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Processare Pinochet
e il sistema che l’ha generato!

Il dittatore cileno Augusto Pinochet è in stato d’arresto dal 16 ottobre scorso in Gran Bretagna. Il giudice spagnolo Baltazar Garzon, seguito poi dal suo governo, ne ha chiesto l’estradizione per processarlo riguardo ai desaparecidos di cittadinanza spagnola che la “junta” militare eliminò dopo il settembre 1973.

Altre magistrature europee hanno incriminato in queste ultime settimane “Pinocho” per reati simili. I reazionari di tutto il mondo si sono uniti in coro per chiederne l’immunità e il ritorno, libero, in Cile. Il governo Frei, democristiano, appoggia questa richiesta e difende a spada tratta Pinochet. Le ultime notizie, con i Lord inglesi che hanno invece negato l’immunità, paiono accelerare il processo di estradizione. Ma quali sono i motivi delle accuse contro quest’ultimo? Cosa successe l‘11 settembre 1973?

IL GOVERNO DI UNIDAD POPULAR

Nel 1970 Salvador Allende, socialista, vince le elezioni presidenziali a capo della coalizione di "Unidad Popular", comprendente il partito socialista, il partito comunista e una serie di formazioni politiche piccolo-borghesi minori. Il governo Allende rifletteva un processo di radicalizzazione che stava avendo luogo fra le masse lavoratrici cilene. Sotto la loro pressione, la coalizione di Unidad Popular andò assai più in là di quanto scritto nel proprio programma elettorale all’insegna delle "riforme democratiche". Effettuò delle nazionalizzazioni importanti e avviò un progetto di riforma agraria che rappresentavano un duro colpo per i padroni e i latifondisti cileni, e soprattutto per la borghesia statunitense, che aveva sempre trattato il Cile e tutti gli altri paesi dell’America Latina come colonie, dominandoli economicamente. Nel luglio 1971 furono nazionalizzate le miniere di rame, di cui il Cile rimane uno dei maggiori produttori mondiali, l’industria del carbone, le miniere di ferro, l’industria tessile, aziende come l’Itt ecc. Nell’aprile dello stesso anno i partiti dell’Unidad Popular conquistarono nelle amministrative quasi il 50% dei voti, mentre i consensi alla Dc crollarono. Ma il rapporto di forze a livello elettorale non era che un pallido riflesso dell’enorme forza del movimento operaio e contadino.

La borghesia non poteva però restare a guardare di fronte al pericolo che le leve di comando le scivolassero dalle mani. Organizzò attivamente la controrivoluzione, sia attraverso i suoi generali, sia attraverso la costituzione di milizie paramilitari fasciste protette dalla polizia e dai Carabineros. I grandi burattinai erano la Cia e il governo Usa.

LA NATURA DELLO STATO E DELLE FORZE ARMATE

Non è questo breve articolo la sede per un’analisi approfondita della storia del movimento operaio cileno, a tutti coloro che siano interessati consigliamo vivamente la lettura del nostro opuscolo "l’esperienza del Cile 1970-88" pubblicizzato in queste pagine.

Una delle tragedie principali dell’esperienza del governo di Unidad Popular fu che i suoi componenti, Allende per primo, credevano nella lealtà delle forze armate verso la "Democrazia". Addirittura dopo due tentativi di golpe nel 1972 capeggiati da alti ufficiali e organizzati dalla Dc, la risposta di Allende fu di attuare un rimpasto nella compagine governativa e farvi entrare rappresentanti della casta militare. Pinochet stesso fu nominato capo delle forze armate dal Governo che poi avrebbe rovesciato! Le forze armate, che costituiscono lo scheletro di ogni Stato, non possono essere neutrali. Difenderanno sempre gli interessi della classe dominante. In un momento in cui tali interessi sono in gioco, gli alti ufficiali non esiteranno nemmeno per un istante nello scegliere da che parte stare. Solo la forza della classe lavoratrice organizzata può essere in grado di paralizzare i tentativi reazionari con un appello di classe alla base dell’esercito. Quando una settimana prima del Golpe, la cui estrema probabilità era a tutti palese, 800.000 persone sfilarono a Santiago chiedendo armi per difendere il Governo, rimasero inascoltati. L’alternativa allora era chiara in Cile: o rivoluzione socialista, o la più sanguinosa delle controrivoluzioni. L’11 settembre il colpo di Stato di Pinochet diede inizio a un incubo per la classe operaia e per i militanti di sinistra cileni. Più di 4000 sono i morti e i desaparecidos ufficialmente accertati. Decine di migliaia sono stati i torturati, gli imprigionati o i costretti all’esilio. Con il pugno di ferro "pinochettista" i padroni di tutto il mondo hanno potuto realizzare affari d’oro. I dogmi neoliberisti sono stati applicati per la prima volta qui.

IL CILE OGGI

Le condizioni intollerabili di vita sotto la dittatura fecero esplodere mobilitazioni di massa che portarono alla vittoria dei " no" al plebiscito sul rinnovo del mandato per Pinochet il 5 ottobre 1988. Questo movimento di massa fu però deviato dai dirigenti dei partiti operai che, sotto la parola d’ordine dell’ unità delle forze democratiche, hanno appoggiato un passaggio di potere "morbido" alla "concertacion por la democracia": una collaborazione di classe del Ps con la Dc, che dall’89 in poi, prima con Alwin e ora con Frei, ha sempre avuto il capo dello stato. Ricordiamo che la Dc cilena, con il vaticano, appoggiò apertamente il colpo di Stato, rivolgendo un appello alle forze armate perchè si rivoltassero contro il governo Allende. Negli anni’ 70 in America Latina la regola non erano le grandi democrazie parlamentari amate dagli intellettuali "liberal", ma le feroci dittature di colonnelli e generali, in Cile, Argentina, Brasile, Urugay, Paraguay,.... La transizione alla democrazia in Cile è avvenuta sotto tutela militare: Pinochet è rimasto capo dell’esercito fino al marzo scorso e ora è senatore a vita. Nel 1990 è stata promulgata un’amnistia e la quasi totalità dei responsabili degli omicidi di massa è rimasta impunita. L’apparato dello Stato è tutt’ora intoccato. Il governo "democratico" ha portato avanti il programma economico del Fondo monetario internazionale, che la screditata junta militare non riusciva più a imporre. Giustamente Pinochet deve essere processato e condannato per i suoi crimini. Ma la dittatura cilena non può essere considerata un accidente della storia: il sistema economico capitalista che l’ha generata esiste ancora. La lotta contro ogni forma di tirannia è, oggi più che mai, la lotta per il socialismo

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