Breadcrumbs

Proponiamo ai nostri lettori il testo di una discussione tra Trotskij e un funzionario della Cio - confederazione sindacale statunitense - che rese visita al rivoluzionario russo in Messico nel settembre 1938. Le tematiche discusse fra i due sono del tutto attuali.

 

 ---

 

Funzionario Cio: La politica del nostro sindacato mira ad evitare la disoccupazione totale. Abbiamo fatto distribuire il lavoro fra tutti gli iscritti al sindacato senza riduzione della paga oraria.


Trotskij: E adesso i lavoratori che percentuale ricevono del vecchio salario?


Il 40 per cento circa.


Ma è mostruoso! Avete conquistato una scala mobile dell'orario di lavoro senza cambiamento della paga oraria? Ma vuol dire semplicemente che tutto il peso della disoccupazione cade sulle spalle dei lavoratori. Facendo sacrificare ad ogni lavoratore i tre quinti del salario, liberate la borghesia dalla necessità di spendere le sue risorse per i disoccupati.

 

trotsky mexico
Lev Trotskij nel suo studio in Messico (1938)

In questo c'è un granello di verità, ma cosa si deve fare?


Più di un granello, è tutta la verità! Il capitalismo americano soffre di una malattia cronica e incurabile. Potete forse consolare i vostri lavoratori con la speranza che la crisi attuale abbia un carattere transitorio e che si aprirà nel prossimo futuro una nuova era di prosperità?


Personalmente non mi permetto di avere tali illusioni. Nei nostri ambienti molti capiscono che il capitalismo è entrato nell'era del suo declino.


Ma naturalmente questo vuol dire che domani i vostri lavoratori riceveranno il 30 per cento del vecchio salario; il giorno successivo il 25 per cento e così via. È vero che sono possibili miglioramenti episodici, ma la tendenza generale è verso il declino, la degradazione e l'impoverimento. L'avevano previsto Marx ed Engels già nel Manifesto comunista. Qual'è il programma del tuo sindacato di categoria e dell'insieme della Cio?


Purtroppo tu non conosci la psicologia dei lavoratori americani. Non sono abituati a pensare al futuro. Si interessano di una sola cosa: quello che si può fare ora, nell'immediato. Fra i dirigenti del movimento sindacale ci sono senz'altro quelli che tengono conto dei pericoli che ci minacciano. Ma non possono cambiare tutto di un colpo la psicologia delle masse. Le abitudini, le tradizioni e il pensiero dei lavoratori li legano e limitano quello che possono fare. Tutto questo non si può cambiare in un giorno.


Sei sicuro che la storia vi concederà abbastanza anni in cui prepararvi? La crisi americana ha tempi e dimensioni “americane”. Un organismo robusto che in passato non ha conosciuto malattie comincia ad un certo punto a deteriorarsi molto rapidamente. La disintegrazione del capitalismo significa, allo stesso tempo, una minaccia diretta ed immediata alla democrazia, senza la quale i sindacati non possono esistere. Credi, per esempio, che il sindaco Hague1 sia un caso isolato?


No, non lo credo affatto. Ho partecipato recentemente a parecchi incontri con funzionari sindacali su questo argomento. A mio avviso esiste in ogni stato – sotto una qualche bandiera – un'organizzazione reazionaria già pronta per diventare un appoggio al fascismo a livello nazionale. Non abbiamo quindici-vent'anni a disposizione; il fascismo può prevalere fra noi in tre o quattro anni.


E allora qual'è...


Il nostro programma? Capisco la tua domanda. È una situazione difficile; occorrono dei passi importanti. Ma non vedo le forze, né i dirigenti per questo.


Allora vuol dire capitolare senza lottare?


È una situazione difficile. Devo ammettere che la maggioranza degli attivisti sindacali non vede il pericolo, o non vuole vederlo. Come sai, i nostri sindacati hanno avuto una crescita straordinaria in poco tempo. È naturale che i dirigenti della Cio abbiano una psicologia da luna di miele; tendono a guardare con leggerezza le difficoltà. Il governo invece non solo ha preso la misura di questi dirigenti ma gioca con loro. A questo non sono abituati in base all'esperienza passata ed è naturale che gli giri un po' la testa. Questa piacevole ebrezza non favorisce un pensiero critico. Stanno assaporando i piaceri di oggi senza preoccuparsi dell'indomani.


