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Belgio

In Belgio è in corso in questi mesi un processo contro 13 lavoratori e delegati sindacali delle acciaierie di Clabecq. Questo processo ha forti implicazioni sociali e politiche dato che mette sotto accusa chi ha lottato strenuamente contro la chiusura della propria azienda.

Malgrado il processo sia a porte chiuse, ad ogni udienza centinaia di lavoratori e delegati manifestano davanti al tribunale la loro solidarietà agli imputati. Per capire meglio le ragioni di questa lotta sindacale abbiamo intervistato Fernand Fyon, delegato sindacale di Clabecq imputato al processo:

Nel luglio 1997, sette mesi dopo l’inizio della lotta viene imposto un referendum sulle condizioni della ripresa. Il referendum, ha visto una vittoria schiacciante dei voti favorevoli, malgrado i delegati sindacali avessero consigliato di non rispondere al quesito. Come si può interpretare il voto dei lavoratori? Quale era la posta in gioco dietro a questo referendum?

Il referendum chiedeva "Siete d’accordo con il rilevamento della fabbrica da parte del gruppo DUFERCO?". Posta in questi termini, poteva solo vincere il SI. Era da otto mesi che i lavoratori si stavano battendo per far ripartire l’azienda aspettando qualcuno che la rilevasse. Non penso ci sia stata una delegittimazione della delegazione sindacale. I lavoratori hanno partecipato a tutte le iniziative proposte dai delegati sindacali.

I delegati sindacali erano stati estromessi dalle trattative. L’accordo gestito da padroni, amministratori regionali e sindacati, prevedeva il licenziamento di 1100 lavoratori su 1950, una diminuzione dei salari del 30%, la rinuncia a qualsiasi nuova rivendicazione sindacale (sono state cancellate tutte le misure sulla sicurezza), la cancellazione delle rappresentanze sindacali interne all’azienda e un periodo di pace sociale (cioè annullamento di qualsiasi contestazione interna) per 5 anni. Tutto questo naturalmente senza nessun tipo di garanzia di durata dell’azienda.

Ecco, questo é quello che avrebbero dovuto scrivere nel quesito referendario. Queste questioni invece non sono state poste al vaglio dei lavoratori. Per tutti i lavoratori che sono rimasti senza lavoro, non è stato previsto nulla. E nessuno dei militanti sindacali è stato ripreso.

Il fatto che questo accordo capestro sia stato accettato dai dirigenti sindacali rappresenta un messaggio chiaro. C’è la volontà di ridurre l’esercizio del mandato sindacale.

Quale è stata la reazione dei militanti sindacali?

Attualmente sta nascendo, all’interno delle organizzazioni sindacali, un forte dibattito. I dirigenti cercano di soffocarlo, ma poco alla volta questo dibattito cresce. Durante il conflitto delle acciaierie di Clabecq molti delegati, militanti o simpatizzanti di altre aziende, venivano a manifestare il loro sostegno alle assemblee e a discutere le azioni da portare avanti. Da qui è nato il "Movimento per il rinnovamento sindacale" (MRS).

State costruendo un nuovo sindacato?

Questa è l’accusa che ci fanno. È completamente falso, il MRS è un luogo di dibattito e di discussione per riportare il movimento sindacale alla difesa dei lavoratori contro lo sfruttamento. Lo scopo del MRS è che i lavoratori si riapproprino delle organizzaioni sindacali.

Quando i dirigenti sindacali hanno deciso di trattare loro stessi la vicenda delle acciaierie di Clabecq, hanno anche deciso di isolare i delegati dal movimento sindacale. I burocrati sindacali ne hanno approfittato per espellerci. L’unico modo per discutere e continuare il dibattito era dunque quello di organizzarci al di fuori delle riunioni ufficiali dato che a queste ultime non avevamo più accesso. Ecco il motivo dell’esistenza dell’MRS. Ma appena saremo reintegrati nel sindacato, questo tipo di organizzazione non avrà più motivo di esistere.

Ci sono state altre conseguenze legate a queste espulsioni?

Appena sono state pronunciate queste espulsioni, 13 lavoratori e delegati sono stati immediatamente perseguiti dalla giustizia e trascinati davanti ad un tribunale. Il fatto di essere abbandonati dal sindacato è stato il segnale per indicare che potevano attaccarci anche su questo terreno. Nei fatti essere abbandonati significa che l’organizzazione sindacale non mobiliterà i suoi iscritti contro questo processo. I lavoratori accusati dovranno far fronte a imponenti spese processuali. Questo comportamento da parte dei dirigenti sindacali nei confronti di militanti che sono stati in prima linea in una lotta come quella ha un nome: tradimento.

Di cosa siete accusati precisamente?

Ci sono 43 capi di accusa nei nostri confronti. Ribellione, aggressioni, sequestro di poliziotti, tentativo d’incendio, etc. Quello che è estremamente grave è la legge sulla base della quale siamo accusati. Si tratta di una legge che è stata votata nel 1887, in seguito a quelli che sono stati chiamati i "disordini della miseria". Era l’epoca in cui i lavoratori non avevano rappresentanti in parlamento dato che il voto era basato sul censo. Questa legge mette in causa il semplice fatto di organizzare una manifestazione o qualsiasi tipo di assembramento, se si verificano incidenti sono perseguibili gli organizzatori della manifestazione. Fino ad ora non c’erano mai stati processi di questo tipo, anche quando ci sono stati danni per milioni di franchi. Si tratta quindi di attaccare lavoratori combattivi che hanno rifiutato la rassegnazione. Anziché abolire questo tipo di legge, la utilizzano per soffocare la contestazione.

Se i giudici hanno deciso di continuare il processo a porte chiuse è proprio perché hanno capito che il pubblico si identifica in questa lotta. Le persone che venivano ad assistere alle udienze e che ancora oggi ci sostengono sono della stessa classe sociale nostra. Si tratta di un processo di classe. La classe operaia attaccata dalla borghesia. L’obiettivo deve essere quello di fermare questo processo.

Quando abbiamo detto che rifiutavamo la chiusura delle acciaierie di Clabecq, siamo stati visti come idealisti. Eppure oggi la fabbrica è ripartita grazie alla lotta che abbiamo fatto. Nulla è impossibile quando si rifiuta la rassegnazione e ci si impegna per organizzare la solidarietà. Questo è l’appello che vogliamo diffondere il più ampiamente possibile: che tutti quelli che si riconoscono nella nostra lotta la faccia conoscere attorno a lui e ce lo faccia sapere anche a noi. é il modo più sicuro di far fare un passo avanti al movimento operaio.

 

Intervista completa a Fernand Fyon

 

Nota della redazione:

Miguel Rubio un delegato metalmeccanico della Fgtb della multinazionale Wendt Board di Brussel è stato minacciato di licenziamento a causa della sua attività sindacale in azienda. Il caso di Miguel è l’ultimo di una serie di misure repressive. L’accusa ufficiale a suo carico è di attività politica durante l’orario di lavoro per aver promosso una raccolta di firme a favore di un delegato delle acciaierie di Clabecq, Roberto D’orazio, che si presenterà alle prossime elezioni come indipendente.

L’attacco contro Miguel Rubio è indissolubilmente legato alla campagna del padronato contro i lavoratori delle acciaierie di Clabecq.

 

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