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No all’aggressione imperialista al Venezuela!

Venti di golpe minacciano Bolivia e Venezuela ed in tutti e due i casi è evidente la lunga mano degli Stati Uniti. L’altro ieri il presidente della Bolivia ha dichiarato persona non grata l’ambasciatore Usa a La Paz, Goldberg, espellendolo dal paese.


Come ritorsione Bush vuole fare lo stesso con l’ambasciatore boliviano a Washington. Goldberg è stato pienamente coinvolto nell’escalation di violenza provocata dalla destra reazionaria boliviana che ha la sua roccaforte a Santa Cruz e nelle altre provincie dell’oriente del paese. Di recente lo stesso Goldberg si è recato a Santa Cruz ad incontrare il prefetto locale, Ruben Costas. Un altro dei capi della rivolta, Branko Marinkovic, presidente della Conalde (Consiglio nazionale democratico, la centrale organizzativa delle forze reazionarie) è stato invece negli Stati uniti non più tardi della settimana scorsa.

I preparativi per questa nuova offensiva dell’oligarchia sono stati fatti quindi alla luce del sole e mirano a destabilizzare il paese ed al rovesciamento del governo democraticamente eletto di Evo Morales. Nella giornata di ieri almeno otto persone sono state uccise, la maggior parte in un'imboscata ad opera di bande fasciste. Almeno trenta uffici governativi sono stati presi d’assalto ed alcuni dati alle fiamme, tra cui la sede dell’Entel, l’azienda di telecomunicazioni, da poco nazionalizzata (prima era di proprietà di Telecom Italia).

Sono stati occupati aeroporti, ferrovie, la dogana, radio e tv di stato. Simili azioni si sono verificate anche a Beni, Pando e Tarija. La polizia è stata respinta ovunque dagli insorti anche perché ha ricevuto ordini precisi di non usare le armi da fuoco contro i manifestanti.

L’opposizione in Bolivia rappresenta gli interessi dei grandi gruppi industriali e bancari, alleati all’imperialismo americano e straniero. Il referendum del 10 agosto ha dimostrato l’appoggio crescente a Morales che non potrà quindi essere rimosso a breve attraverso il voto. È in programma un referendum sulla costituzione per il prossimo dicembre dove i cambiamenti proposti dal governo del Mas implicano una perdita di potere considerevole da parte dell’oligarchia. Allo stesso tempo il referendum revocatorio ha confermato in sella, pur con una perdita significativa di appoggio, anche i governatori della destra che ora utilizzano questa posizione istituzionale per organizzare il colpo di stato. Siamo quindi ad una svolta decisiva della lotta di classe in Bolivia in una situazione che ricorda molto il colpo di stato contro Allende in Cile nel 1973 e quello fallito contro Chavez dell’aprile 2002.

La decisione di espellere l’ambasciatore Usa è corretta, ma di per sé non fermerà la cospirazione. Finora il governo Morales ha risposto facendo un appello alla borghesia perché torni alla legalità. Il ministro alla Presidenza, Juan Ramon Quintana ha chiesto che “la magistratura prenda dei provvedimenti contro i responsabili e li conduca davanti al giudizio dei tribunali”. Il problema è che la magistratura a Santa Cruz è alleata dell’oligarchia, e non farà niente del genere.

Le masse stanno rispondendo alle provocazioni della destra costruendo blocchi stradali a Santa Cruz, per isolare i golpisti. Sembra che il governo abbia chiesto ai propri sostenitori di interrompere queste azioni. All’aggressione dell’oligarchia non si può tuttavia rispondere rimanendo all’interno dei limiti della democrazia borghese, che l’oligarchia stesso ha deciso di non rispettare con questa sollevazione. Si deve rispondere con la mobilitazione di massa. I blocchi stradali devono essere estesi e le bande fasciste devono essere isolate. Queste sembrano le intenzioni di organizzazioni come la Conalcam (Coordinadora Nacional para el Cambio) che ha convocato anche una manifestazione nazionale che arrivi fino al parlamento nazionale. Le masse devono autorganizzarsi e rispondere colpo su colpo alla destra. Comitati di autodifesa devono essere formati dalle organizzazioni dei lavoratori e dei contadini per spazzare via i fascisti dalle strade. Le proprietà dei golpisti e dei grandi capitalisti devono essere espropriate e poste sotto il controllo dei lavoratori. In una situazione come questa non ci possono essere mezze misure.

