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 ...ma la destra avanza

La vittoria del SI a la nuova Costituzione boliviana è definitiva e inequivocabile: a quasi 3 anni dal varo dell’Assemblea Costituente Evo Morales ha vinto la scommessa sulla quale il suo governo aveva puntato di più.

L’opposizione interna al progetto di nuova Costituzione è stata la più agguerrita, quella che in alcuni passaggi della attuale legislatura è riuscita in varie occasioni a mettere in crisi il governo. Questa opposizione che aveva fomentato il regionalismo dell’oriente del paese che stava portando la Bolivia al limite della disintegrazione, questa opposizione raggruppata nel cosiddetto Comitato Democratico che ha avuto un ruolo chiave nei tentativi golpisti dello scorso agosto, questa opposizione vincolata fortemente ai disegni dell’imperialismo in Bolivia è uscita sconfitta ancora una volta dalle urne.


I risultati del voto


Il SI vince con il 60% delle preferenze, poco più di 2 milioni in totale, confermando il risultato del referendum revocatorio dell’anno scorso. Ma allora la destra prevalse solo in poche aree del paese, alcune città e quartieri come disse il vicepresidente, mentre adesso riconquista tutte le regioni storiche dell’opposizione con percentuali che vanno dal 56 al 67%. Tra le due ultime tornate referendarie c’è stata una depurazione delle liste per circa 200mila votanti (da 4 milioni a 3.800.000) e nonostante questo la destra è cresciuta di 200mila preferenze in 5 mesi. Questo referendum è stata la consultazione più partecipata della storia boliviana, solo il 9% di astensioni e solo l’1% di voti in bianco. Il Mas dicevamo conserva i suoi voti con una differente distribuzione geografica: perde voti in quasi tutte le principali città del paese con la sola eccezione di El Alto dove al contrario li incrementa, perde a Cochabamba, la città della guerra dell’acqua dove si è formato Evo Morales, perde in alcune aree rurali, ma guadagna nei principali centri minerari del paese e nelle zone rurali a popolazione prevalentemente indigena. Significativo il caso di Huanuni, il più grande centro minerario pubblico, dove, nonostante gli appelli al voto nullo di dirigenti sindacali settari e la campagna delle sette, l’appoggio al governo aumenta del 20%.

La polarizzazione della società


Questi risultati, che dimostrano una crescente ed esplosiva polarizzazione sociale, hanno varie spiegazioni. La campagna della destra è stata per i ceti medi una leva obbligatoria nella guerra contro il pericolo rosso. La destra non ha cercato mai il confronto nel merito del testo costituzionale, il suo messaggio era “con questa Costituzione vogliono abolire la proprietà privata, renderti povero, toglierti Dio e instaurare una dittatura cubano-venezuelana in Bolivia”. Con questi argomenti sono riusciti a penetrare in alcune aree rurali guadagnando l’appoggio di sindacati contadini come il Tupak Katari di La Paz, a dimostrazione delle differenze di classe che esistono anche nelle campagne, e soprattutto nelle città che rappresentano più della metà dell’elettorato del governo. La caduta del prezzo internazionale delle materie prime sta precipitando il paese nella crisi economica e sta frenando i piani di intervento pubblico nell’economia predisposti dal governo.

Il governo ha condotto una campagna estremamente moderata rincorrendo sempre l’avversario sul suo terreno, in tal modo ha disilluso settori arretrati di proletariato urbano già confusi dal riformismo senza margini di manovra dell’esecutivo e non ha saputo contrastare la campagna della destra tra i ceti medi, ai quali si sarebbe potuto spiegare che la nuova Costituzione sancisce il diritto al lavoro stabile, alla salute gratuita per tutti, alla casa e all’educazione.

Il messaggio politico del voto


Che questa sia la strada lo dimostra la contraddizione del voto. Accanto al referendum per approvare il testo costituzionale c’era il referendum col quale stabilire la futura estensione massima del latifondo, non applicabile comunque alle proprietà attuali per effetto dello sciagurato accordo con la destra in parlamento. Tra le due opzioni ha prevalso quella “minima” (5mila ettari). Il dato contradditorio è che se non passava la Costituzione questa opzione era senza effetto, ma su questa votazione il governo si è ripreso tutte le città, rappresentando così l’attesa della classe lavoratrice e dei ceti urbani verso cambiamenti percepiti come rivoluzionari. Su questa strada dovrebbe procedere il governo, che al contrario si dimostra prigioniero della sua ala concertativa.

Le prospettive


Ad ottobre, con una destra in ritirata davanti all’avanzare delle masse mobilitate contro il Colpo di Stato, il governo promosse un accordo in parlamento che annacquò, modificandola, la Costituzione garantendo i diritti acquisiti da multinazionali e latifondisti. L’obiettivo era pacificare il paese sul consenso alla Costituzione. Il risultato è stato che la destra, come sempre, ha utilizzato il dialogo per accentuare le debolezze del governo, riprendersi dalla sconfitta e recuperare uno spazio. Ciononostante ad urne ancora aperte ed in sede di lettura del voto esponenti del governo hanno invitato la destra ad un nuovo patto di unità nazionale sul come applicare (cioè annacquare) la Costituzione. Questa politica suicida è destinata nel prossimo periodo alla dura verifica dell’impazienza delle masse di fronte alla crisi economica. Il Mas guarda ora con fiducia alle presidenziali del prossimo dicembre, ma fino ad allora c’è un anno di pericolose fluttuazioni verso il basso del prezzo del gas e dei minerali e degli effetti che questo sta avendo sull’economia e sulla lotta di classe. Come in tutto il mondo anche in Bolivia la crisi economica sta scompaginando totalmente le certezze del riformismo.

4 febbraio 2009

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