della produzione industriale mondiale. Le più grandi multinazionali hanno volumi d'affari superiori alla spesa pubblica anche di Stati importanti. Su basi capitaliste, con l'economia in mano ai monopoli e alle banche, "l'indipendenza", anche all'interno dell'Europa, è un'illusione.

L'Europa non sarebbe una soluzione, ma un disastro per una Scozia indipendente capitalista. Secondo un rapporto del Partito laburista basato su cifre della Commissione europea, "la creazione di un mercato unico europeo nel 1992 distruggerà più di 14mila posti di lavoro nell'economia scozzese e ridurrà la produzione di 237 milioni di sterline".

Una Scozia indipendente capitalista significherebbe un declino del livello di vita della classe operaia. Attualmente la Scozia riceve fra il 10,5 e l'11 per cento della spesa pubblica britannica ma contribuisce solo fra l'8 e l'8,25 per cento delle entrate fiscali. La differenza è di circa 4 miliardi di sterline e la perdita di questa somma sarebbe un colpo catastrofico per l'economia. Se si aggiunge a questo il programma di spese dell'Snp il deficit diventa enorme, 8 miliardi di sterline. I nazionalisti dicono che questo buco si può colmare con le entrate fiscali del petrolio. Ma per cominciare le entrate del petrolio e del gas per quest'anno sono stimate a solo 1,2 miliardi. Poi una Scozia indipendente si troverebbe subito in disputa con l'Inghilterra per la divisione dei giacimenti del Mare del Nord; una parte consistente rimarrebbe nelle acque inglesi e persino l'Snp ammette che probabilmente solo il 70 per cento del petrolio spetterebbe alla Scozia. È vero inoltre che le entrate petrolifere sono molto instabili e variano in base ai prezzi, ai livelli di produzione e agli sgravi fiscali per le compagnie. Questa è la realtà economica di una Scozia indipendente capitalista, nonostante i tentativi dell'Snp di ingraziarsi i monopoli petroliferi.

L'economia scozzese rimane pienamente integrata in quella britannica. È questo il motivo principale per cui gli imprenditori scozzesi si oppongono all'indipendenza. Come spiega il Financial Times (14/2/92), "sebbene l'idea del decentramento del potere stia attirando un certo appoggio, pochi imprenditori scozzesi importanti approvano la piena indipendenza". Secondo Brian Stewart, amministratore delegato della Scottish & Newcastle, che esprime i timori della borghesia scozzese, "l'indipendenza o il decentramento potrebbero ridurre l'accesso delle aziende scozzesi al mercato inglese. Nemmeno il progettato mercato unico europea è visto come una soluzione adeguata, poiché per molti anni sarà meno integrato di quello britannico".

Noi siamo contrari all'indipendenza in base ad un'opposizione di classe. Una Scozia indipendente capitalista non risolverebbe neanche uno dei problemi di fronte alla classe operaia e avrebbe gravi conseguenze sociali e politiche. Dal punto di vista dell'unità della classe operaia, un problema più importante è che la separazione accenderebbe forti antagonismi nazionali. Dato il crollo dell'economia, la comparsa di divisioni razziali ed intercomunitarie, aggravata dalla crescita del terrorismo individuale, sarebbe un incubo per la classe operaia, a nord e a sud del confine. Sarebbe un passo indietro per la causa della classe operaia in Scozia, in Inghilterra e in Galles. Per questo è assolutamente irresponsabile affrontare il problema con leggerezza.

L'unità dei lavoratori scozzesi, inglesi e gallesi è stata creata in generazioni di lotta e di organizzazione comuni. È una realtà fondamentale non solo della vita economica ma anche di quella politica. Nonostante gli enormi errori e misfatti dei dirigenti riformisti, l'unità politica e sindacale del movimento operaio in questa isola rimane una conquista storica molto importante che noi marxisti dobbiamo difendere con tutte le nostre forze. Eppure negli articoli recenti del Militant l'idea dell'unità operaia viene aggiunta alla fine, come un pensiero secondario.

La spinta centrale degli articoli va in tutta un'altra direzione. È assolutamente chiaro che diversi compagni dirigenti dell'Sml hanno sviluppato illusioni nell'idea di un'Assemblea scozzese. Noi siamo senz'altro per un'Assemblea scozzese con poteri reali; è una delle nostre rivendicazioni democratiche. Ma dobbiamo spiegare ai lavoratori che una tale assemblea, su basi capitaliste, non potrebbe risolvere i problemi fondamentali del popolo scozzese. Nutrire illusioni su questo conto sarebbe totalmente sbagliato.

Invece nel suo articolo Alan McCombes presenta addirittura la prospettiva di un "governo operaio scozzese" che nasca attraverso l'Assemblea scozzese: "Una tale assemblea (in cui gli autentici socialisti avrebbero la maggioranza) sarebbe in realtà un governo operaio che agisse con l'appoggio di un milione di lavoratori organizzati e dei milioni di donne e di giovani non organizzati in Scozia" (Militant, 20/9/91).

Con questa idea si abbandona il marxismo. Non esiste una "via scozzese al socialismo" separata. Questa è la falsa demagogia della "sinistra" dei nazionalisti, presentata da Sillars nelle elezioni parziali di Govan: "Un Parlamento operaio in una Scozia dei lavoratori". Senza l'appoggio dei lavoratori in Inghilterra, in Galles e anche in Irlanda una tale assemblea sarebbe condannata fin dall'inizio. Di fronte ad una sfida diretta al suo potere la borghesia britannica non esiterebbe a sciogliere l'Assemblea, e a schiacciare il movimento nel sangue se fosse necessario, mandando l'esercito. C'è troppo in gioco per poter tollerare una minaccia del genere. La storia della Scozia lo dimostra; nel 1919 il governo, temendo un'esplosione sociale, mandò i carri armati e le truppe ad occupare Glasgow. L'esempio più recente dell'Irlanda del Nord dimostra fino a che punto la classe dominante è disposta ad andare.

I compagni potrebbero rispondere che non hanno illusioni nella possibilità di trasformare l'Assemblea scozzese in un "parlamento operaio scozzese" (anche se dalle loro affermazioni risulta il contrario), ma che vedono l'Assemblea come una piattaforma che esprimerebbe la lotta della classe operaia in Scozia.

In realtà un'Assemblea scozzese non lo farebbe più dell'attuale parlamento a Westminster. Ma d'altra parte alimenterebbe pericolose illusioni su una cosiddetta "Via scozzese al socialismo". Noi siamo a favore di un'Assemblea scozzese, ma dobbiamo capirne le limitazioni invece di esaltarla.

Nonostante dicano il contrario, i compagni riflettevano le pressioni del nazionalismo, del macleanismo, quando scrivevano nella loro bozza di costituzione per l'Sml che il loro obiettivo era un "governo operaio in Scozia", senza rendere chiaro che un cosiddetto "governo operaio scozzese" è impossibile senza un governo operaio in tutta la Gran Bretagna. È la posizione della "Repubblica operaia scozzese".

E ancora l'Sml afferma che "spiegheremo in dettaglio come un'economia democraticamente pianificata trasformerebbe la vita di ogni operaio scozzese… spiegheremo come le prime quindici banche ed istituzioni finanziarie sono sedute su una montagna di ricchezza di almeno 125 miliardi di sterline". Questa non è altro che la formula della "via scozzese al socialismo". Dimostra fino a che punto i dirigenti dell'Sml hanno abbandonato l'atteggiamento marxista sulla questione nazionale.