Ben detto! Su questo siamo completamente d'accordo. Ma il successo della Cio è solo temporaneo; è un sintomo del fatto che la classe operaia degli Stati Uniti ha cominciato a muoversi, è uscita dalla vecchia routine e sta cercando nuove vie per salvarsi dall'abisso che la minaccia. Se i vostri sindacati non troveranno nuove vie, saranno schiacciati o polverizzati. Hague è già più forte di Lewis2, perché Hague, nonostante la sua situazione limitata, sa esattamente quello che vuole; Lewis invece no. Può finire che i vostri dirigenti si sveglino dalla loro “piacevole ebrezza” per trovarsi...in un campo di concentramento.


Purtroppo la storia passata degli Stati Uniti, con le sue opportunità illimitate, il suo individualismo, non ha insegnato ai nostri lavoratori a pensare socialmente. Basti dire che nei casi migliori viene solo il 15 per cento dei lavoratori organizzati alle assemblee del sindacato. È una cosa che va considerata.


Ma il motivo dell'assenteismo dell'altro 85 per cento non è forse il fatto che gli oratori non abbiano niente da dire alla base?


Beh...in una certa misura è vero. La situazione economica è tale che siamo costretti a trattenere i lavoratori, a tenere a freno il movimento, a ripiegare. Questo naturalmente non piace ai lavoratori.


Ecco il nocciolo della questione. La colpa non è della base ma dei dirigenti. Anche nell'epoca classica del capitalismo i sindacati si trovavano in difficoltà in tempo di crisi ed erano costretti a ripiegare; perdevano una parte degli iscritti e dovevano spendere i loro fondi di riserva. Ma allora c'era almeno la certezza che la ripresa successiva avrebbe consentito di recuperare le perdite e di più. Oggi non c'è la minima speranza di una cosa del genere. I sindacati andranno in declino un po' alla volta. La tua organizzazione, la Cio, potrebbe crollare con la stessa rapidità con cui è cresciuta.


Cosa si può fare?


Sopratutto dovete dire alle masse come stanno le cose. È inammissibile giocare a nascondino. Tu conosci i lavoratori americani senz'altro meglio di me. Tuttavia, ti assicuro che li stai guardando con gli occhi del passato. Le masse sono di gran lunga migliori, più audaci e più decise dei dirigenti. Il fatto stesso della rapida ascesa della Cio dimostra che il lavoratore americano è cambiato radicamento sotto l'impatto dei terribili urti economici del dopoguerra, particolarmente nell'ultimo decennio. Quando avete dimostrato un po' di iniziativa nel costruire sindacati più combattivi i lavoratori hanno risposto subito dandovi un appoggio straordinario e senza precedenti. Non avete diritto di lamentarvi delle masse. E le occupazioni di fabbriche? Non sono stati i dirigenti ad inventarle, ma i lavoratori stessi. Non è forse questa un'indicazione inconfondibile del fatto che i lavoratori americani sono pronti a passare a metodi di lotta più decisi? Il sindaco Hague è un prodotto diretto delle occupazioni delle fabbriche. Purtroppo ancora nessuno nel vertice ha osato dedurre dall'inasprimento della lotta sociale conclusioni così audaci come quelle tratte dalla reazione borghese. Questa è la chiave della situazione. I dirigenti del capitale pensano e agiscono con molta più fermezza, coerenza e audacia di quanto non facciano i dirigenti del proletariato, quasi scettici, routinari e burocratici che stanno soffocando lo spirito combattivo delle masse. È da questo che cresce il pericolo della vittoria del fascismo, anche in poco tempo. Se i lavoratori non vengono alle vostre riunioni è perché sentono istintivamente l'insufficienza, l'inconsistenza, la sterilità e addirittura la falsità del vostro programma. I dirigenti sindacali dicono luoghi comuni nel momento in cui ogni lavoratore sente l'imminente catastrofe. Occorre trovare un linguaggio che corrisponda alle condizioni reali del capitalismo in via di decomposizione e non alle illusioni burocratiche.


Ho già detto che non vedo leaders. Ci sono vari gruppi e gruppuscoli, ma non vedo nessuno in grado di unire le masse, anche se sono d'accordo con te che le masse sono pronte a lottare.


Il problema non sono i dirigenti ma il programma. Il programma corretto non solo sveglia e consolida le masse, ma forma anche i dirigenti.


Qual'è secondo te un programma corretto?


