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La nostra campagna per il Tfr


Lo ammette anche la stampa: la maggioranza dei lavoratori non vogliono mettere i propri soldi nei fondi pensione. In un articolo apparso il 25 febbraio sul Corriere della sera una ricerca della Gfk Eurisko per conto di Assogestioni emerge che il 58% dei dipendenti privati delle piccole aziende (il 95% delle aziende italiane) preferisce tenersi il proprio Tfr. Nelle grandi aziende sono il 42% quelli che pensano di rivolgersi a un Fondo mentre “solo” un corposo 39% preferisce tenersi il Tfr, questo significa che allo stato attuale un 19% è ancora indeciso. Ma le considerazioni più interessanti dell’articolo sono nel finale: 7 persone su 10 non pensano che la soluzione al problema delle pensioni, sempre più povere, siano i fondi integrativi.

Ciò che rende ancora più significativo il risultato è che l’inchiesta ha considerato una popolazione tra i 22 e i 55 anni. Sono stati esclusi quindi i lavoratori vicini alla pensione per i quali la scelta di tenersi il Tfr risulta più naturale. Insomma sembra proprio che i fondi come strumento per garantirsi una vecchiaia serena non convincano.

Questo è il senso della campagna che stiamo portando avanti davanti alle aziende: i fondi pensione, aperti o chiusi che siano, sono investimenti finanziari gestiti da banche e assicurazioni e come tutte le rendite finanziarie sono soggetti a rischio. La scelta di aderire a un fondo pensione è irrevocabile, una volta deciso non si può tornare indietro mentre se si decide di tenersi il Tfr si avrà sempre la possibilità di cambiare idea e aderirvi anche dopo la data del 30 giugno. Anche in risposta a diverse domande che ci sono state rivolte, precisiamo che anche il Fondo Cometa (metalmeccanici) in base alla direttiva della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) si è dovuto adeguare e il 5 dicembre ha aggiornato il proprio statuto.

Non abbiamo la pretesa di essere creduti sulla parola quando diciamo che i fondi sono pericolosi, pensiamo che la cosa più opportuna da fare sia dire No in modo preventivo entro la data imposta dal governo, prendendosi tutto il tempo necessario per chiarirsi le idee.


In guardia contro il “silenzio-assenso”


Per questo motivo abbiamo deciso di essere presenti sistematicamente da qui a giugno davanti al maggior numero di aziende possibile, per far sì che i lavoratori non sentano solo la voce di chi vuole convincerli a versare il proprio Tfr nei fondi e per invitarli invece a tenersi ben stretto questo pezzo del loro salario e soprattutto per mettere in guardia contro il famigerato sistema del “silenzio assenso”, secondo il quale quei lavoratori che non indichino esplicitamente attraverso il modulo la propria volontà di non versare il Tfr ad alcun fondo se lo vedranno automaticamente versare su un fondo pensione e non ne potranno più disporre.


La nostra campagna


Più si entra nel vivo della campagna e si avvicina la scadenza per compilare il modulo, più registriamo che la titubanza dei lavoratori aumenta. Non ci stancheremo mai di ricordare che il Tfr usufruisce di una rivalutazione certa, l’1,5% di rendimento più il 75% dell’inflazione annua, e soprattutto che rappresenta un’importante risorsa a cui accedere immediatamente se si dovesse perdere il posto di lavoro.

Perplessità che sempre più si fanno strada tra i lavoratori nonostante l’impressionante campagna mediatica a cui stiamo assistendo in questo periodo da parte di governo, banche, finanziarie, assicurazioni e purtroppo anche da parte del sindacato. Non solo spot televisivi o paginoni sui giornali, anche l’Inps ci mette il suo, a breve invierà, insieme al resoconto personale di ogni lavoratore dipendente della propria posizione pensionistica, 14 milioni di copie di opuscoli a favore della pensione integrativa.

Nelle settimane a cavallo tra febbraio e marzo abbiamo incominciato a distribuire davanti a più luoghi di lavoro possibile il materiale che abbiamo prodotto. I risultati ottenuti nei primi giorni di campagna ci dicono che c’è molto interesse. Non solo perché c’è voglia di capire, ma soprattutto perché nelle assemblee aziendali, negli articoli dei giornali e alla televisione si fa un gran parlare di scelta tra tante opportunità di fondi diversificati, ma non si parla quasi mai dei rischi.