Se si potesse immaginare una situazione in cui i lavoratori scozzesi prendessero il potere - il che sarebbe possibile solo con un'insurrezione - senza l'appoggio dei lavoratori dell'Inghilterra e del Galles, finirebbe inevitabilmente come la Comune di Parigi. Senza un potente movimento di appoggio da parte dei lavoratori del resto della Gran Bretagna, sarebbe rapidamente schiacciata. La classe operaia scozzese non può vincere nell'isolamento ma deve forgiare un'unità stretta con i lavoratori di tutta la Gran Bretagna e anche a livello internazionale. Solo in questo modo si può sconfiggere il capitalismo britannico.

Persino la Rivoluzione bolscevica, che ebbe luogo in un paese enorme quale la Russia, sarebbe stata schiacciata dall'imperialismo se non avesse avuto l'appoggio e la solidarietà dei lavoratori d'Europa e di tutto il mondo.

Questo errore fondamentale si può spiegare solo come risultato di un tentativo vano e fuorviante di competere coi nazionalisti sul loro terreno. Queste idee, a parte il loro carattere utopico, possono solo servire a portare acqua al mulino dei nazionalisti.

Solo sollevando le questioni di classe e sottolineando la necessità dell'unità della classe operaia possiamo sperare di combattere il veleno del nazionalismo fra la classe operaia e i giovani. Questo non vuol dire che "ignoriamo" oggi la questione nazionale in Scozia più di quanto non lo ignorassimo diciotto anni fa. Lotteremo per qualsiasi rivendicazione nazional-democratica che abbia il minimo contenuto progressista. Ma lotteremo per essa coi metodi del proletariato, difendendo il punto di vista di classe del proletariato e combattendo spietatamente e smascherando la demagogia falsa e nefasta del nazionalismo.

Pur difendendo il diritto all'autodeterminazione della Scozia, i marxisti devono schierarsi per una Gran Bretagna socialista e una Federazione socialista europea e poi mondiale. È quello che si sarebbe dovuto sottolineare nella Costituzione di qualsiasi organizzazione che si dice marxista, in Scozia, in Galles o dovunque sia.

È vero che i compagni hanno aggiunto, come pensiero supplementare, che l'obiettivo di un governo operaio scozzese è "parte della lotta per sconfiggere il capitalismo in Gran Bretagna e il capitalismo e lo stalinismo in tutto il mondo". Ma questo non rende la formulazione più corretta. Rimane il fatto che un "governo operaio scozzese" è un'idea assolutamente utopica, se non come parte integrante di un movimento rivoluzionario dei lavoratori della Scozia, dell'Inghilterra e del Galles. È questo che può portare ad enormi errori pratici e teorici e anche all'abbandono del marxismo per il nazionalismo in futuro. Il pericolo di una deviazione nazionalista sarà inoltre moltiplicato mille volte dalla politica di tentare di reclutare un gran numero di elementi senza formazione politica, come prevede l'Sml, a meno che questi non siano poi istruiti sui princìpi fondamentali del marxismo, soprattutto sull'idea dell'internazionalismo socialista, nello spirito di una lotta implacabile contro il nazionalismo in tutte le sue forme.

 

Il ruolo dello stalinismo

Per decenni il partito "comunista" stalinista ha giocato un ruolo nefasto in Scozia. In realtà fu questa organizzazione dopo la Seconda guerra mondiale a reintrodurre nel movimento operaio il cancro del nazionalismo, che era in gran parte sparito fra la classe operaia dopo il crollo del macleanismo.

Il movimento operaio, e attraverso esso la massa dei lavoratori, era stato ben immunizzato contro il nazionalismo, prima che l'adattamento del Pc al nazionalismo si aggiunse alla disperazione delle masse scozzesi, causata dalla rovina della Scozia per opera del capitalismo, per fare riemergere dei pregiudizi nazionalisti fra certe fasce dei lavoratori e dei giovani.

Invece di combattere questi pregiudizi, l'Sml vi si adatta. La stessa fondazione di un'organizzazione Militant scozzese e dello Scottish Militant è una chiara indicazione di questo opportunismo. È stato creato per sottolineare l'aspetto nazionalista della nuova organizzazione. Non c'è altra spiegazione. Allo stesso modo viene confusa la questione dell'autonomia con l'indipendenza. Secondo l'Sml, "porteremo avanti la lotta per i diritti nazionali, compreso il diritto all'autodeterminazione"; "siamo contrari al ristretto nazionalismo", dice il Militant (13/12/91), ma un momento dopo dichiara: "Se la maggioranza degli scozzesi scegliesse l'indipendenza lotteremmo per assicurare che la volontà della maggioranza venisse rispettata da Westminster" (enfasi nostra).

Il compito principale dei marxisti in queste condizioni non è lottare per l'indipendenza ma precisa­mente lottare per l'unità operaia. È questa la questione centrale. Nonostante tutte le proteste, è chiaro che l'Sml viene trascinato lungo la strada del nazionalismo.

"Se i laburisti non vinceranno alle prossime elezioni politiche - dice il Militant (31.1.92) - "il sentimento nazionalista che ribolle sotto la superficie potrebbe diventare una rivolta attiva contro il potere di Westminster". Il movimento operaio deve adottare con urgenza un programma socialista "per spingere indietro la marea nazionalista". Ma cos'altro si dovrebbe fare per raggiungere questo fine?

Secondo il Militant, se i conservatori vinceranno alle prossime elezioni, "si deve lanciare una campagna per rendere ingovernabile la Scozia (…). Questa si deve collegare ad un boicottaggio di Westminster da parte dei deputati laburisti e Snp" (13/12/91). L'articolo poi cita Charles Gray, presidente del consiglio regionale di Strathclyde (dicendo "per una volta siamo d'accordo con Gray"): "Devono essere disposti a staccarsi da Westminster per costitiure un parlamento separato". Cos'è questa se non una proposta di indipendenza? In che altro modo la vedranno i lavoratori? Come vedranno il fatto che deputati laburisti si colleghino a nazionalisti scozzesi, boicottando Westminster e poi stabilendo un parlamento scozzese separato? Questo come difende la causa della classe operaia? Il boicottaggio di Westminster rafforzerebbe i conservatori e sarebbe un colpo contro i lavoratori dell'Inghilterra e del Galles. Non è altro che una capitolazione di fronte al nazionalismo pseudo-radicale.

I problemi dei lavoratori scozzesi non nascono dal loro collegamento con l'Inghilterra e il Galles, come sostengono i nazionalisti, ma dalla crisi dei capitalismo, che colpisce altrettanto duramente i lavoratori e le loro famiglie al sud del confine. Il rachitismo, la disenteria e la malnutrizione si trovano fra i poveri delle zone interne urbane tanto in Inghilterra quanto in Scozia. L'oppressione e lo sfruttamento dei lavoratori è un prodotto della società capitalista e può essere eliminata solo con la trasformazione socialista della società. Questa a sua volta richiede l'unità di tutti i lavoratori, indipendentemente dalla nazione, dal colore, dalla religione, dal sesso e dalla lingua.