Lo sai che sono un marxista; più precisamente, sono un bolscevico. Il mio programma ha un nome molto breve e semplice: rivoluzione socialista. Ma non pretendo che i dirigenti del movimento sindacale adottino subito il programma del marxismo. Quello che chiedo è che traggano conclusioni dal loro lavoro, dalla propria situazione; chiedo che per se stessi e le masse rispondano a due semplici domande: 1) come salvare la Cio dal fallimento e dalla distruzione? 2) come salvare gli Stati Uniti dal fascismo?


Tu cosa faresti oggi negli Stati Uniti se fossi un dirigente sindacale?


In primo luogo i sindacati devono capovolgere la questione della disoccupazione e dei salari. La scala mobile dell'orario come avete voi, è giusta; tutti devono avere lavoro. Ma la scala mobile dell'orario dev'essere supplementata da una scala mobile dei salari. La classe operaia non può accettare un ribasso continuo del suo livello di vita, perché questo equivarrebbe alla distruzione della cultura umana. Il punto di partenza deve essere la massima paga settimanale alla vigilia della crisi del 1929. Le potenti forze produttive create dai lavoratori non sono scomparse, né sono state distrutte; sono lì a disposizione. I responsabili della disoccupazione sono coloro che possiedono e controllano queste forze. I lavoratori sanno e vogliono lavorare. Il lavoro deve essere diviso fra tutti i lavoratori e il salario di ogni lavoratore non deve essere inferiore al massimo ottenuto in passato. È questa la rivendicazione naturale, necessaria ed irrinviabile dei sindacati, altrimenti saranno spazzati via dagli sviluppi della storia.


È realizzabile questo programma? Significa certamente la rovina dei capitalisti. Questo stesso programma potrebbe accelerare la crescita del fascismo.


Naturalmente questo programma significa lottare e non prostrarsi. I sindacati hanno due possibilità: possono manovrare, procedere a zigzag, ripiegare, chiudere gli occhi e a poco a poco capitolare per non “far arrabbiare” i proprietari o “provocare” la reazione. Fu per questa strada che i dirigenti socialdemocratici e sindacali austriaci e tedeschi tentarono di salvarsi dal fascismo. Il risultato lo sai; si sono tagliati la propria gola. L'altra strada è capire il carattere inesorabile dell'attuale crisi sociale per guidare le masse all'offensiva.


Ma non hai risposto ancora alla domanda sul fascismo, cioè su quel pericolo immediato che i sindacati attirano su di sé con rivendicazioni radicali.


Non me ne sono affatto scordato. Il pericolo fascista è già presente, anche prima che compaiano rivendicazioni radicali. Nasce dal declino e dalla disintegrazione del capitalismo. Ammetto che potrebbe rafforzarsi per un certo periodo in risposta alla pressione di un programma radicale del sindacato. Bisogna avvertire i lavoratori su questo; bisogna occuparsi subito e in modo pratico della creazione di organizzazioni speciali di difesa. Non c'è altra strada! Non potete salvarvi dal fascismo con l'aiuto di leggi democratiche, di risoluzioni o di proclami, così come non potreste salvarvi da un reggimento di cavalleria con note diplomatiche. Bisogna insegnare ai lavoratori a difendere la propria vita e il proprio futuro contro i gangsters e i banditi del capitale. Il fascismo cresce rapidamente in un ambiente di immunità dalla punizione; invece non si può dubitare per un momento che gli eroi fascisti se ne andranno con la coda fra le gambe quando vedranno che contro ogni loro squadrone i lavoratori sono pronti a mandarne due, tre, quattro. L'unico modo non solo per salvare le organizzazioni operaie ma anche per ridurre al minimo il numero delle vittime è creare tempestivamente una forte organizzazione di autodifesa operaia. Questa è la più importante responsabilità dei sindacati se non vogliono perire ingloriosamente. La classe lavoratrice ha bisogno di una milizia operaia!


Ma qual'è la prospettiva a lungo termine? In ultima analisi dove arriveranno i sindacati con questi metodi di lotta?


