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Il quadro delle candidature alle elezioni generali del prossimo 6 di dicembre si va completando: la destra si presenta in ordine sparso, l’idea di poter formare un fronte unico contro la ricandidatura di Evo ed Alvaro Garcia Linera é definitivamente tramontata.

Come avevamo previsto l’ipotesi di un grande raggruppamento delle opposizioni era poco praticabile in primo luogo per le gelosie dei vari apparati di partito dell’opposizione e soprattutto perché questa strategia era considerata in partenza perdente dalla borghesia nazionale la quale punta invece ad indebolire il governo, socialmente e politicamente, per successivamente rovesciarlo, elettoralmente o con metodi più sbrigativi. Durante l’attuale legislatura l’opposizione, utilizzando il Senato dove é maggioranza, faceva gioco di sponda con le anime conciliatrici del MAS e del suo governo per imporre un dialogo che non ha in nessun modo pacificato il paese ma é servito ad annacquare tutte le principali rivendicazioni delle masse.

I candidati filogolpisti

Correranno alla presidenza Manfred Reyes Villa e Leopoldo Fernandez. Il primo é un ex militare formato alla Escuela de las Americas, figlio d’arte (suo padre partecipó al colpo di stato di Garcia Mesa nel 1980), da sindaco di Cochabamba partecipò alla svendita dell’impresa idrica cittadina, fondó Nueva Fuerza Republicana partito che sostenne Banzer durante la Guerra del Agua nel 2000 e successivamente Goni nel suo sanguinario governo caduto nell’ottobre del 2003. L’altro candidato, Fernandez, ex governatore di Pando é attualmente in carcere come mandante del massacro di Porvenir dell’11 settembre 2008, quando uomini della polizia della regione, narcotrafficanti e paramilitari fecero strage di contadini che marciavano verso Cobija, capitale della regione, per opporsi al tentativo di colpo di stato che si stava producendo nell’Oriente boliviano. Sotto la sua guida la piccola Pando – tra Perù e Brasile – si é convertita nella principale zona del narcotraffico, con una impennata di omicidi e regolamenti di conti e il sospetto, confermato dalla Comissione di UNASUR chiamata ad investigare sulla Masacre di Porvenir, della presenza in zona di paramilitari come il neofascista italiano Marco Marino Diodato, al quale la dittatura di Garcia Mesa offrí ospitalitá insieme a Klaus Barbie, Banzer offrì un posto di comando nell’esercito boliviano e che il fascista gruppo della Union Juvenil Cruceñista ha dichiarato proprio “membro onorario” nel 2001.

La coppia Reyes Villa – Fernandez rappresenta la candidatura piú organicamente vincolata con il settore ultrareazionario e filogolpista della borghesia nazionale. Fernandez non é ancora condannato, anzi gli apparati giudiziari dello Stato cercano di insabbiarne il processo trasferendo gli atti alla Fiscalia (Procura) di Santa Cruz. La sua presenza é un guanto di sfida per tutte le organizzazioni sociali boliviane e contribuirá a radicalizzare lo scontro sociale. D’altra parte l’MNR – ex partito di Goni – dovrebbe presentarsi con una candidatura nettamente regionale, nientemeno che German Antelo appartenente ad una delle più ricche e influenti famiglie di latifondisti dell’oriente, fondatore ed ideologo della Nacion Camba, un movimento separatista dagli espliciti riferimenti razzisti.

Gli “indios utiles”

Alla borghesia non sfugge peró la necessitá di opporre ad Evo Morales candidati che possano contrastare l’egemonia del MAS nell’occidente. Questa é la ragione del sostegno alle candidature di René Joaquino, sindaco quechua di Potosí, e Victor Hugo Cardenas, che fu primo Vicepresidente indigeno ed é un latifondista aimara, l’etnia maggioritaria a La Paz e dintorni. Entrambi, come l’industriale del cemento Samuel Doria Medina, si presentano con una proposta di unitá nazionale interclassista che ha sempre meno spazio nel contesto sociale boliviano. Joaquino e Cardenas sono quelli che un documento della Nacion Camba definiva indios utiles, personaggi politici quechuas e aimaras che potrebbero sottrarre voti al MAS nella piccola borghesia urbana e rurale dell’occidente. Rappresentano l’ideale del katarismo (movimento indianista) di destra che propone una rifondazione nazionale boliviana a partire dalla cultura indigena che si traduce – nelle attuali condizioni – in un maggiore spazio per i settori indigeni della borghesia nazionale che Cardenas e lo stesso Joaquino (vincolato agli industriali minerari potosini) esprimono.