È per questo che l'idea dell'unità operaia deve occupare il posto centrale e non si deve solo aggiungere come pensiero secondario. Qualsiasi altra posizione è una deviazione verso il nazionalismo.

Lenin e Trotskij si batterono tutta la vita contro l'oppressione delle piccole nazioni. Ma detestavano anche quella che Trotskij caratterizzò come "la mentalità filistea da piccola nazione" e tutto quello che si associa ad essa.

Persino i nazionalisti scozzesi fanno demagogicamente appello per una "Scozia indipendente in Europa" (anche se non si sa cosa vuol dire). Perché? Perché i lavoratori hanno dubbi sulle prospettive per una Scozia isolata. E non hanno tutti i torti.

Gli argomenti dei compagni sulla "cultura" nazionale sono vuoti. Alan McCombes sul Militant è proprio euforico sul "successo fenomenale del gruppo rock gaelico Runrig, quello che vende più dischi in Scozia". Ma il compagno omette di dire che il cantante di questo gruppo, riflettendo la pressione della classe operaia, propone di votare, né Snp, né Sml, ma laburista!

Esiste senz'altro una cultura nazionale scozzese, ma l'appello alla "cultura nazionale" da parte di questi compagni (principalmente nella forma di gruppi rock e calcio) non è affatto nello spirito di Lenin e di Trotskij ma proviene direttamente dai magazzini di Otto Bauer, il teorico "marxista" austriaco della "autonomia nazional-culturale", che fu criticato duramente da Lenin.

 

Mercato mondiale

Marx spiegò, oltre 150 anni fa, che il compito storicamente progressista del capitalismo era di creare un mercato mondiale, a cui si subordinano tutti gli Stati nazionali, per quanto siano grandi e potenti.

Negli ultimi quattro decenni abbiamo visto una colossale intensificazione della divisione internazionale del lavoro e l'unificazione del mondo in una sola unità indissolubile. È per questo che lo Stato nazionale è diventato una barriera reazionaria allo sviluppo delle forze produttive. Il compito del socialismo e della classe operaia è di spazzare via le barriere nazionali, non di erigerne di nuove.

Ecco come Marx presentò il processo dello sviluppo capitalista, con grande perspicacia, nelle pagine del Manifesto Comunista, quasi 150 anni fa: "Sfruttando il mercato mondiale la borghesia ha reso cosmopolita la produzione e il consumo di tutti i paesi. Con gran dispiacere dei reazionari, ha tolto all'industria la base nazionale (…).

In luogo dell'antico isolamento locale e nazionale, per cui ogni paese bastava a se stesso, subentra un traffico universale, una universale dipendenza delle nazioni l'una dall'altra. E come nella produzione materiale, così anche nella spirituale. I prodotti spirituali delle singole nazioni diventano patrimonio comune. La unilateralità e la ristrettezza nazionale diventano sempre più impossibili, e dalle molte letterature nazionali e locali esce una letteratura mondiale" (enfasi nostra).

L'epoca moderna, più di qualsiasi altra, è quella delle multinazionali gigantesche, dell'economia mondiale, della diplomazia mondiale, della politica mondiale e della cultura mondiale.

Polemizzando contro l'austro-marxista Otto Bauer, Lenin scrisse: "L'obiettivo del socialismo non è solo di abolire l'attuale divisione dell'umanità in piccoli Stati in isolamento nazionale, non solo di portare le nazioni più vicine l'una all'altra, ma anche di fonderle insieme. E per raggiungere questo scopo dobbiamo, da una parte, spiegare alle masse il carattere reazionario delle idee di Renner e di Otto Bauer riguardo la cosiddetta «autonomia culturale nazionale»".

Oggi è sempre più difficile vedere differenze fra i giovani dei vari paesi industrializzati. Nel modo di vestire, nel tipo di musica che ascoltano, nelle loro attività culturali e sportive, si sono in gran misura "internazionalizzati", attraversando i vecchi confini nazionali.

Tutta la spinta dell'argomentazione di Alan McCombes e dell'Sml segue lo spirito di Otto Bauer, non di Lenin, nell'approccio sulla "cultura nazionale". Questo adattarsi al nazionalismo piccolo-borghese riflette precisamente il tipo di "mentalità filistea da piccola nazione" che Trotskij rifiutava con sdegno.

In questo periodo la situazione in Scozia è molto volubile. Questo si è visto in un sondaggio dello Scotsman/Itn di gennaio, secondo cui oltre il 50 per cento della popolazione era per l'indipendenza. Successivamente in vari sondaggi recenti la cifra è calata al 30 per cento circa. Inoltre va notato che un sondaggio dell'Icm sui problemi della gente in ordine d'importanza ha messo la questione dell'indipendenza/autonomia/decentramento dopo la disoccupazione, il servizio sanitario, la poll tax, il livello di vita, l'economia e aiuti finanziari ai poveri. Questo dimostra come "l'indipendenza" è vista attualmente. Tuttavia, questo appoggio latente e condizionale alla "indipendenza" rappresenta il pericolo reale che sarà posto in futuro dal nazionalismo.

I fattori che hanno dato recentemente una spinta al nazionalismo sono stati la sconfitta dei conservatori alle elezioni suppletive nella circoscrizione di Kincardine and Deeside, la quale ha ridotto i conservatori a meno di dieci deputati, e la chiusura anticipata dell'accaieria di Ravenscraig.

 

Unità di classe

Per i marxisti è essenziale non perdere la bussola lasciandosi trasportare da stati d'animo effimeri. Dobbiamo guardare i processi che si sviluppano sotto la superficie della società. Gli spostamenti nei sondaggi riflettono una volubilità generale nella società. L'appoggio all'indipendenza ha subìto grandi fluttuazioni. Ma in base alle ulteriori crisi del capitalismo e al fallimento del riformismo, c'è il pericolo che una parte dei lavoratori e dei giovani passi al nazionalismo, come avevamo previsto quasi due decenni fa. Proprio per questo motivo dobbiamo sottolineare la necessità dell'unità di classe.

Soprattutto è necessario condurre una lotta implacabile contro qualsiasi tentativo di dividere il movimento operaio su linee nazionali o religiose. Come scrisse Trotskij, "può essere migliore una forma d'organizzazione, peggiore un'altra; ma al di sopra di tutte le forme organizzative si pone la necessità dell'unità nell'organizzazione della classe" (La lotta nazionale e l'unità del proletariato).

Nel periodo recente, il voto dell'Snp è aumento considerevolmente dal livello del 1987, quando aveva ottenuto il 14 per cento dei voti e cinque seggi. Attualmente i sondaggi gli danno il 25-28 per cento, il doppio di allora. Secondo Alex Salmond, il leader dell'Snp, "sta diventando irresistibile la richiesta d'indipendenza da parte del popolo scozzese".