È ovvio che la scala mobile e l'autodifesa non bastano. Sono solo i primi passi che occorrono per proteggere i lavoratori dalla morte per la fame o per i coltelli dei fascisti. Questi sono mezzi urgenti e necessari di autodifesa. Ma da sole non risolveranno il problema. Il compito fondamentale consiste nel gettare le basi di un sistema economico migliore, di un utilizzo più equo, razionale e decente delle forze produttive nell'interesse di tutta la popolazione. Questo non si può realizzare attraverso i metodi ordinari, “normali” e routinari dei sindacati; su questo devi essere d'accordo, perché nelle condizioni di declino del capitalismo i singoli sindacati risultano incapaci anche di impedire l'ulteriore deterioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. La borghesia, che comanda sui mezzi di produzione e detiene il potere statale, ha portato l'economia fino ad una condizione di scompiglio totale e disperato. È necessario dichiarare che la borghesia è incompetente e trasferire l'economia in mani nuove ed oneste, cioè in mano agli stessi lavoratori. Come farlo? Il primo passo è chiaro: tutti i sindacati devono unirsi e fondare il proprio partito operaio. Non il partito di Roosevelt o di La Guardia, ma un'organizzazione politica veramente indipendente della classe operaia. Solo un partito del genere sarebbe capace di unire intorno a sé i contadini rovinati, i piccoli artigiani, i commercianti. Ma per riuscire a questo dovrebbe condurre una lotta intransigente contro le banche, i trust, i monopoli e i loro agenti politici, cioè i Repubblicani e i Democratici. Il compito del partito operaio deve consistere nel prendere in mano il potere, tutto il potere, e poi mettere in ordine l'economia. Questo significa organizzare tutta l'economia nazionale secondo un singolo piano razionale, il cui scopo non sia il profitto di un pugno di scrutatori ma gli interessi materiali e spirituali di una popolazione di 130 milioni di persone.


Molti nostri attivisti stanno cominciando a capire che il corso dello sviluppo politico è verso un partito operaio. Ma Roosevelt3 gode ancora di troppa popolarità. Se accetterà di candidarsi una terza volta alla presidenza si dovrà rinviare per altri quattro anni la questione di un partito operaio.


Ecco appunto la tragedia che nasce dal fatto che i signori leaders guardino a chi sta sopra di loro e non a chi sta sotto. La guerra che si avvicina, la decadenza del capitalismo americano, la crescita della disoccupazione e della miseria, tutti questi processi di base, che determinano direttamente il destino di milioni di persone, non dipendono dalla candidatura o dalla “popolarità” di Roosevelt. Ti assicuro che è molto più popolare fra i ben pagati funzionari della Cio che non fra i disoccupati. A proposito, il sindacato esiste per i lavoratori, non per i funzionari. Se l'idea della Cio è stata un'ispirazione per i lavoratori per un certo periodo, l'idea di un partito operaio indipendente e combattivo che intenda porre fine all'anarchia economica, alla disoccupazione e alla miseria, a salvare il popolo e la sua cultura, sarà capace di ispirare decine di milioni di persone. Naturalmente gli agitatori del partito operaio dovranno dimostrare subito alle masse, nelle parole e nei fatti, di non essere agenti di Roosevelt, La Guardia4 e compagnia, ma veri difensori degli interessi delle masse sfruttate. Quando i relatori parleranno con il linguaggio di dirigenti operai e non di agenti della Casa bianca, allora quell'85 per cento dei lavoratori verrà alle riunioni, mentre quel 15 per cento di anziani conservatori, di lavoratori privilegiati e di carrieristi se ne staranno a casa. Le masse sono migliori, più audaci e più decise dei dirigenti. Le masse vogliono lottare. A frenare la lotta sono i dirigenti che sono indietro rispetto alle masse. I dirigenti nascondono la propria indecisione, il proprio conservatorismo e i propri pregiudizi borghesi con allusioni all'arretratezza delle masse. Ecco le cose come stanno oggi.

 

Settembre 1938

 

Note


1- Hague fu il sindaco Democratico di New Jersey city; usò le forze dello stato di New Jersey, in collaborazione con i delinquenti al soldo delle compagnie, per impedire alla Cio di organizzare i lavoratori. I picchetti vennero proibiti e gli organizzatori del sindacato vennero incarcerati o espulsi dalla città.
2- John Lewis (1880-1969) fu presidente dell'Umw (sindacato dei minatori) dal 1920 al 1960. Era un Repubblicano di destra ma quando sentì muovere il terreno sotto i piedi si unì alla sinistra e con gli altri attivisti per guidare la Cio.
3- Franklin Roosevelt (1882 – 1945) fu presidente democratico dal 1933 al 1945
4 -Fiorello La Guardia (1882-1947) fu sindaco di New York dal 1934 al 1945

Joomla SEF URLs by Artio