Le conseguenze della guerra - Falcemartello

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Bombe all’Uranio contro la Jugoslavia

Pubblichiamo un estratto di un articolo del redattore della rivista socialista statunitense Socialist Labor. L’articolo è stato scritto in aprile, prima che la Nato ammettesse ufficialmente l’uso dell’uranio impoverito nei propri armamenti.

Molto è stato scritto sulla sindrome della Guerra del Golfo - la malattia inspiegabile che di rado è stata riconosciuta dai militari. Non meno di 85mila veterani hanno lamentato sintomi derivanti da problemi all’epidermide, vuoti di memoria a breve e lungo termine, confusione e perdita di capacità motorie, problemi a controllare intestini e vescica, problemi ai reni, complicazioni dell’apparato respiratorio, problemi alla tiroide, cancro ai polmoni e altre forme di cancro, perdita di capelli, encefalopatia tossica, problemi alla vista, bambini con difetti alla nascita, e altro ancora.

La "sindrome del Golfo"

Sono state riconosciute una serie di cause potenziali per la sindrome della Guerra del Golfo. Stress, vaccinazioni militari contro il botulismo, l’antracite e altre malattie, fumo e inquinamento chimico da combustione di carburanti, pesticidi e insetticidi come il DDT, esposizione all’uranio impoverito, malattie parassitarie come le mosche della sabbia, il rilascio di armi chimiche biologiche e nervine irachene dovuto alla distruzione da parte alleata, e radiazioni elettromagnetiche dovute all’utilizzo massiccio di radio, radar e trasmittenti… sono tutte possibilità. La causa reale dell’ampio spettro di sintomi associati alla sindrome da Guerra del Golfo è probabilmente una combinazione dei suddetti fattori con diverse variazioni a seconda della persona colpita.

L’uranio impoverito è letteralmente un rifiuto tossico - i resti dell’uranio 238 e dell’uranio 235 usato nei reattori nucleari. Viene usato nei contrappesi della blindatura dei carri armati, dei missili e degli aerei, negli strumenti di navigazioni e nell’artiglieria dei carri armati, antiaerea e anti uomo. È 1,7 volte più denso del piombo e quando viene usato nelle munizioni dei carri armati e degli aerei permette agli ordigni di penetrare le corazze d’acciaio come "un coltello nel burro". Negli Usa ci sono oltre 30mila tonnellate di uranio impoverito e per questa ragione è molto economico, per non parlare della convenienza di questo utilizzo per disfarsi di pericolosi rifiuti tossici.

Secondo il Military Toxins Project è "radioattivo circa il 60% dell’uranio normale e ha una tempo di dimezzamento pari a 4,5 miliardi di anni". Quando un ordigno a uranio impoverito colpisce il suo obiettivo, oltre il 70% di uranio si ossida generando una specie di aerosol di micro particelle radioattive che possono viaggiare per centinaia di miglia.

Durante la guerra, c’erano migliaia di veterani che si trascinavano fino ai carri armati iracheni incendiati per raccogliere souvenir. Uno studio dell’associazione operazioni desert shield e desert storm ha rilevato che su 10,051 veterani della guerra del golfo che hanno contratto misteriose malattie, l’82% di loro sono entrati in veicoli nemici catturati.

Ironicamente c’è un’alternativa all’uso di uranio impoverito nella fabbricazione di proiettili anticarro - il tungsteno. Eppure anche se il tungsteno è quasi efficace quanto l’uranio impoverito, e non ha rischi di radioattività, è più costoso e deve essere importato. Così come in tutti i casi di "moralità" capitalista e di "sicurezza pubblica" questo abbassa i profitti. Come dice Bill Arkin, del Bollettino degli scienziati dell’atomo che è stato consultato da Greenpeace e dall’Osservatorio per i Diritti Umani, "È semplicemente un costo" (The Nation, 21/10/96)

Effetti sulla popolazione

Tuttavia gli effetti dell’uranio impoverito va ben oltre i veterani della guerra del Golfo. Le popolazioni dell’Iraq sono i veri perdenti in questo disastro. Alla fine della guerra del Golfo qualcosa come 300 tonnellate di materiale all’uranio impoverito usato veniva lasciato alle spalle delle forze Usa in Iraq e in Kuwait. Questo rappresenta un cumulo di rifiuti tossici che ossessionerà la regione per decenni.

Dalla fine della guerra c’è stata un’impennata di casi di leucemia, altre forme di cancro e malformazioni alla nascita e malattie inspiegabili nella regione meridionale dell’Iraq attorno a Bassora. Secondo un rapporto dell’Autorità britannica per l’energia atomica reso noto dall’Independent di Londra nel novembre 1991, c’era tanto uranio impoverito abbandonato da provocare potenzialmente oltre 500mila morti per cancro. Questa cifra si basava su una stima che solo 40 tonnellate di uranio impoverito fossero state abbandonate!