Ma da dove viene l'appoggio ai nazionalisti? Principalmente non proviene dall'elettorato laburista ma dai liberal-democratici e dai conservatori. Mentre i laburisti hanno mantenuto la parte del voto che avevano nel 1987, i liberal-democratici sono calati di 10 punti. Fino ad oggi, tranne a Govan, l'Snp non è riuscito a sfondare nelle roccaforti urbane laburiste. Nelle elezioni politiche l'Snp potrebbe forse togliere uno o due seggi ai laburisti, ma non di più. Il fatto è che ci sono ben poche circoscrizioni in cui l'Snp sia una vera minaccia ai laburisti. Dove i nazionalisti hanno più probabilità di segnare è contro i conservatori e hanno la prospettiva di togliere loro un paio di seggi. Come ha osservato lo Scotsman (29/1/92), "il sistema elettorale è una barriera seria contro qualsiasi sfondamento dell'Snp a Westminster. Anche se Jim Sillars tenesse Govan, l'Snp probabilmente non prenderebbe più di otto seggi".

La decisione dell'Sml di presentare un candidato contro i laburisti nelle elezioni politiche è una rottura fondamentale coi metodi seguiti in passato dal Militant. Va contro il desiderio della classe operaia - a nord e al sud del confine - di unità per sconfiggere il nemico principale, i conservatori che rappresentano il gran capitale.

Certamente la politica dei dirigenti laburisti di destra in Scozia, come altrove, ha provocato un sentimento di repulsione e di frustrazione fra una fascia della gioventù e dei lavoratori radicalizzati. Ma i marxisti hanno il dovere, nelle parole di Lenin, di "spiegare pazientemente" la necessità di trasformare le organizzazioni di massa esistenti, i sindacati e il partito laburista, e di non lasciarsi trasportare dagli stessi stati d'animo di frustrazione e di impazienza. Il tentativo di creare un movimento separato e "indipendente" nella forma dell'Sml è un'avventura destinata a fallire e non avrà l'effetto desiderato di impedire la crescita di sentimenti nazionalisti fra i giovani e i lavoratori. Al contrario, il tipo di argomenti che vengono avanzati ora da questi compagni, che in realtà si adattano ai pregiudizi nazionalisti, avrà l'effetto opposto.

In realtà c'è un cambiamento fondamentale nell'orientamento strategico di questi compagni. In passato il Militant poteva essere orgoglioso del suo lavoro paziente nel movimento operaio, a livello sia politico che sindacale, che rendeva ottimi risultati. Ora, nella ricerca di nuove fasce al di fuori del movimento operaio, tutto questo viene buttato via.

 

La questione del sindacato

Questo risultato è più evidente nel campo sindacale. Un assioma del marxismo è che non si incoraggiano spaccature nei sindacati, che sono le organizzazioni di base della classe operaia. In passato non era mai la politica del Militant quella di appoggiare chi divide i lavoratori avanzati nei sindacati dal resto della classe operaia. I marxisti si sono sempre opposti con le unghie e i denti ad avventure come la formazione del sindacato dei lavoratori del vetro alla Pilkington8. Ora il Militant ha capitolato di fronte allo stato d'animo temporaneo di frustrazione degli elementi combattivi fra i lavoratori del petrolio. Questi lavoratori, come risultato della loro esperienza negli scioperi recenti, si sentono traditi dai dirigenti sindacali. Molti hanno rifiutato l'offerta di un compromesso nella forma di un comitato congiunto di tutti i sindacati, simile alla Confed, che senza dubbio sarebbe stato un passo in avanti. Invece una parte di questi lavoratori ha stabilito il proprio sindacato, l'Oilc. L'argomento usato a favore di questa azione era che serviva per "organizzare i lavoratori non organizzati". Incredibilmente, nel CdR del Militant, quando un compagno dirigente scozzese ha avanzato questa posizione, non c'è stata nemmeno una parola di dissenso da parte dei "dirigenti" o di altri membri. Successivamente sono apparsi articoli sul Militant che riportavano questa posizione miope.

"Il Militant esorta ogni lavoratore delle piattaforme petrolifere ad iscriversi all'Oilc", dice il giornale (14/2/92), ma poi aggiunge: "mantenendo allo stesso tempo la tessera del sindacato ufficiale". Come può essere un'opzione valida? La maggioranza dei lavoratori non si interesserebbe di appoggiare/finanziare due sindacati. È semplicemente un tentativo fallimentare di coprirsi il sedere. L'articolo poi concede che "alcuni lavoratori potrebbero essere ancora riluttanti ad aderire al nuovo sindacato" e quindi esorta l'Oilc a "fare appello per la formazione di una confederazione congiunta dei lavoratori delle piattaforme, per unire i lavoratori di tutti i sindacati".

L'Oilc è stato appoggiato dall'Snp per motivi puramente opportunisti. Secondo un'intervista del Socialist (10 marzo), "Salmond riconosce che l'Snp manca di una base nei sindacati ma sottolinea che ha appoggio a livello di delegati. La lotta dell'Oilc per il riconoscimento è un esempio in cui, secondo lui, il suo partito potrebbe avere una posizione più progressista dei laburisti perché non ha legami istituzionali coi funzionari sindacali".

Ma, per non essere scavalcato dall'Snp, il Militant ha seguito la stessa strada! I compagni hanno fatto un voltafaccia abbandonando completamente la loro posizione passata e reggendo la coda dei nazionalisti. Si trovano su una discesa scivolosa che li porterà ad abbandonare ulteriormente i loro princìpi.

I compagni del Militant dovrebbero ristudiare gli scritti di Lenin, e particolarmente quelli di Trotskij sul Terzo Periodo degli stalinisti, che trattano la questione dei sindacati e la tattica inaccettabile di spaccare queste organizzazioni. Per quanto riguarda la Scozia, dovrebbero prendere nota dell'esperienza dei "Minatori uniti della Scozia", organizzazione creata artificialmente dal partito "comunista" nei primi anni '30 in base alla sua politica di creare sindacati rossi "rivoluzionari".

Questa spaccatura dalla Federazione dei minatori della Gran Bretagna creò molte difficoltà per forgiare un sindacato nazionale dei minatori, particolarmente di fronte allo spencerismo. La scissione in fine si sciolse nel 1935. Queste avventure da ultrasinistra nel campo sindacale venivano condannate da Trotskij perché andavano contro gli interessi fondamentali del movimento dei lavoratori.

Nel 1956 i marxisti si opposero alle azioni del "sindacato blu", che rappresentava gli stivatori9, quando cercò di spaccare il Tgwu10 e organizzarsi fra i portuali in genere. Allora Il Tgwu era totalmente dominato dalla destra. I gruppetti settari appoggiarono il "sindacato blu" quale organizzazione più a sinistra. L'avventura portò alla comparsa di una fascia non sindacalizzata nei porti. Migliaia di lavoratori uscirono dal Tgwu per iscriversi al "sindacato blu", ma altre migliaia ne uscirono per non iscriversi più a nessun sindacato. Nel porto di Liverpool, che era stato sindacalizzato al 100 per cento, i non sindacalizzati arrivarono al 20 per cento. In seguito il "sindacato blu" si spostò a destra mentre il Tgwu si spostava a sinistra.

