Breadcrumbs

Perché i marxisti si oppongono sia a Milosevic che all’"opposizione"

La stampa occidentale ha dato molto spazio al movimento di opposizione in Serbia e non perde occasione per annunciare la caduta imminente del regime di Milosevic. La realtà è piuttosto differente.

Secondo i sondaggi oltre il 70% della popolazione serba vorrebbe la caduta di Milosevic, ma allo stesso tempo oltre il 40% non si fida dell’opposizione. Il problema in Serbia è che la classe operaia non ha un’espressione politica indipendente.
Sia Milosevic che l’opposizione difendono il capitalismo e vogliono privatizzare l’economia, divergono sui ritmi e soprattutto su chi dovranno essere i principali beneficiari delle privatizzazioni.

Milosevic e la sua cricca vogliono consolidare il loro controllo sull’economia privatizzata. L’opposizione rappresenta il punto di vista di una borghesia più filo-occidentale. Vogliono le "riforme", leggi privatizzazioni, ad un ritmo più rapido e vogliono aprire le porte ai loro sostenitori occidentali.

In entrambi i casi le masse verranno colpite, derubate o dalla borghesia nascente o dagli ex-burocrati stalinisti.

Per comprendere meglio la situazione in Serbia, basta osservare alcuni dati economici. Secondo le Jane’s Defence Publications più del 62% di trasporti, del 70% delle centrali elettriche, dell’80% delle raffinerie di petrolio è andato distrutto durante i bombardamenti. La produzione della Serbia è ora la metà di dieci anni fa. Nello stesso periodo il reddito medio mensile è passato da 400 sterline a 70. Molti lavoratori e pensionati non ricevono il loro salario o la loro pensione dal marzo scorso. Nel 1993 i risparmi di molte famiglie sono stati spazzati via da tasso di inflazione pari a 700 milioni per cento. Prima dei bombardamenti la disoccupazione era ufficialmente al 25%, ora probabilmente è raddoppiata.

Il programma dell’opposizione

Ma qual è il programma dell’opposizione? Innanzitutto questa opposizione è molto divisa, c’è una lotta interna per il potere e sono stati oggetto di numerosi scandali di corruzione. L’unica cosa che li unisce è la bramosia di salire al governo e accelerare le privatizzazioni. Rivendicano un governo di transizione fatto di tecnocrati che per un anno si occupino di economia, leggi privatizzazioni. In questo senso l’opposizione è un semplice pupazzo dell’imperialismo occidentale.

I governi occidentali hanno assicurato che dopo i bombardamenti avrebbero avanzato un programma di aiuti per la ricostruzione dei Balcani che avrebbe escluso la Serbia fintanto che Milosevic sarebbe rimasto al potere.

Innanzitutto qualsiasi programma di aiuti che voglia essere realmente tale deve passare per la Serbia. La Bulgaria, la Romania, la Macedonia devono far passare le loro esportazioni verso i paesi occidentali attraverso la Serbia e in particolare lungo il Danubio e attraverso i suoi ponti. Ora il Danubio è bloccato e la Commissione europea stima che per lanciare il cosiddetto patto di stabilità servirebbero almeno 20 miliardi di dollari. Arriveranno questi soldi? E questi aiuti serviranno realmente a migliorare le condizioni delle masse balcaniche?

Quali "aiuti" per i Balcani?

Sul sito web della BBC troviamo interessanti risposte in un articolo del 29 luglio scorso. L’autore dello scritto è il dott. Jonathan Eyal, direttore dello Studies at the Royal United Services Institute di Londra. "Esiste una convinzione generalizzata sul fatto che per prevenire future crisi nei punti più incandescenti dell’Europa sia necessaria un’attenzione a lungo termine. Ma non appena i governi abbandoneranno le sale dei summit e gli impegni dovranno essere trasformati in denaro sonante, i Balcani affronteranno la durezza della vita reale. La grossa somma di denaro promessa all’apice del conflitto in Kosovo, difficilmente si materializzerà e molti dei negoziati che sono parte del "patto di stabilità" diventeranno fondamentalmente irrilevanti". E ancora: "È una questione di risorse disponibili. La stessa unione Europea ha un deficit nel suo bilancio annuale di 5 miliardi di dollari per effetto delle riforme finanziarie che non hanno nulla a che vedere con i Balcani.

