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Bolivia

L’essenza di una rivoluzione è l’intervento diretto delle masse nella vita politica di una nazione. Una rottura che si verifica nei momenti in cui la maggioranza della popolazione decide di prendere il destino nelle proprie mani.

Questo è quanto abbiamo visto in Bolivia. Venerdì 17 ottobre, dopo giorni di scontri violenti in cui sono morte oltre 70 persone con La Paz, la capitale, in mano a decine di migliaia di manifestanti – lavoratori, minatori, contadini - il presidente, Sanchez de Lozada, ha dovuto abbandonare il potere. I manifestanti hanno bloccato la capitale e altre città. Si sono formati soviet ad El Alto.

Bolivia

Il 19 settembre scorso, così come ampiamente annunciato da mesi, è cominciata in Bolivia quella che cronisti e sindacalisti locali hanno battezzato la guerra del gas, la mobilitazione cioè contro la vendita del gas boliviano agli Stati Uniti: un affare di 5 miliardi di dollari che interessa anche Cile e Perù, possibili porti per il transito del gas, ma che ancora una volta rischia di impoverire ulteriormente uno dei paesi che nella storia più ha pagato per la “causa” del capitalismo.

Uno dopo l’altro, i diversi paesi sudamericani ci stanno dimostrando fino a che punto sia esplosiva la situazione in America Latina. In precedenti edizioni abbiamo parlato molto dell’Argentina, del Venezuela e dell’Ecuador. Ora tocca parlare di un altro paese sudamericano, la Bolivia, che come tanti altri è ricco di materie prime (petrolio, minerali) e ha una forte industria manufatturiera e agroalimentare che dovrebbe permettere alla sua popolazione di vivere bene.

Esplode la rivolta in Bolivia

Dopo il tentativo rivoluzionario in Ecuador del gennaio scorso, scioperi e proteste di massa continuano a sconvolgere l’America Latina. In Costa Rica la mobilitazione dei lavoratori ha costretto il governo a rinviare la privatizzazione delle imprese statali dell’elettricità e delle telecomunicazioni. Ancora più importante lo scontro sociale che sta avendo luogo in Bolivia, e che ha portato il Presidente Hugo Banzer, dittatore del paese negli anni ’70, a dichiarare lo stato d’emergenza per la durata di 90 giorni.

Lettera di Cesar Zelada dal carcere di San Pedro

Pubblichiamo qui di seguito una lettera che Cesar Zelada ha inviato dal carcere. Colpisce il trattamento umiliante che la polizia boliviana ha inferto al compagno e il chiaro intento persecutorio del magistrato, che accusa Cesar di avere con sé "propaganda marxista". Ma la cosa più importante è che il morale del compagno è sempre alto, così come è intatto il suo spirito rivoluzionario.

Prima riunione generale della 
Assemblea popolare nazionale indigena di Bolivia

Pubblichiamo la traduzione della risoluzione che lancia lo slogan dell’assemblea popolare approvata due giorni fa a El Alto, in una riunione dove erano presenti 150 delegati di sessanta organizzazioni diverse. Il significato di tale risoluzione non può essere sottovalutato: rappresenta il primo passo vero la creazione di organismi di potere alternativi da parte dei lavoratori.

Cesar Zelada è ancora in carcere!

L’ambasciata boliviana a Madrid ha dato una falsa informazione

Purtroppo abbiamo appena ricevuto la notizia che Cesar Zelada, l’attivista studentesco peruviano membro della Fuerza de Izquierda Socialista (FIS) arrestato in Bolivia, si trova ancora in carcere. 

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