 

Lezioni della lotta alla Pilkington

Questi compagni hanno dimenticato le lezioni importanti della storia della classe operaia. Nello sciopero del 1970 alla Pilkington il tradimento da parte dei burocrati del Gmwu11 e l'indignazione per la rappresaglia contro alcuni dei dirigenti della lotta portò alla fondazione del Sindacato dei lavoratori del vetro. Questo fu appoggiato con entusiasmo non solo dal Socialist Workers' Party, dai seguaci di Healy e da altri gruppetti, ma anche dal gruppo del Tribune12 e dal PC. Solo la tendenza marxista, pur appoggiando la lotta di questi lavoratori, sconsigliò con fermezza e tatto questa azione. Quello che si era capito teoricamente divenne presto apparente nella pratica. Finì nel disastro. I burocrati del Gmwu collaborarono coi padroni, 130 lavoratori vennero licenziati e subirono rappresaglie, il sindacato dei lavoratori del vetro si disintegrò e i burocrati del Gmwu e i padroni guadagnarono da questo esito. Questi lavoratori, diretti erroneamente dai settari, non avevano capito che era necessario lottare nel sindacato per un programma combattivo. Di conseguenza la burocrazia sindacale e i padroni riuscirono a dividere le fasce più arretrate dal punto di vista sindacale e politico dai militanti relativamente "avanzati" e mettere la maggioranza dei lavoratori contro questi ultimi.

Con la creazione dell'Oilc questo è ormai un pericolo effettivo. Come ammetteva il Militant (14/2/92), "i dirigenti dei sindacati ufficiali hanno giocato sulla paura che la creazione di un sindacato nuovo possa aprire pericolose divisioni, a beneficio solo dei padroni. Questa paura esiste ancora in certi settori".

Ora si ripete la storia. Senza dubbio i gruppetti, i diversi partiti "comunisti", il Tribune e altri, non guidati dai princìpi, ripeteranno i loro errori precedenti. Solo che questa volta il Militant si è allineato con loro nell'appoggiare questa politica suicida.

Creare un nuovo sindacato dove ne esistono già diversi è un compito erculeo. I lavoratori non abbandonano facilmente le vecchie organizzazioni per passare a quelle nuove. Gli stalinisti fecero lo stesso errore - a cui non ci opponemmo - creando l'Epiu fra i lavoratori dell'elettricità e spaccando l'Eetpu13. Il nuovo sindacato, pur essendo riconosciuto dal Tuc14, è nato morto e vi aderisce solo una piccola minoranza della categoria. L'Eetpu vanta almeno 300mila iscritti ed è in via di fondersi con l'Aeu15, mentre l'Epiu ha solo 4mila iscritti. Si è riusciti solo a dividere la fascia attiva e di sinistra dalla massa di questi lavoratori.

I lavoratori del petrolio stanno facendo lo stesso errore, che potrebbe avere conseguenze peggiori della scissione dell'Epiu. Naturalmente in astratto è meglio un solo sindacato per industria che diversi sindacati divisi fra loro. Ma dobbiamo prendere il movimento come si è sviluppato storicamente. Un'assemblea di delegati tipo Confed, come suggerito dai dirigenti sindacali, sarebbe stata un passo in avanti in confronto alla situazione attuale. La creazione di un sindacato nuovo è un grosso errore e non offrirà ai lavoratori del petrolio una strada per lottare. Sarà difficile organizzare i lavoratori non sindacalizzati, che vedranno solo una "lite fra i sindacati". La conseguenza sarà la divisione fra i lavoratori. Dopo un certo tempo l'Oilc entrerà in declino forse disintegrandosi. Purtroppo ci guadagneranno solo i potenti padroni petroliferi.

Incredibilmente la spaccatura viene in un momento in cui un numero significativo di sindacati stanno discutendo le fusioni, compreso il Num16, che è di sinistra. Questo in un contesto in cui l'adesione ai sindacati è calata dai 12 milioni del 1979 agli 8 milioni di oggi.

La teoria è la generalizzazione dell'esperienza della classe operaia. La teoria si vendica sempre contro chi la prende alla leggera. L'abbandono della teoria sulla questione nazionale ha le proprie conseguenze. I lavoratori del petrolio sono principalmente scozzesi. Senza dubbio i nazionalisti stanno pescando in acque torbide, ma più avanti abbandoneranno questi lavoratori con la stessa leggerezza.

 

Tattica sbagliata

I marxisti hanno una responsabilità di fronte alla classe operaia, a questi lavoratori del petrolio e a se stessi di avvertire i lavoratori - col massimo di tatto - degli errori della loro azione. Invece, a causa della loro deviazione verso il nazionalismo, i compagni che guidano l'Sml stanno giocando un ruolo nefasto; stanno rafforzando gli errori dell'Oilc. "L'Oilc si è conquistato un'enorme autorità - dice il Militant (14/2/92) - sarà l'Oilc ad indicare la strada". E ancora: "L'Oilc ha dato nuova fiducia in sé ai lavoratori delle piattaforme. Si è costruita una reputazione di organizzazione combattiva. Di conseguenza è cresciuta". Segue un elenco delle adesioni al sindacato.

Ma l'idea, avanzata per giustificare una tattica sbagliata, che il sindacato "organizzerebbe i non sindacalizzati" si è dimostrata in gran misura falsa. Il Morning Star17 ci dice che l'Oilc è stato registrato come un "nuovo sindacato" con una "adesione consistente", "ma il sindacato non ha reso noto il numero degli iscritti, limitandosi a dire che ha «superato le mille unità» da quando l'Oilc è stato fondato lo scorso ottobre" (12/02/92 - enfasi nostra).

Se i dirigenti del sindacato non ci dicono il numero degli iscritti, è altamente improbabile che siano arrivati a mille. E per questa organizzazione i dirigenti del Militant sono disposti a gettare a mare i loro princìpi e buttare via le lezioni di decenni di lavoro paziente nei sindacati!

È altrettanto sbalorditiva l'accettazione, con tutta tranquillità, della "contrattazione regionale". Questo sarà un chiaro passo indietro per i lavoratori se non è collegato ad una contrattazione nazionale. Permetterebbe ai padroni di usare un settore dei lavoratori contro l'altro, a svantaggio di tutti i lavoratori, scozzesi, gallesi o inglesi che siano.

Questa politica avventurista ed estremista in relazione all'Oilc può solo portare alla demoralizzazione dei lavoratori del petrolio e ad un calo del numero dei lavoratori sindacalizzati nel settore. Potrebbe spingerli fra le braccia dei nazionalisti. È un esempio classico dell'orientamento sbagliato del Militant nell'ultimo periodo. La loro ricerca cieca di una "nuova svolta" verso il lavoro indipendente li sta spingendo verso l'abbandono totale del metodo marxista.

 

Le prospettive della "svolta"

Il nuovo approccio del Militant in Scozia e la fondazione dell'Sml sono un prodotto della loro impazienza e frustrazione per la mancanza di appoggio alle loro idee, nonostante abbiano guidato un movimento di massa contro la poll tax. La colpa del fatto che non si cresca viene dato ai legami passati col Partito laburista, che ora viene presentato come parte del potere costituito. La "Svolta scozzese" è vista come soluzione di questo problema; vorrebbero togliersi di dosso questo peso. Il Militant spiegava che rompendo coi laburisti poteva impedire a larghe fasce dei giovani di passare ai nazionalisti, almeno nelle grandi città. Visto che il Partito laburista si spostava a destra e l'Snp verso "sinistra", si stava aprendo un vuoto per loro.

