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Pubblichiamo questa lettera inviata a Liberazione e mai pubblicata, da due compagni iscritti al Prc che attualmente vivono in Bolivia in risposta ad un articolo di Angela Nocioni sulla situazione nel paese andino.

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Egregio direttore

Sono un comunista, iscritto al PRC e da tempo residente in Bolivia con mia moglie, comunista, iscritta al PRC e boliviana di origine quechua. In Italia fummo lettori di Liberazione ogni giorno fino agli scandalosi, così li considerammo, articoli di Angela Nocioni su Cuba, articoli che difendesti in nome della libertá del giornalista di dire quello che vede, anche se può non piacere. Leggendo su internet l’articolo a tutta pagina della Nocioni sulla Bolivia c’è venuto da chiederci se esiste anche una libertà di mistificare la realtà. L’articolo annuncia l’accordo siglato in parlamento tra il MAS di Evo Morales e la destra di PODEMOS per convocare il referendum sulla nuova Costituzione, fortemente voluta dal partito di governo e dai movimenti contadini, indigeni e sindacali che lo appoggiano. Le prime due righe dell’articolo ci hanno fatto sobbalzare: “un accordo perfetto”... per approvare “la costituzione indigena”. Vediamo nei fatti quest’accordo perfetto:

1)      La nuova Costituzione era vista come lo strumento per una rivoluzione agraria in un paese immenso, con solo 10 milioni di abitanti, che non ha autosufficienza alimentare perchè meno dell’un per cento dei propietari terrieri detiene 59 dei 63 milioni di ettari di terra coltivabile, mentre la massa contadina, indigena per lo piú, si divide il resto. La nuova Costituzione prevedeva un limite di 5 o 10.000 ettari per il latifondo. L’accordo perfetto stabilisce che questo limite non è retroattivo, in poche parole le cose restano così come sono;

2)      La Carta Magna prevedeva risolvere l’antidemocratica questione elettorale cancellando l’attuale legge che permette a un deputado, solitamente di destra, di zone come Cobija, feudo del narcotraffico, di essere eletto con soli 4000 voti mentre ne sono necessari 70000 a uno, solitamente di sinistra, di El Alto. L’accordo cancella la riformulazione delle circoscrizioni uninominali e lascia tutto com’è;

3)      Nei mesi scorsi lavoratori e contadini dell’oriente hanno lottato per invalidare gli illegali  referendum autonomici organizzati dalla borghesia latifondista: l’accordo prevede il riconoscimento degli Statuti Autonomici nati da queste consulte illegali, che anzi a dire del Ministro Romero potranno entrare in vigore prima della nuova Costituzione, con buona pace della gente morta o processata per la lotta a quell’offensiva di destra;

4)      Infine, tralasciando vari altri aspetti non trascurabili come il depotenziamento della figura del controllo sociale ai servizi e alle istituzioni pubbliche previsto nel testo precedente l’accordo, e la cancellazione della giustizia indigena nella Costituzione indigena, il tutto è stato blindato dalle naturali critiche di organizzazioni e movimenti sociali con una legge interpretativa che permette al congresso apportare modifiche alla Costituzione sciogliendo di fatto l’Assemblea Costituente, che non avrá diritto a riunirsi e dire la sua sul risultato dell’accordo.

Quest’accordo perfetto che apre la strada alla Costituzione Indigena é stato tacciato di “tradimento” nell’ordine dal Movimiento Indigena Pachakuti di Felipe Quispe, che pure la Nocioni definiva nel 2005 leader delle barricate indigene, da Roman Loayza, ex segretario nazionale del sindacato contadino e presidente del gruppo degli assembleisti del MAS, che ha annunciato anche dimostrazioni, e Silvia Lazarte, Presidente della Assamblea Costituente, anche lei del MAS. E questo a soli 2 giorni dal voto parlamentare. Crediamo caro direttore che i nostri compagni in Italia meriterebbero una analisi migliore, anche critica, di quello che passa in America Latina, alle sue lotte e alle sue speranze alle quali guardano con interesse i lavoratori del mondo intero. Crediamo che la prima funzione di quello che resta un “quotidiano comunista” sia  d'essere uno strumento di comprensione, organizzazione e lotta per i nostri compagni. Il punto, nella polemica che ti coinvolge, non é il rapporto tra il giornale e la sua propietá e la divisione congressuale, ma il rapporto tra un quotidiano comunista, la sua funzione storica e i suoi lettori,  militanti comunisti, rapporto ancora una volta tradito dagli articoli che la tua redattrice scrive nel suo triste esilio sulle spiagge di Rio de Janeiro. Un abbraccio

Giuseppe Letizia
Leonor Pereira

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