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Cgil-Cisl-Uil hanno sciolto la riserva sull’ipotesi di accordo sottoscritta il 20 dicembre sul rinnovo del biennio economico per gli autoferrotranvieri. Dopo la più grande lotta dei lavoratori del settore del trasporto pubblico locale degli ultimi 20 anni, il vertice sindacale ha svenduto la mobilitazione e lasciato i lavoratori a se stessi, senza che ci sia stata una risposta da parte del movimento di lotta paragonabile a quella del mese precedente. Come è stato possibile il recupero dei sindacati confederali?

Approfittiamo di questo spazio per ringraziare tutti quelli che nel corso del mese di dicembre, dopo aver ricevuto i volantini de La Nostra Voce, hanno inondato la nostra posta elettronica di messaggi di solidarietà indirizzati ai lavoratori del trasporto pubblico.

Tutti i messaggi portati ai depositi sono stati accolti con grande entusiasmo. Ma la solidarietà di chi ci ha scritto non si è espressa soltanto con un messaggio: molti hanno girato i volantini ad amici e colleghi, altri ancora li hanno girati ad altri siti e moltissimi li hanno stampati e portati al deposito più vicino, di qualunque città fossero.

Di seguito pubblichiamo stralci di alcuni dei numerosi messaggi ricevuti che per motivi di spazio non possono essere tutti riportati.

Da giorni si sapeva che il 20 dicembre sarebbe stato il giorno chiave della vertenza degli autoferrotranvieri. Aver pubblicato il 2 dicembre, un volantino de La Nostra Voce su quanto era successo a Milano il giorno prima ci ha permesso di stabilire ottime relazioni con gli autisti nelle settimane precedenti.

Abbiamo distribuito migliaia di volantini in diverse città, sia all’alba del 20 dicembre quando i lavoratori hanno incrociato le braccia, sia alla sera dello stesso giorno quando ci siamo ripresentati ai depositi con un nuovo volantino sulla firma dell’accordo bidone.

Autoferrotranvieri

  Nel mese di dicembre ha tenuto banco la lotta dei lavoratori del trasporto pubblico locale. Lo sciopero convocato il primo dicembre ha visto un’adesione straordinaria con il clamoroso blocco totale dei mezzi attuato dai dipendenti dell’Atm di Milano che non hanno rispettato le fasce del servizio garantito imposte dalla legge. Il successivo sciopero del 15 dicembre ha visto un’adesione degna del primo; alcune città come Torino e Brescia hanno seguito l’esempio dei tranvieri milanesi e bloccato i mezzi per l’intera giornata; con la ripresa delle trattative, la mobilitazione si è allargata in tutta Italia, al nord come al sud, scavalcando i limiti imposti dalla legge e dalla concertazione sindacale.

La direttiva europea di privatizzare il Trasporto Pubblico Locale (TPL) è stata introdotta in Italia attraverso il famigerato decreto Burlando (1997), passando per le ormai rituali fasi di decentramento (cioè il passaggio di responsabilità ed oneri dallo Stato alle Regioni ed enti locali), liberalizzazione, privatizzazione (ossia flessibilità e licenziamenti).

A differenza degli altri presidenti di Regione, Formigoni in Lombardia ha deciso di anticipare di un anno la data per la presentazione dei bandi di gara, prevista dal decreto per il 31/12/03.

Scioperiamo per i nostri diritti, non per privilegi!

Le ultime agitazioni dei lavoratori dell’Azienda trasporti hanno voluto contestare il Pre-Accordo firmato a livello nazionale che prevede una serie di peggioramenti, a partire dall’aumento dell’orario di lavoro che attraverso una nuova turnazione che, organizzata su 17 settimane, porterebbe a lavorare oltre 4 giorni in più all’anno.

La condotta della propriètà, il Comune di Milano, e delle alte sfere aziendali è stata indecorosa, costruendo una intollerabile campagna diffamatoria verso la categoria degli autoferrotranvieri allo scopo di far leva sull’opinione pubblica contro i lavoratori.

Siglato l’accordo truffa

MILANO - "Abbiamo reso un servizio al Paese" (!?!) Queste sono le parole usate dal Ministro del Lavoro Salvi al termine della trattativa sul rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri.

A leggere l’accordo siglato (che non rappresenta ancora il nuovo contratto ma una intesa "preliminare") più che un servizio ai lavoratori ed al paese ci pare molto di più un servizio alle imprese con un peggioramento evidente su temi fondamentali quali orario, salario e diritti.

L’accordo raggiunto non prevede infatti nessun miglioramento reale per la categoria.

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