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Ancora un mese per evitare la trappola del silenzio-assenso

Manca ormai poco più di un mese alla fatidica data del 30 giugno, entro la quale i lavoratori in forza nelle proprie aziende da prima del 1 gennaio 2007 dovranno decidere il futuro del proprio Tfr. Ancora poche settimane nelle quali dovremo intensificare la campagna contro il Tfr nei fondi.

 Scarica qui la guida per compilare il modulo (in formato pdf)

L’esperienza di questi mesi ci ha detto infatti che laddove si ha la possibilità di intervenire nelle assemblee, discutere coi lavoratori o semplicemente distribuire un volantino, i lavoratori non solo ascoltano con attenzione, ma i più decidono di tenersi il Tfr.di Paolo Grassi.

Questa valutazione fa il paio con le stime rese note in questi giorni da tutti i principali quotidiani del paese; il 75% dei lavoratori non ha ancora compilato il modulo di questi il 40% almeno sembra deciso a tenersi il Tfr (Sole 24 ore 17 maggio 2007). Il restante 25% si stima che si divida fra un 17% che sceglie di tenersi il Tfr, un 8% che lo versa ai fondi chiusi e l’1% nei fondi aperti.

Il risultato, considerando le risorse spese in questi mesi, è così modesto (l’obbiettivo del governo era raggiungere il 40% di adesioni entro la fine di giugno, recentemente abbassato al 35% entro la fine del 2007) che il presidente della Covip ha dichiarato che è arrivato il momento di prendere in seria considerazione l’idea di rendere l’adesione ai fondi obbligatoria. Nonostante il governo abbia istituito un call center per avere informazioni, e abbia speso 8,5 milioni di euro in spot (altri 8,5 sono in bilancio da spendere entro l’anno con una nuova campagna di pubblicità girate da un noto regista). Non per nulla il sottosegretario Riccardo Levi l’ha definita la campagna la più grande dopo quella sull’arrivo dell’euro. A questa si sono aggiunte quelle dei mass media, delle banche e assicurazioni e quella azienda per azienda del sindacato, che nonostante ciò riesce ancora a imputare alla poca informazione lo scarso successo ai fondi (www.tfrnewsCgil.it).

Più che nelle campagne informative e nelle assemblee ormai i sostenitori dei fondi riversano le proprie speranze nella fatidica trappola del silenzio assenso. Nel caso il lavoratore non compili il modulo sarà espropriato del suo Tfr che verrà destinato a un fondo pensione in base alle normative di legge. Un meccanismo, quello del silenzio-assenso, che per i precari e gli immigrati è ancora più devastante. In sostanza i lavoratori precari che cambieranno rapporto di lavoro frequentemente dovranno ricordarsi ogni volta di compilare il modulo continuamente. Se non lo faranno si vedranno portare via parte del loro salario (differito, ma pur sempre salario) che in molti casi è utile per i periodi di inattività. Questo vale anche per le centinaia di migliaia di lavoratori immigrati, magari di recente entrata in Italia e con poca conoscenza della lingua e ancor di più della normativa italiana. Intanto le aziende, che secondo la legge sono obbligate a distribuire e ricordare al lavoratore di compilare il modulo, se non lo faranno non avranno nessun tipo di sanzione.

Non ci stancheremo mai di ripetere una questione fondamentale: la scelta di destinare il Tfr a un fondo pensione è irrevocabile. Al contrario chi decide di lasciarlo in azienda, potrà sempre – anche dopo il 30 giugno – destinare le liquidazioni ai fondi pensione. Perciò non lasciamo che qualcuno decida per noi, compilamo il modulo apposito indicando la volontà esplicita a non versarlo.

Pubblichiamo qui una guida per compilare il modulo (dal sito del coordinamento Rsu) che ovviamente è scritto in un linguaggio di difficile comprensione. Ricordiamoci inoltre di farci restituire una copia del modulo firmata e ancora meglio timbrata dall’azienda in originale, visto che quel pezzo di carta sarà l’unica prova che potremo esibire se domani qualcuno venisse a dirci che abbiamo aderito ai fondi pensione.

Ricordiamoci che nessuno è in grado di garantire nulla coi fondi. Il rendimenti tanto pubblicizzati si basano su previsioni stimate sui rendimenti degli anni precedenti. Sono investimenti portati sui mercati finanziari che comportanto sempre il rischio di poter perdere una parte o tutto il capitale versato. Il Tfr invece si rivaluta ogni anno dell’1,5% fisso più il 75% dell’inflazione.

Questo lo sa anche il Ministro del lavoro Damiano, principale promotore del Tfr nei fondi in questo governo. Al giornalista di Repubblica che gli chiedeva per quale motivo un lavoratore avrebbe dovuto avere interesse a iscriversi a un fondo, visto risentono dei rischi del mercato, il ministro non ha potuto che dire una grande verità che purtroppo troppo spesso funzionari e delegati nelle assemblee di questi mesi nelle aziende hanno tralasciato: “Perché si presume che il conferimento del Tfr ai fondi pensione produca nel lungo periodo un risultato migliore rispetto alla scelta rilasciarlo in azienda.” Ecco il problema: presumere non significa garantire. Tante ipotesi e nessuna certezza, i soldi dei lavoratori però sono veri.

23 maggio 2007

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