Il numero di aziende che ci siamo posti l’obbiettivo di coprire è ampio e estremamente diversificato. Call center, fabbriche, uffici, mense interaziendali, ma anche posti di passaggio quali fermate delle metropolitane, stazioni ferroviarie, piazze. Insomma ovunque si possano incontrare lavoratori coi quali confrontarsi.

La campagna si sta portando avanti in gran parte del territorio nazionale, dalla Seleco di Udine ai lavoratori del trasporto marittimo di Messina, dalla Fiat Mirafiori di Torino a quelli della Fiat di Pomigliano a Napoli. In questo momento contiamo tra aziende e luoghi di passaggio su tutto il territorio nazionale almeno una settantina di punti d’intervento che vogliamo rendere regolari, oggi col volantino nelle prossime settimane con altro materiale di approfondito.

Per fare ciò stiamo ricevendo l’aiuto di tanti lavoratori e delegati che vedono questa iniziativa utile non solo per tenerci il nostro Tfr, ma anche come canale per riprendere il contatto coi lavoratori: nei volantinaggi non si parla solo di Tfr, ma anche di pensioni, di salari, di condizioni di lavoro e soprattutto di precarieto.

A Bologna il circolo aziendale del Prc della Bonfiglioli ha fatto proprio il testo del volantino che abbiamo prodotto e si è posto l’obbiettivo di diffonderlo in una quindicina di fabbriche della zona.

Il primo volantinaggio fatto alla Saeco, azienda con 800 dipendenti, ha provocato un certo dibattito, prima tra i lavoratori dove si sono creati capannelli di discussione, poi coi dirigenti della Fiom che ha accusato il volantino di essere un attacco al sindacato. Ovviamente i compagni hanno fatto notare che in nessun modo il volantino rappresenta un’attacco al sindacato e tanto meno alla Fiom, semplicemente si critica il sindacato perché non dovrebbe promuovere Fondi pensione ma mobilitare i lavoratori per pensioni pubbliche dignitose.

Alla Pirelli di Bollate (alle porte di Milano) alcuni lavoratori hanno fotocopiato il testo e distribuito a tutti i lavoratori.

A Modena dopo il lancio della campagna con un’assemblea organizzata dalla Rete 28 aprile alla presenza di Giorgio Cremaschi (segretario nazionale Fiom) con oltre 140 partecipanti, sono stati organizzati i volantinaggi nelle 6 principali fabbriche della zona, nelle tre mense interaziendali principali e un calendario di 4 banchetti in piazza al sabato nelle prossime 6 settimane.

A Roma dove volantiniamo oltre ai call center di Wind, Tim, Telecom e Atesia, anche davanti alla mensa Atac, il servizio di trasporto pubblico della città, alcuni lavoratori ci hanno chiesto di continuare a venire e di lasciargliene un po’ di copie da dare ai colleghi che non riescono a passare dalla mensa.


Toccati anche i dipendenti pubblici


Il 6 marzo è stato trovato l’accordo tra le parti sociali per avviare i fondi pensione anche per i due terzi dei dipendenti del settore pubblico (la stima è del ministero della funzione pubblica). Sono interessati i lavoratori delle autonomie locali, i dipendenti delle regioni e quelli della sanità, che vanno ad aggiungersi a quelli della scuola che già avevano un loro fondo.

Facciamo appello a tutti i lavoratori e delegati, che condividono con noi la necessità di una campagna militante di controinformazione, di unirsi a noi  perché partendo dal Tfr nei fondi, e dal futuro delle nostre pensioni si discuta sulla necessità di tornare a essere protagonisti delle scelte del sindacato, senza dover più apprendere le decisioni dei nostri sindacati dalle televisioni o dai giornali. Portare avanti questa campagna oggi significa anche riaprire una discussione su come il sindacato deve tornare a difendere gli interessi dei lavoratori.

 

14/03/2007 

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