La polarizzazione sociale

Queste candidature con tutto il loro retroterra politico e sociale rappresentano una precisa strategia della borghesia nazionale e riflettono le contraddizioni e la radicalizzazione sociale che si accumula sotto la superficie della relativa calma elettorale. Da un lato borghesia nazionale ed imperialismo incitano i sentimenti più reazionari della società sostenendo allo stesso tempo candidati conciliatori che possano pescare tra gli strati arretrati di contadini e ceti medi. D’altra parte nell’ultimo mese si sono svolte assemblee sindacali in tutte le principali federazioni sindacali del paese. La classe operaia – i minatori di Potosí, i fabriles di Cochabamba e La Paz ecc. – hanno deciso che appoggeranno il MAS, senza nascondere critiche all’operato del governo ma per difendere la possibilità che la rivoluzione avanzi. La burocrazia sindacale, incapace di organizzare attorno ad un unico programma di lotta le infinite vertenze operaie che la crisi ha provocato in tutto il paese, sta approfittando della situazione per lasciarsi cooptare nel governo. Montes, dirigente nazionale della COB, ed altri dirigenti regionali saranno candidati nelle fila del MAS. Abbiamo criticato e continuaremo a farlo l’opportunismo della burocrazia sindacale, strumento dei riformisti nel MAS che temono la partecipazione cosciente del proletariato e ne ingabbiano le ragioni.

A sinistra del MAS

Ciò che non é riuscito alla destra sembra possa essere conseguito dalle varie forze che si collocano a “sinistra” del MAS. Probabilmente Roman Loayza potrebbe essere il candidato di un fronte unico che riunisce l’indigenismo radicale – Felipe Quispe e Roberto de la Cruz – e quello conciliatore – Alejo Veliz, leader indigeno di Cochabamba che per opporsi al governo non ha esitato ad appoggiare il movimento autonomista della oligarchia. É possibile che questo fronte sia appoggiato da varie sette e dagli eredi del Partito Socialista di Marcelo Quiroga Santa Cruz, oltre che da Jaime Solares, ex dirigente della COB ed attuale segretario della COD di Oruro. Questa opzione politica che nasce sulle parole d’ordine della Agenda di Ottobre, il programma rivoluzionario di nazionalizzazioni che mobilitò il popolo contro Goni nel 2003, rappresenta una prova ulteriore della radicalizzazione sociale che vive il paese. Ma i suoi principali esponenti si stanno pericolosamente allontanando dal sentimento delle masse, che come dicevamo e prevedevamo, é quello di difendere il processo rivoluzionario. Evo ha lanciato proposte di fronte unico a Loayza e Quispe ricevendo risposte sdegnate ed insulti.

Fino al 6 dicembre e dopo le elezioni

Noi de El Militante sosterremo pubblicamente e parteciperemo alla campagna elettorale del MAS. Ma lo faremo con idee e parole d’ordine nostre. Il 6 di dicembre non sarà la battaglia decisiva ma le elezioni definiranno gli schieramenti in vista dello scontro che si prepara. Come Evo ha riconosciuto piú volte “nulla potrebbe essere stato conseguito senza l’appoggio di lavoratori e contadini”, ma le aspettative e le rivendicazioni di lavoratori e contadini non sono ancora state soddisfatte. Da qui al 6 di dicembre il governo dovrebbe dare segnali evidenti che l’obiettivo é avanzare con la rivoluzione.

La insostenibile precarietà del lavoro, le condizioni salariali, la necessità di completare le nazionalizzazioni, sono tutti terreni d’intervento che permetterebbero dare una alternativa visibile anche ai ceti medi destabilizzati dagli effetti di una crisi che le cifre ufficiali ed il governo tendono invece a minimizzare e minerebbero il consenso che l’oligarchia ha costruito a Santa Cruz sulla base di una demagogia socialdemocratica. La nuova Assemblea Plurinazionale (il Parlamento) dovrà legiferare su lavoro, economia, istruzione, autonomie indigene e tutti i temi aperti dalla Costituzione approvata il passato gennaio. Si tornerà a parlare di proprietà della terra, di multinazionali ecc. Il clima lascia prevedere che ognuno di questi temi sarà definito nuovamente dalla mobilitazione popolare. É necessario arrivare preparati in tutti i sensi a questa prospettiva.

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