Ancora una volta è risultata chiara tra l'altro l'impossibilità di costruire un'alternativa per il continente latino americano su basi capitaliste. Il Brasile, che secondo i  sostenitori della cosiddetta teoria del “blocco regionale latino americano” avrebbe dovuto schierarsi senza esitazioni a fianco di Morales, ha implicitamente riconosciuto la possibile secessione reazionaria dello Stato di Santa Cruz. Dietro ad una cortina di fumo di belle frasi sulla legittimità democratica di Morales, il ministro degli esteri brasiliano ha affermato che, se la Bolivia non si fosse dimostrata in grado di garantire le forniture di gas, avrebbe intavolato trattative direttamente con i prefetti locali dell'opposizione. Non c'è niente di cui stupirsi: il Brasile rimane un paese capitalista che riceve il 50% delle proprie forniture di gas dalla Bolivia. Gli interessi dei lavoratori brasiliani, uniti indissolubilmente ai loro compagni boliviani, non coincidono con quelli della classe dominante brasiliana e nemmeno con la politica del Governo Lula.

Che le forze della reazione siano all’attacco è dimostrato anche dai preparativi di un colpo di stato in Venezuela, svelati da un programma televisivo due giorni fa. Un filmato mostrava un gruppo di militari, alcuni in attività e altri in congedo, che si stavano preparando ad assaltare il Palazzo di Milaflores, residenza del Presidente Chavez e sede del governo. (guarda il filmato in spagnolo). Tra di loro c’erano anche alcuni fra i protagonisti del colpo di stato fallito nell’aprile del 2002. Scandalosamente molti dei golpisti di sei anni fa sono infatti ancora in libertà. Subito le masse hanno reagito radunandosi attorno a Miraflores.

Chavez ha correttamente collegato questo tentativo golpista con ciò che sta accadendo in Bolivia ed ha espulso l’ambasciatore Usa a Caracas in solidarietà con Morales. Ha anche minacciato gli Stati uniti di interrompere le forniture di petrolio, fondamentali per l’economia di Washington. L’amministrazione Bush è spaventata dalla radicalizzazione dei movimenti di massa in America latina, comprende come l’imperialismo stia perdendo il controllo del subcontinente e reagisce in maniera disperata. La minaccia reazionaria è tuttavia molto seria e vi si può rispondere solo con la mobilitazione delle masse. Ricordiamo come sia stata solo la pronta risposta di milioni di giovani e lavoratori il 13 aprile 2002 ad impedire la vittoria del golpe contro Chavez.

Oggi si deve fare tesoro di questa esperienza, comprendendo che la sconfitta definitiva della borghesia e dell’imperialismo si potrà ottenere solo abbattendo il sistema capitalista e costruendo una federazione socialista dell’America Latina. Mai i tempi sono stati così maturi. Porre fine al capitalismo sia in Venezuela che in Bolivia costituirebbe un esempio eccezionale da seguire per le masse del continente e del resto del mondo

Il nostro compito in Italia è non fare sentire soli i nostri compagni di lotta latino americani, spiegare cosa sta effettivamente succedendo in questi paesi ed intensificare le azioni di solidarietà alla rivoluzione boliviana e venezuelana.

Le organizzazioni dei lavoratori e della sinistra, ed in particolare il Prc, devono organizzare assemblee, presidi e proteste davanti all’ambasciata e ai consolati Usa affinché i progetti reazionari di Bush e dei suoi amici siano respinti.


Contro l’imperialismo Usa!
Per il socialismo in America Latina!

Guarda il sito dei marxisti boliviani e quello dei marxisti venezuelani

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