In realtà, l'abbandono da parte del Militant del suo orientamento tradizionale verso le organizzazioni di massa (il giornale adesso contiene il proprio Manifesto del Militant per le elezioni!) ha portato questi compagni lungo la strada dell'estremismo e allo stesso tempo dell'opportunismo. "L'opportunismo e l'estremismo - dice Lenin - sono due facce della stessa medaglia".

Nel loro documento Prospettive per la Scozia dicono: "Ma in Scozia sarà l'Snp il principale beneficiario dell'inevitabile delusione nei confronti del governo laburista". Cosa rimane dunque della giustificazione di questa nuova "svolta" e della creazione dell Sml?

In realtà l'Sml fa omaggio verbale all'importanza di una "lotta contro il nazionalismo" in Scozia. Come spiegano il fatto che nell'ultimo anno non si è fatto nessun lavoro continuativo verso la gioventù nazionalista - che dice di avere 80 gruppi giovanili in Scozia - o verso l'Snp in generale? Il fatto che non si sia svolto nessun lavoro di questo tipo costituisce un abbandono del dovere. Invece hanno idee pazzesche di stabilire organizzazioni giovanili indipendenti, Militant giovani e Militant studenti, come pure l'organizzazione adulta Sml. L'argomento che dobbiamo avere una tattica "flessibile" appare come parole vuote. La tendenza marxista in Gran Bretagna è sempre stata disposta a dedicare una parte delle sue forze a qualsiasi corrente di sinistra che si sviluppi fra fasce di lavoratori politicamente attivi, ma senza abbandonare la nostra strategia fondamentale di lavoro nelle organizzazioni di massa. Non si può combattere il nazionalismo adattandosi ai pregiudizi nazionalisti e separatisti.

In passato abbiamo sempre agito in base alla strategia di Lenin secondo cui tutti i raggruppamenti della classe operaia devono unirsi in una sola organizzazione, anche quando si tratta di lottare per l'autodeterminazione. Ora abbiamo buttato tutto a mare per un'avventura. I compagni non riescono a vedere che conseguenze nefaste avrà. Reggendo la coda del nazionalismo, i giovani compagni in Scozia saranno spinti sempre di più nella direzione dell'Snp. Il Militant crede con questa tattica di "conquistare" nuovi giovani; in realtà li perderà e andranno verso i nazionalisti.

Nel Paese Basco il consistente gruppo estremista dei mandelisti (Lcr), con una politica opportunista simile verso i nazionalisti, perse tremila militanti fra il 1974 e il 1978 a beneficio dei partiti nazionalisti. Anche in Italia negli anni '60 questa tendenza mandelista si adattò ai maoisti, con la conseguenza che la maggioranza dei suoi sostenitori passò al maoismo!

 

Prospettive scozzesi

Gran parte della propaganda dell'Sml si riduce a semplici parole. L'Sml stesso dice:

"Nell'eventualità improbabile di un governo dell'Snp queste grandi promesse [dei nazionalisti] saranno come niente".

Così l'Sml non ritiene che i nazionalisti avranno la maggioranza in Scozia. Dice inoltre:

"Il messaggio semplice dell'Snp, che l'elettorato ha di fronte una scelta chiara fra aspettare un governo laburista, forse per un'eternità, e contrattaccare adesso con l'Snp, ha un'attrazione irresistibile per gli elettori della classe operaia. I laburisti e i conservatori sono testa a testa (…) C'è una tendenza fra i lavoratori a serrare le fila intorno ai laburisti (…) L'Snp nell'ultimo periodo non è riuscito a conquistarsi una grossa parte dell'elettorato laburista, ma secondo i sondaggi ha l'appoggio del 33 per cento delle persone fra i 18 e i 35 anni".

Seguendo il metodo odierno del Militant, tentano di guardare in tutte le direzioni allo stesso tempo. Questo non è il metodo del marxismo ma quello dell'eclettismo e dell'empirismo. Siamo stati accusati recentemente dal direttore del Militant di fare "predizioni astrologiche" quando definiamo una prospettiva marxista (Due tendenze, pag. 4). Ferito dalle nostre critiche precedenti, protesta dicendo che il Militant "non cerca una posizione codarda di falsa neutralità sui problemi".

Eppure nell'ultimo numero del Mir (Speciale elezioni) vediamo proprio questa "posizione codarda di falsa neutralità". Nell'editoriale principale, dal titolo "Si apre una nuova era", si inizia con un'affermazione incredibile (e molto neutrale): "Il risultato (delle elezioni) non si può prevedere"! È questo il consiglio sorprendente che dà ai suoi lettori.

I marxisti non hanno una sfera di cristallo per prevedere il futuro. Tuttavia, unendo, nelle parole di Trotskij, "dati soggettivi e oggettivi, è possibile stabilire una prospettiva provvisoria per il movimento, cioè una previsione fatta su basi scientifiche, senza la quale è in generale inconcepibile una lotta rivoluzionaria seria. Ma una previsione nella politica non ha il carattere di un disegno perfettamente preciso; è un'ipotesi di lavoro (…). Anche se lo sviluppo effettivo della lotta non corrisponde mai pienamente alla prognosi, ciò non ci assolve dall'obbligo di fare previsioni politiche" (Scritti, 1930 - enfasi nostra).

Quando si elaborano le prospettive è importante pesare tutte le varianti, ma si deve poi indicare lo sviluppo più probabile degli avvenimenti. Invece il Mir punta in tutte le direzioni, temendo di sbagliare e totalmente ipnotizzato dagli ultimi sondaggi. "Il risultato delle elezioni - continua l'articolo - potrebbe essere una situazione tipo 1924, in cui i laburisti costituirono un governo di minoranza che dipendeva dall'appoggio dei liberali, anche se i conservatori erano il partito più grande; una situazione tipo 1929, in cui i laburisti erano il più grande partito ma sempre un governo minoritario; o anche il 1964 - in cui i laburisti con un piccolo margine avendo la maggioranza assoluta - è ancora possibile, ma (…) un governo conservatore minoritario è quasi da escludersi (…) Tuttavia, se vincono i conservatori (…)". Fate la vostra scelta!

Sul Socialist Appeal abbiamo reso chiaro, dati i processi di fondo nella società, che il risultato più probabile delle elezioni politiche sarà un governo laburista. L'Snp, nonostante tutta la sua retorica, non riuscirà a sfondare sul fronte elettorale in Scozia. Il sentimento di gran lunga maggioritario nella classe operaia è il desiderio di cacciare i conservatori.

Tuttavia, l'arrivo al potere di un governo Kinnock, dopo un periodo di "luna di miele" di 6-12-18 mesi, porterà ad una delusione diffusa come risultato dei suoi tentativi di gestire il capitalismo. Le riforme iniziali sulle pensioni e sugli assegni familiari saranno seguite da controriforme in base ai problemi acuti dell'economia. Questa delusione significherà alti livelli di astensionismo in generale nelle elezioni, ma può anche portare in Inghilterra alla crescita dei liberal-democratici, mentre in Scozia e in Galles può portare alla crescita dei nazionalisti.

