L'attacco alla Jugoslavia è una guerra contro i lavoratori - Falcemartello

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Sciopero generale

contro la guerra e il governo che la sostiene

Con l’inizio dei bombardamenti nei Balcani, il capitalismo mostra a milioni di lavoratori la sua natura di sistema violento e barbaro.

Era da oltre mezzo secolo che i lavoratori europei non si trovavano di fronte a una guerra che vedesse l’uso indiscriminato di armi ad altissima tecnologia, con un tale potenziale di distruzione.

Nei Balcani è stata messa in atto dalla Nato la solita politica del divide et impera, a partire dal ‘91 quando l’imperialismo ha cavalcato i sentimenti nazionali per ritagliare le proprie sfere d’influenza e il proprio "diritto" a controllare il territorio, a sfruttare i mercati e le risorse locali.

Abbiamo pubblicato, nelle pagine centrali di questa edizione un inserto speciale in cui diamo un giudizio approfondito sulle vere cause di questa guerra, ne analizziamo la natura e gli sbocchi possibili.

Ma quello che si domandano in tanti è cosa possiamo fare per fermare il massacro.

La magnifica reazione che c’è stata nelle manifestazioni del 3 e del 10 aprile ha mostrato che esiste un grande potenziale di lotta che però ha bisogno di tradursi in capacità di costruzione e di coordinamento di un movimento di massa contro la guerra imperialista.

Rifondazione comunista ha da questo punto di vista una enorme responsabilità, essendo l’unica forza di una certa consistenza che oggi in Italia possa proporsi di innescare le condizioni necessarie che possa scatenare un’opposizione seria alla guerra. Le due manifestazioni nazionali non a caso hanno visto una forte presenza di militanti comunisti, aldilà delle mille sigle ed associazioni che formalmente aderiscono a queste iniziative.

Il Partito deve farsi carico di questa responsabilità e promuovere su ogni terreno la mobilitazione, con un’adeguata strategia di lotta, sottolineando nella propaganda alcuni aspetti fondamentali:

  • il carattere imperialista della guerra e cioè il legame intrinseco che questa ha con gli interessi del grande capitale, finanziario ed industriale, che sono i veri responsabili del massacro. La lotta contro la guerra si lega dunque a quella economica che vede impegnati i lavoratori in Europa, come negli Usa per difendere le proprie condizioni di esistenza.
  • il ruolo della socialdemocrazia, che indipendentemente dalle sue varianti di destra o di sinistra, quasi senza eccezioni, ogni volta che scoppia un conflitto bellico sale sul carro della borghesia e fornisce all’apparato dello Stato gli argomenti, gli uomini di governo per giustificare la guerra agli occhi dei lavoratori come vediamo in questi giorni con i governi D’Alema, Jospin, Blair e Schroeder.

    Si aggiungano anche quelle forze che si dichiarano comuniste, ma che sono guidate dalle stesse logiche, come i poco significativi Comunisti Italiani di Cossutta, ma anche i molto più significativi comunisti francesi, che da dentro il governo sono incapaci di condizionare gli orientamenti degli esecutivi, diventando di fatto complici del massacro.

  • l’inconsistenza degli argomenti "pseudopacifisti" che non capendo le cause della guerra, propongono soluzioni dal carattere mistificante, come l’intervento dell’Onu (chiudendo gli occhi sul fatto che Kofi Annan la prima sera che sono iniziati i bombardamenti ha dato il proprio sostegno alla Nato) o peggio il sostegno all’iniziativa diplomatica del Papa, della Russia o di qualsiasi altro paese europeo che decidesse di liberarsi dal giogo a stelle e striscie, non capendo che queste iniziative non possono risolvere nessun problema ma che rappresentano solo interessi nazionali distinti che comunque hanno un carattere reazionario e ugualmente imperialista. A differenza di quello che qualcuno oggi pensa non c’è un’Europa progressista da opporre a un’America reazionaria. Rivendicare un’intervento autonomo dell’Europa, senza gli Usa, nella zona significa sostenere iniziative ugualmente reazionarie come quella di Chirac che propone un protettorato europeo (leggasi francese) sul Kosovo; cambiando il colore della camicia di chi opprime non cambia però la natura dell’oppressione che subiscono le masse jugoslave (di tutte le nazionalità e etnie).
  • solo la mobilitazione della classe operaia in Europa e negli Stati Uniti può fermare la guerra, bloccando la produzione con l’arma dello sciopero generale, colpendo il capitale nel punto che più conta per loro, quello dei profitti e mettendo in crisi i governi che conducono la guerra

    Da questa guerra l’imperialismo deve perdere di più di quanto guadagna, da tutti i punti di vista, non solo su quello economico, ma particolarmente sul terreno della instabilità politica e sociale.

    Ricordiamo cosa provocò il Vietnam in Occidente: i capitalisti si trovarono la rivoluzione in casa propria. Bene, se l’intervento di terra portasse a un conflitto prolungato, queste sono le dimensioni del conflitto al quale dobbiamo preparaci.

    Indubbiamente non si può dire che la guerra abbia provocato una rivolta di massa tra i lavoratori, d’altra parte non sarebbe la prima volta che un fenomeno del genere si presenta e cioè che in una prima fase la gran parte dei lavoratori vengono convinti dalla massiccia campagna propagnadistica messa in campo dalla borghesia che si presta ad entrare nel conflitto.

    Ma in seguito quando la realtà si impone e diventa visibile il ruolo della guerra le cose possono cambiare anche molto velocemente, la coscienza collettiva avanzare anche con sbalzi improvvisi.

    I comunisti possono agevolare questo processo se mantangono una chiara posizione di classe e smascherano gli argomenti della classe dominante. Oggi la maggioranza del gruppo dirigente di Rifondazione Comunista, a partire dal segretario Bertinotti, è ancora prigioniera delle illusioni di cui sopra e pertanto non è in grado di orientare i militanti e i lavoratori nella maniera corretta.

    Come militanti della sinistra del Prc lotteremo per mettere al centro della discussione il ruolo della classe operaia, che deve combattere in primo luogo contro il proprio governo impegnato nella guerra, condizione preliminare per abbattere tutti i dittatori della zona, a partire da Milosevic.

    La prossima tappa è quella di convocare lo sciopero generale, il coordinamento delle Rsu si sta riorganizzando con questo obiettivo, politicamente non sono state tratte ancora tutte le conclusioni politiche più conseguenti, ma è già importante che nei luoghi di lavoro si inizi a discutere di questo.

    Dobbiamo fare di tutto perchè si rigetti ogni azione di depistaggio da parte della burocrazia sindacale, che si proponga di strumentalizzare l’azione delle Rsu in chiave governativa e di sostegno all’intervento della Nato.

    Rifondazione Comunistra ha di fronte a sè un terreno nel quale avviare una contesa di massa contro le burocrazie del Pds e della Cgil per lo sciopero generale contro la guerra imperialista fino se necessario alla caduta del governo che si è macchiato le mani di sangue con un cinismo spietato, nascondendosi dietro una nauseante ipocrisia sugli aiuti umanitari e sul sostegno ai più deboli.

    Milano, 21 aprile 1999