I governi dell’Ue hanno deciso che non saranno resi disponibili ulteriori fondi. Ciò significa che gli sforzi per la ricostruzione della regione si baseranno su fondi già stanziati oltre ad altri fondi che verranno presi dai programmi di spesa per il Terzo Mondo (...). Finora l’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu ha ricevuto solo 160 milioni di dollari, sui 400 a bilancio, per far ritornare la popolazione del Kosovo nelle proprie case. Se non giungono i contributi per quelli che sono gli impegni più urgenti è difficile prevedere come potranno giungere quelli per gli impegni a lungo termine".(...) "... dietro gli impegni fumosi delle diplomazie si sta sviluppando una battaglia gigantesca fra tutti i governi europei, ognuno di essi ansioso di garantirsi lucrosi contratti per le proprie compagnie".

Questa è la cruda verità dei cosiddetti "aiuti" dell’Occidente, che Milosevic se ne vada o meno. L’opposizione serba inganna la popolazione con le promesse degli investimenti dall’Occiden-te. Se verranno fatti investimenti saranno a unico beneficio delle aziende capitaliste occidentali e di qualche pupazzo del capitalismo occidentale in Serbia, ma le masse riceveranno solo lacrime e sangue.

Ecco perché i marxisti non possono sostenere né Milosevic, né l’opposizione. Questa opposizione trae il suo appoggio dall’odio delle masse per il regime di Milosevic. Alla manifestazione del 19 agosto scorso hanno partecipato fra le 80 e le 100mila persone, fino all’ultimo i dirigenti erano in dubbio se convocarla e se parteciparvi. Vuk Draskovic che è uno dei principali esponenti è stato fischiato e la gente gli gridava "traditore, vattene". Il fatto che l’opposizione appoggiasse i bombardamenti della Nato può aiutare a comprendere perché i suoi esponenti non sono così popolari!

Inoltre la situazione in Kosovo non li aiuta. L’Uck sta portando avanti attacchi brutali a quello che rimane della popolazione serba e pare che stia agendo con l’appoggio della Nato. Quindi per molti serbi qualunque politico che collabori con l’Occidente è estremamente impopolare.

Il fatto che Perisic, il comandante dell’esercito recentemente licenziato da Milosevic, dopo aver in qualche modo sostenuto l’opposizione, abbia preso le distanze dalla manifestazione del 19 agosto, dimostra quanto poco sia fertile il terreno per posizioni filo-occidentali. La prospettiva di Perisic è di sviluppare il nazionalismo serbo e probabilmente di potersi presentare come il "salvatore della nazione serba" contro Milosevic e contro l’Occidente.

Non è un caso che Milosevic abbia una particolare attenzione per l’esercito e le forze di polizia, unico settore in cui viene garantito il pagamento dei salari.

Un regime corrotto

Il regime di Milosevic è corrotto, è una cricca di banditi arricchitasi alle spalle della gente comune. È sostenuto da elementi della mafia e ha persino tradito lo spirito nazionalista su cui si basava per restare al potere. Dopo dieci anni di conflitti nazionali il risultato è che 700mila serbi sono profughi dalla Croazia, dalla Bosnia e dal Kosovo. Milosevic non sta facendo nulla per questa povera gente senza più le loro case.

Questo spiega l’odio per il regime. Su queste basi Milosevic potrebbe cadere ed essere sostituito da una coalizione di governo più o meno raffazzonata.

Ma questo esito non sarebbe una soluzione per la classe lavoratrice serba. I lavoratori impareranno dalla loro dolorosa esperienza, capiranno che non c’è speranza né con Milosevic né con l’opposizione.

Inevitabilmente i lavoratori inizieranno a muoversi come classe in una fase successiva. Abbiamo un avvertimento di quello che succederà in Serbia con il regime di Tudjman in Croazia. Negli ultimi mesi si sono verificati una grande ondata di scioperi e un forte movimento contadino che hanno costretto il regime a fare concessioni.

Il capitalismo non offre via d’uscita. Bisogna tornare all’economia nazionalizzata e pianificata, ma non quella che Milosevic difendeva prima di passare dalla parte del capitalismo. Non sono necessari burocrati privilegiati per condurre l’economia pianificata. la presenza di questi elementi significa che non ci troveremmo di fronte ad un autentico socialismo. È necessaria un’economia pianificata sotto il controllo e la direzione democratiche dei lavoratori stessi.

Non c’è altra via. O i lavoratori in Serbia prenderanno il potere con una direzione autenticamente marxista o le più svariate formazioni borghesi andranno al potere. Su queste basi riemergerà il nazionalismo e ancora guerre fratricide fra i popoli balcanici.

Nota: Questo articolo è una sintesi dell’originale. La versione completa è a disposizione in inglese e in serbo-croato sul sito "In defence of marxism" all’indirizzo www.marxist.com

Joomla SEF URLs by Artio