In un primo momento la vittoria dei laburisti, che si sono impegnati entro il primo anno della legislatura ad instaurare un'Assemblea scozzese, tenderà ad erodere i nazionalisti. Ci sarà una certo desiderio di dare una possibilità ai laburisti. Ma il passaggio alle controriforme in condizioni di crisi economica spingerà certi settori versi i nazionalisti, come avvenne negli ultimi anni '60 e negli anni '70. Nell'ottobre 1974 l'Snp ottenne undici seggi col 30 per cento del voto (togliendone due ai laburisti e quattro ai conservatori). Ma con la promessa laburista di decentramento e di referendum, insieme alle grandi battaglie di classe nel 1978-79, il loro appoggio si sgretolò. Alle elezioni del 1979 l'Snp era frantumato, e riuscì a tenersi solo due seggi.

L'entità dell'appoggio ai nazionalisti dipenderà dall'andamento della lotta di classe in Gran Bretagna. Un gran movimento nelle industrie dell'Inghilterra e del Galles, come pure in Scozia, riaccenderà la solidarietà di classe dei lavoratori e troncherà la strada al nazionalismo. Fu così durante l'anno di sciopero dei minatori nel 1984-85, che portò in primo piano le questioni di classe e il bisogno di unità.

Il fatto che la stragrande maggioranza dei sindacati siano organizzati a livello britannico - un fatto che per noi è positivo - significa che un'azione nazionale avrebbe conseguenze profonde in Scozia come in Inghilterra e in Galles. È d'importanza decisiva il fatto che praticamente tutti i sindacati industriali siano legati organicamente col partito laburista attraverso l'affiliazione. Questo vale tanto in Scozia quanto nel resto della Gran Bretagna.

 

Crescita del nazionalismo?

I consensi per l'indipendenza ora sono scesi al 30 per cento circa. Questo corrisponde approssimativamente all'appoggio all'Snp nei sondaggi.

Il massimo appoggio è per il decentramento, che è stato proposto dai laburisti. Tuttavia, nelle condizioni che probabilmente si verificheranno sotto i laburisti, ad un certo punto sembra inevitabile una crescita significativa del nazionalismo.

Naturalmente il Partito laburista stesso subirebbe l'effetto di un aumento di appoggio ai nazionalisti. Una parte del Partito si metterebbe in opposizione ad un governo laburista, forse intorno a George Galloway, Dennis Canavan o altri deputati. Questa opposizione potrebbe anche arrivare fino al punto di spaccare il partito formando un qualche gruppo laburista scozzese di sinistra. Questo sviluppo avverrebbe probabilmente su un livello superiore a quello del Partito laburista scozzese guidato da Sillars e Robinson nel 1976.

Alcuni deputati scozzesi, guardando la propria situazione, potrebbero passare all'opposizione, dando all'Snp la possibilità di togliere una serie di seggi ai laburisti nelle zone urbane. Questa possibile spaccatura dai laburisti avrebbe però lo stesso destino dell'Slp; si disintegrerebbe e una parte finirebbe nell'Snp.

Una vittoria conservatrice, che è meno probabile, avrebbe comunque implicazioni profonde in Scozia. Le conseguenze di una quarta vittoria dei conservatori, quando la Scozia ha respinto così decisamente quel partito (potrebbe ridursi ad una mezza dozzina di seggi) potrebbero portare ad un grande aumento del nazionalismo. In queste circostanze, Major probabilmente farebbe delle concessioni - una limitata autonomia - nella speranza di contenere la situazione.

Non è da escludersi che anche una vittoria conservatrice, che sarebbe la fine di Kinnock, provochi una spaccatura nel Partito laburista in Scozia, con la creazione di un qualche Partito laburista scozzese (Slp). Questa scissione filo-indipendenza potrebbe passare ai nazionalisti. I marxisti si opporrebbero a questa spaccatura del Partito, come nel caso dell'Slp nel 1976 - per mantenere l'unità delle organizzazioni dei lavoratori, nonostante i dirigenti. Una scissione di questo tipo sarebbe un vicolo senza uscita, nato dalla frustrazione. Un tale scenario può essere a beneficio solo dei nazionalisti. Allo stesso modo lo slogan di ritirarsi da Westminster può solo essere visto come appello per la separazione e l'indipendenza.

Non c'è una scorciatoia artificiale verso la sconfitta del nazionalismo. È una farsa l'idea di un'Sml che si opponga da una parte ai laburisti e dall'altra ai nazionalisti.

"È poco realista credere - dice l'Sml - che possiamo tagliare la strada a questa reazione contro la destra laburista a meno che non possiamo fare un appello più aperto. Solo avendo un'organizzazione indipendente, con un volto aperto, potremmo attirare i migliori lavoratori e giovani" (enfasi nostra).

L'idea che una piccolissima organizzazione come l'Sml possa in qualche modo bloccare questo sviluppo è assolutamente utopica. Se c'è una forte crescita del nazionalismo, l'unica forza in grado di fermarla è il movimento operaio. Ciononostante, il loro documento Prospettive scozzesi sostiene ancora che "anche nel breve termine la formazione dell'organizzazione aperta del marxismo potrebbe fare da forte polo d'attrazione per quei sostenitori e iscritti dell'Snp che non sono nazionalisti fino al midollo ma che vedono nell'Snp l'unica vera alternativa organizzata ai laburisti. Sarebbe così particolarmente per i giovani".

Anche in questa prospettiva questi compagni non hanno nemmeno il coraggio delle loro idee; sono molto "condizionali". Se non si riesce ad attirare il lavoratori con la "bandiera" del giornale, farà poca differenza avere un cartello che proclami la creazione di una "organizzazione".

Sostengono che era l'associazione coi laburisti che allontanava i giovani in Scozia dal Militant e impediva loro di fermare il movimento di una fascia di giovani verso il nazionalismo. Ma poi decidono non solo di mettere il nome "Labour" nel titolo della nuova organizzazione ma anche di annunciare con una fanfara che l'obiettivo dell'Sml è… di trasformare il Partito laburista!

 

Il peggio sotto tutti gli aspetti

Questo vuol dire ottenere il peggio da tutti i punti di vista. In che modo l'obiettivo proclamato della nuova organizzazione è diverso da quello del giornale che, a quanto pare, "allontanava" i giovani? Che atomo di differenza fa la proclamazione di un'organizzazione?

La loro vecchia dichiarazione che avrebbero organizzato una conferenza di fondazione per l'Sml con mille persone presenti è crollata. La conferenza tenuta alla fine di febbraio ha attirato solo 200 sostenitori (sui presunti 600 in Scozia), nonostante gli articoli sullo Scottish Militant che si vantavano di dozzine di nuove reclute nell'ultimo periodo. Nel numero del 10 gennaio, ad esempio, si dice: "Quasi 500 persone sono andate alle prime due assemblee a Glasgow, tenute nella settimana prima di Natale". Si continua dicendo che alla riunione di Pollok "15 persone hanno compilato subito la domanda d'iscrizione all'Sml" e poi si aggiunge: "altre 65 persone hanno firmato per dichiarare il loro appoggio alla campagna e per avere più informazioni sull'adesione".

All'assemblea successiva a Royston, a cui avrebbero assistito 150 persone, l'articolo dice che "20 hanno chiesto di entrare subito nel Militant Labour e altre 100 hanno firmato per avere ulteriori informa­zioni, in altre parole quasi tutta l'assemblea".