Migliaia di bambini iracheni raccoglievano proiettili vuoti come giocattoli, se li portavano a casa e se li tenevano lì. In un caso una bambina ne aveva collezionati 12, è morta poco dopo di leucemia.

Ripulire un caos del genere costerebbe miliardi di dollari, ammesso che sia possibile, ma naturalmente il Pentagono sostiene felicemente che "non esiste nessuna legge internazionale, nessun trattato, regolamentazione o consuetudine che esige che gli Usa ripuliscano i campi di battagli delle operazioni Deserto Shield e Desert Storm." (The Nation, 21/10/96)

Come se l’embargo, che ha ucciso non meno di un milione di bambini dalla fine della guerra del Golfo, non fosse abbastanza, la popolazione dell’Iraq deve ora vivere in una terra contaminata dai rifiuti radioattivi. Lo stato del servizio sanitario in Iraq è spaventoso: gli ospedali non hanno abbastanza garze e anestetici, per non parlare del problema di dover affrontare un tasso in crescita allarmante di cancri e malformazioni alla nascita. Questa è l’eredità della guerra del Golfo.

Usato anche in Bosnia?

E interessante osservare che da una parte del campo di battaglia, l’esercito jugoslavo usa lo stesso equipaggiamento dell’era sovietica per il quale sono stati sviluppati gli armamenti a uranio impoverito. Dall’altra parte gli Usa stanno usando gli aerei "massacra-carri armati" A-10 per colpire questi obiettivo. Non ci vuole un genio e fare due più due: è altamente probabile che le munizioni radioattive anti carro della Nato siano parte del loro arsenale in Jugoslavia.

Ma ancora più sconvolgente è la prova evidente che le bombe e i missili al laser e a guida satellitare possono pure essere prodotti con l’uranio impoverito. Queste armi ad alta tecnologia sono ben note per aver colpito le zone residenziali e "gli obiettivi militari" come fabbriche di auto, centrali del gas di riscaldamento con "la precisione della punta di uno spillo".

Seppur non confermato, parecchi governi così come gruppi ambientalisti hanno sostenuto che in Jugoslavia si sta usando uranio impoverito. Inoltre c’è la prova che la Nato ha usato uranio impoverito in Bosnia nel bombardamento del 1995. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia atomica di Vienna quando la Nato ha bombardato obiettivi civili e militari nella Repubblica serba "ha usato munizioni speciali fatte di uranio impoverito e ha esposto le forze armate la popolazione civile, e tutto l’ambiente al pericolo di contaminazione radioattiva". (Belgrado, Nin, 30/11/97)

"Il frequente riapparire della "sindrome del Golfo" nelle regioni di Sarajevo, Foca, Doboj, e Knin costituisce il sospetto che l’aviazione della Nato abbia rotto la Convenzione di Ginevra sulla protezione delle vittime di guerra e abbia usato proiettili radioattivi nella Repubblica serba e nella Krajina (la copertura di questo è l’uranio "impoverito"), esattamente come hanno fatto durante le operazioni desert storm". (Belgrado, Nin, 4/11/97).

A proposito di tutte le chiacchiere sul ritorno a casa dei kosovari albanesi bisognerebbe domandare: che razza di case saranno? Molti villaggi sono già stati bombardati e bruciati dalla Nato o dalle forze paramilitari serbe. Devono anche affrontare la prospettiva di vivere in una terra avvelenata dalle devastazioni della radioattività? Abbiamo visto il comportamento degli Usa e dei suoi alleati verso i rimedi ai campi di battaglia in Iraq - possiamo solo pensare che non avranno una considerazione migliore per il benessere a lungo termine della popolazione della Jugoslavia.

Questa è la faccia dell’imperialismo nell’era della decadenza del capitalismo. Fino a poco tempo fa le immagini dei massacri, del terrore e dell’esodo di massa erano cose del passato, o venivano confinati a parti "insignificanti" del mondo come la Ruanda, il Burundi, o l’Angola. Prima in Croazia, poi in Bosnia-Erzegovina, ora nella stessa Jugoslavia, l’angoscia è ritornata nel cuore dell’Europa con una forza che non si vedeva dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Inoltre è qualitativamente più distruttivo e allarmante del passato - queste guerre si combattono con armi più spaventose e inumane di prima. Non solo le popolazioni viventi, ma anche le generazioni future nei Balcani, soffriranno le conseguenze della brutalità senza freno dell’imperialismo.