Eppure, nonostante questa apparente euforia, tutta catalogata in dettaglio sullo Scottish Militant, l'articolo sulla conferenza di fondazione non dice nemmeno una parola sul numero di partecipanti! Così come la riunione preconferenza a Glasgow aveva attirato solo 60 persone da tutta la Scozia, la bassa cifra per la conferenza di fondazione illustra il fatto che l'Sml sta già perdendo colpi. Infatti, sui 200 presenti, 50 se ne sono andati nel pomeriggio.

Il lancio dell'Sml è un'avventura. Ai compagni manca il senso della proporzione e stanno ripetendo l'esperienza dei gruppi settari alla periferia del movimento operaio. Finirà nel disastro.

Come sempre, le teorie e le prospettive sbagliate portano la gente a mettersi nei pasticci, dai quali non sarà così facile estricarsi quanto s'immaginino.

 

Il fallimento a Walton

E tutto questo per che cosa? Allo scopo di presentare un candidato a Pollok nelle elezioni politiche e possibili candidati per una futura Assemblea. Per questo piatto di lenticchie hanno buttato via i risultati di anni di lavoro paziente.

Abbiamo già avuto a Walton, con la candidatura del "Real Labour" contro i laburisti, un assaggio di cosa aspettarci. Quella campagna ha ottenuto il "grande" risultato di 2.600 voti e ha dato alla destra labu­rista le scuse per iniziare una nuova ondata di espulsioni e rimuovere i due deputati marxisti. La mancanza di coerenza su questo problema si vede nel fatto che in queste elezioni politiche il candidato del Real Labour non si presenta. E dicevano che sarebbe stato un abbandono del dovere non contestare il candidato ufficiale, Peter Kilfoyle! Adesso il Militant cosa dice ai lavoratori di fare in queste elezioni? Astenersi? Votare Kilfoyle? Il Militant tace completamente su questo argomento.

La conseguenza di Walton è stata di rafforzare la mano della destra del partito e di stabilire un precedente per l'espulsione di altri deputati di sinistra che potrebbero opporsi alle misure reazionarie di un futuro governo laburista.

Credevano a Walton di mettere fuoco al Mersey e adesso credono con la candidatura contro i laburisti a Pollok di incendiare il Clyde18.

"Potremmo avere un impatto incredibile, non solo in quella località ma in tutta la Scozia".

Non capiscono che, specialmente nelle elezioni politiche generali, la massa dei lavoratori scozzesi, a partire dagli attivisti dei sindacati, si sforzano per un governo laburista, non perché amano la politica di Kinnock ma perché non vedono un'alternativa.

L'idea che la candidatura di un piccolo gruppo indipendente di sinistra possa avere un impatto importante dimostra una mancanza di senso della proporzione. Hanno dimenticato forse le lezioni di Jimmy Reid19, dirigente dei lavoratori all'Ucs, quando si presentò per il Partito comunista contro i laburisti a Clydebank, nel 1974, raccogliendo poche migliaia di voti? Persino Dick Douglas, quando si presentò nelle elezioni regionali contro i laburisti, nonostante fosse già un deputato, fu sconfitto. Questo dimostra la lealtà della classe operaia alle sue organizzazioni tradizionali, nonostante l'immagine della direzione. Non hanno un'alternativa di massa. La candidatura dell'Sml a Pollok non farà neanche una piccola onda sul Clyde, né altrove.

Se i media scozzesi e nazionali presteranno una qualche attenzione alla campagna elettorale della nuova organizzazione sarà esclusivamente allo scopo di presentarla come una spaccatura del campo laburista. Questo non gioverà a nessuno tranne al nemico di classe. E dopo le elezioni non ci sarà ulteriore pubblicità gratuita. Si chiuderà il rubinetto; la nuova organizzazione in poco tempo affonderà come un sasso.

Attualmente, nel momento in cui la classe capitalista sta lanciando una furiosa controffensiva ideologica alle idee del socialismo, il dovere dei marxisti è essere fermi nella difesa dei princìpi fondamentali. Dobbiamo soprattutto rifiutare la via falsa delle scorciatoie e delle panacee, che porta alla palude dell'opportunismo e del settarismo, testa e croce della stessa moneta.

Nel prossimo periodo la classe operaia di tutta la Gran Bretagna entrerà in lotta e si metterà a trasformare e a ritrasformare le sue organizzazioni. Quei "marxisti" che non capiscono queste lezioni fondamentali saranno condannati all'isolamento settario. Da parte nostra lotteremo nel partito e nel sindacato in difesa di autentiche idee socialiste, che in base all'esperienza diventeranno proprietà della massa dei lavoratori in Gran Bretagna e a livello internazionale.

Nelle parole di John Maclean al suo processo nel maggio 1918, noi siamo qui non come accusati ma come accusatori del capitalismo che gronda di sangue dalla testa ai piedi: "Non importa quali siano le vostre accuse contro di me; non importa quali pregiudizi avete in testa, io mi rivolgo alla classe operaia. Mi rivolgo esclusivamente ad essa perché i lavoratori e solo i lavoratori possono creare una situazione in cui tutto il mondo sarà una sola fratellanza, su una base economica salda. Questo e solo questo può essere il modo per promuovere una riorganizzazione della società. Questo si può ottenere solo quando il popolo del mondo s'impadronirà del mondo e se lo terrà".

Contro l'estremismo e l'opportunismo! Nessuna concessione alle idee del nazionalismo borghese e piccolo-borghese! Noi continuiamo a lottare per le idee dell'unità di classe e dell'internazionalismo come unica strada per i lavoratori in tutto il mondo.

 

18 marzo 1992

 

----

 

NOTE

 

1 In Gran Bretagna, non esistendo un sistema di liste elettorali, quando muore o si dimette un deputato si svolge un'elezione in quella circoscrizione uninominale per sostituirlo.

2 Un governo laburista eletto con una piccola maggioranza nel 1964, che poi stravinse nel 1966 con elezioni anticipate, ma fu sconfitto nel 1970.

3 Dal 1951 al 1964.

4 I giacimenti sono in gran parte vicino alla costa scozzese.

5 Gatt: Accordo generale sulle tariffe e sul commercio.

6 Clydeside è la zona di Glasgow e dintorni. Una zona altamente industrializzata.

7 Un quartiere di Glasgow.

8 La Pilkington è la più importante azienda britannica per la produzione e la lavorazione del vetro. Vedi sotto.

9 Una categoria speciale dei portuali: quelli che caricano le navi

10 I "trasporti e generali", il più grande sindacato britannico, che raggruppa parecchie categorie.

11 Un altro sindacato "generale".

12 Il giornale della sinistra riformista del partito laburista.

13 Il sindacato "ufficiale" di questi lavoratori.

14 Trades Union Congress, l'organizzazione che raggruppa la maggior parte dei sindacati

15 Sindacato metalmeccanici

16 Sindacato minatori

17 Giornale del Pc

18 I fiumi Mersey e Clyde attraversano Liverpool e Glasgow rispettivamente

19 All'inizio degli anni '70 fu occupato il cantiere navale Ucs per lottare contro la chiusura. La lotta fu sconfitta. Il leader dell'occupazione fu Jimmy Reid, esponente del Partito comunista. L'enorme seguito personale che aveva a livello nazionale però non si tradusse in un succeso eletorale per il suo partito.

Joomla SEF URLs by Artio